sabato 23 settembre 2017

Mi chiamo Lucy Barton, Elizabeth Strout




Titolo: Mi chiamo Lucy Barton
Autore: Elizabeth Strout
Casa editrice: Einaudi 


★ ★ 


Elizabeth Strout è stata vincitrice del Premio Pulitzer nel 2009 con la raccolta di racconti Olive Kitteridge. Successivamente vanta due pubblicazioni: I ragazzi Burgess e Mi chiamo Lucy Barton.
Ho avuto l'occasione di leggere questo suo ultimo romanzo, e devo dire che l'incontro non è stato dei migliori. Inutile dire di come le aspettative fossero alle stelle, e purtroppo, completamente disattese.

Il romanzo, che consta circa un centosessanta pagine, ruota attorno alla figura di Lucy Barton, una donna che racconta, attraverso la stesura di un romanzo, la propria vita. I temi trattati sono fondamentalmente la famiglia, la violenza e i matrimoni falliti. Il tutto, attraverso una chiaccherata madre - figlia in un letto d'ospedale.

Per incominciare, ho trovato il romanzo disorganizzato. Le conversazione tra la madre e Lucy sono estremamente banali e di poco conto, e servono giusto da input affinché Lucy possa raccontare la propria vita attraversi ricordi personali. Racconta del proprio matrimonio, della figura ambigua del padre e dei fratelli, dei primi approcci al mondo della scrittura, ma tutto con larga superficialità. Potrebbe sembrare un fattore voluto, data anche la limitata mole del romanzo, ma in realtà credo sia stata una scelta abbastanza controproducente. La protagonista, infatti, scrive questo romanzo come una sorta di autobiografia, appunto, romanzata, per liberarsi dai demoni del passato. Tuttavia, per tutto il romanzo si ha l'impressione che lei stia giocando a nascondino. Tocca superficialmente ogni tematica, dalle più disparate, senza mai approfondirne una. Non si ha mai una vera e propria confessione, un punto di sfogo, un racconto dettagliato su un avvenimento che l'abbia segnata. E' tutto un dire e lasciare alla mente del lettore, che deve fare un gran lavoro per dare della sostanza a un libro che non ne ha.

Questa mancanza di spina dorsale si riversa anche nella struttura del romanzo. Capitoli brevi (brevissimi, nelle ultime pagine anche mezza pagina), frasi smorzate, donano al libro non tanto la forma di un romanzo, quanto di una raccolta di pensieri che attraversano la mente di Lucy senza mai, come dicevo prima, approfondirne alcuno. Ho trovato, poi, lo stile abbastanza confuso, come se neanche la Strout avesse idea di che cosa far dire a Lucy. L'impressione che ho avuto, infatti, non è stata quella di una donna che ha l'ispirazione per raccontare una storia, ma di una scrittrice che deve pubblicare un romanzo. Per farlo, aveva una sola idea in testa: impietosire il lettore. Come farlo? Attingendo a temi sociali di grande importanza, che non possono non lasciare indifferente il lettore. Purtroppo, non ho avuto l'impressione ci fosse attenzione o una cura particolare nel far questo, o un qualsiasi tipo di intenzione di rendere queste tematiche proprie. Infatti, per gran parte della lettura mi sono sentita completamente estranea al racconto di Lucy. Tutto mi è sembrato uno strumento per adempiere ad una scadenza di pubblicazione, e che per farlo non avesse altra scelte che adottare non temi qualunquisti (di violenza, famiglia e matrimoni falliti bisogna sempre parlarne), ma con approcci già visti e rivisti. Come se in realtà la Strout non avesse davvero un'ispirazione che la guidasse per la stesura di tutto il libro, ma ne fosse a corto , e tutto il resto fosse una grande forzatura. Anche i capitoli brevi, le frasi prive di contenuto, tutto ha contribuito a farmi un'idea di questo tipo. Certo, non posso negare come nelle ultime pagine io mi sia sentita in qualche modo toccata da questa storia, ma credo che questo turbamento derivi più da come la Strout si sia servita di questi temi per mascherare ad una sua mancanza di trama. E questo è un espediente che non mi sento di premiare, non da un Premio Pulitzer.

mercoledì 20 settembre 2017

Nuovo Cinema Paradiso (1988)

"Quelle con gli occhi azzurri,
sono le più difficili!
"
Nuovo Cinema Paradiso


Eccoci, oggi, a parlare di una pietra miliare del cinema italiano, ma perché no, anche internazionale.
Solo per citarne alcuni tra i più importanti, è stata vincitrice di premi quali Oscar al Miglior Film Straniero (1990) , Golden Globe per il Miglior Film Straniero (1990), cinque BAFTA e un David di Donatello per il miglior musicista a Ennio Morricone . 

Ovviamente si tratta de Nuovo Cinema Paradiso, pellicola diretta da Giuseppe Tornatore e uscita nelle sale italiane nel lontano 1988. Racconta la storia di Salvatore di Vita, un bambino, un adolescente, un uomo la cui vita noi seguiamo rispettivamente in queste tre fasi insieme all'evolversi di una sua grande, grandissima passione: il cinema. Sarà il cinema il fulcro della pellicola, nonché il centro attorno al quale graviterà la vita di Totò: dalla nascita delle sue prime esperienze sessuali alla scoperta del vero e unico amore; dal suo primo lavoro dietro la cinepresa nella sua Sicilia fino a seguirlo al culmine della sua carriera da regista a Roma, dove adesso vive. 
Dal giorno del suo trasferimento, non si è più guardato indietro. Complice di questo soprattutto le parole di Alfredo, mentore, amico, guida di Totò che un giorno, prima di partire, gli suggerì di non fare più ritorno in Sicilia, e di seguire solo i suoi sogni. Perché la Sicilia opprimeva, perché la Sicilia limitava il vero potenziale che Totò, restandovi, non avrebbe saputo esprimere. 

"Non voglio più sentirti parlare.Voglio sentire parlare di te."



 A cosa ha dovuto rinunciare, Totò, per questo?
All'amore della sua vita.
La vetta che è riuscito a toccare con il successo sul lavoro è compensata dalla vacuità della sua vita, dall'assenza dell'unica donna che ha sempre amato, e della sua famiglia, che vede sporadicamente e solo nel momento in cui solo loro ad andare a trovare lui a Roma, perché la Sicilia , ormai,rappresenta solo il passato. Questo, almeno, fino al giorno in cui riceve la telefonata della madre che gli comunica la morte di Alfredo. Totò sara, così, costretto ad affrontare quei fantasmi che per troppo tempo si è rifiutato di affrontare, e di risolvere delle ombre che fino ad oggi, ancora, lo tormentano.



"Tu non c'entri, mamma. E' che ho sempre
avuto paura di tornare. Ora, dopo tanti anni,
credevo di essere più forte, di avere dimenticato
molte cose, e invece... Mi ritrovo tutto davanti,
come se fossi rimasto sempre qui."


E' un film emozionante, vero, intriso di bellezza. La bellezza, quella italiana, che abbiamo solo noi, che ci ha sempre contraddistinto e che stiamo perdendo col tempo a favore di una volgarizzazione delle emozioni, a favore di una risata facile , ma vuota.
Se qualcuno mi chiedesse cos'è per me la bellezza, quella bellezza pura e fatta di disincanto;
se qualcuno mi chiedesse come descriverei la reale bellezza italiana, in termini di cinema, di vita;
se qualcuno mi chiedesse come ci si emoziona finché il cuore e gli occhi e l'anima non esplodono,
io gli direi di guardare Nuovo Cinema Paradiso
perché le parole non sarebbero abbastanza
per rispondere.

mercoledì 6 settembre 2017

Letture di Agosto!





Letture del mese di Agosto. Davvero tante. Iniziamo senza perderci in chiacchiere?


Uno studio in rosso, Arthur Conan Doyle 
★ ★ ★ 
Il Maestro del giallo classico per eccellenza. Con Uno studio in rosso, Doyle apre le danze al primo di una serie di quattro romanzi dedicati all'enigmatica figura del geniale Sherlock Holmes e del suo fidato coinquilino, Watson, dal cui punto di vista seguiremo gli avvenimenti, o meglio, le avventure dipinte di giallo che li coinvolgeranno. Non voglio svelarvi niente sulla trama, dal momento che il romanzo si dipana in meno di centotrenta pagine, basterà solo che voi sappiate che è un'avventura ottocentesca, con degli spunti storici e un epilogo drammatico\romantico. Che dire? Non mi aspettavo certo questo leggendo Doyle! Piuttosto prevedevo un personaggio composto, posato, insomma, un vero protagonista del giallo classico! E invece Holmes è proprio sopra le righe, senza ombra di dubbio estremamente deduttivo, crea assuefazione e... si, mi ha decisamente convinta con questa prima prova!

Il segno dei quattro, Arthur Conan Doyle
★ ★ 
Esatto, non contenta ho proseguito leggendo il secondo romanzo e sicuramente, con questo libriccino tra le mani, ho scoperto un Holmes ancora più stravagante! Sfortunatamente, mi ha convinta meno del primo, ma conto di rifarmi più avanti con i prossimi due, e perché no, anche con le altre raccolte di racconti che raccolgono le avventure dei nostri protagonisti sopra le righe!

La bambina del mare, Lucio Figini

Ragazzi, che cantonata. Ho provato a scrivere un post su questo romanzo ma non sono riuscita ad arrivare fino alla fine. Purtroppo è stata una grandissima fregatura e una gran delusione. La bambina del mare prova  a raccontare la storia di Ariel che viene accolta in un centro dopo essere stata ritrovata bagnata fradicia in un bagno della stazione. Da qui si seguirà per una prima parte del romanzo David, l'educatore che la segue, nel tentativo di risalire alle sue origini cercando di capire chi e perché l'abbia ridotta in quello stato. Per una seconda parte del romanzo, invece, è Ariel a prendere la parola , e da qui seguiremo la sua vita. Oltre a dirvi che il romanzo è talmente scollegato che le due parti potrebbero benissimo formare due libri a sè stanti, si susseguono una serie di situazioni così paradossali, assurde, illogiche, surreali, che non sono stata in grado (e non sono tutt'ora) di esprimermi al riguardo. Il tutto mi è sembrato paragonabile, nella prima parte del romanzo, a una brutta imitazione di Beautiful; nella seconda, invece, mi è sembrato di assistere ad una brutta riproduzione su carta della serie televisiva Raven e un libro di Cecelia Ahern.
Ricordiamoci che questo libro nasce come un noir.
Pensare che nella quarta di copertina Figini è stato paragonato a Oliver Sacks.
Niente di più lontano.

Doppio delitto al Gran Hotel Martini, Emilio Martini
★ ★ ★ 
Ma passiamo alle belle scoperte del mese! Doppio delitto al Grand Hotel Martini è finalmente un giallo italiano degno di questo nome. Nasce dalla penna di due sorelle che hanno ideato un personaggio piuttosto bizzarro: un commissario Calabrese che di cognome fa Berté, con il codino, che ama mangiare, che vive al Nord. Ora, dico io, non avete già voglia di andare a comprare questo libro adesso, proprio in questo momento? Metteteci pure una storia clandestina con una donna spostata e  proprietaria della pensione presso cui alloggia. Metteteci un omicidio durante il ponte di Pasquetta in un grand hotel...ma che state ancora leggendo? Correte a comprare il libro!

Incubo a seimila metri, Richard Matheson 
★ ★ ★ 
Altra grandissima rivelazione di cui vi ho ampiamente parlato in un post che trovate qui. Correte a leggere dell'uomo che è stata una profonda ispirazione per Stephen King!

I pesci non hanno le gambe, Jón Kalman Stefánsson
★ 
Interrotto a pagine ottanta. Per tutte queste pagine ho assistito ad una filosofia forzata e ridondante che appesantiva tutta la lettura. Diciamo pure uno Stefánsson che si atteggia a fare il Kundera della situazione fallendo miseramente?


We should all be feminists, Chimamanda Ngozi Adichie
The little prince, Antoine de Saint-Exupéry
The grownup, Gillian Flynn


Queste sono state le mie lettura in lingua di questo mese e vi rimando direttamente al post in cui ne parlo più in dettaglio qui, con qualche chicca sul perché leggere in inglese. Tutte promosse a pieni voti!

lunedì 4 settembre 2017

LEGGERE IN INGLESE #1

In questi ultimi tempi, è ormai dilagante il trend di leggere in inglese. Vuoi perché si risparmia, vuoi perché le uscite in lingua originale si hanno prima di quanto l'editoria italiana sia solita farci aspettare, il risultato è comunque una grande pubblicità di titoli in lingua che tutti saremmo tentati di leggere... ma ne saremmo capaci?

Ho letto di molte "guide alla lettura", cioè consigli per approcciarsi meglio a un testo straniero, ma mai che nessuno avesse indicato un buon libro da cui iniziare a leggere. Gli articoli che mi è capitato di leggere al riguardo, infatti, indicavano romanzi di facile comprensione, che in realtà tanto facili non erano. Molti iniziano con il consigliare young adult, cioè libri per ragazzi, ma il più delle volte sono zeppi di slang, ossia termini tipici di una lingua straniera che difficilmente si troveranno sul dizionario per essere tradotti. Altri romanzi , invece, sono si più semplici, ma comunque troppo lunghi per consentire una lettura scorrevole a chi si avvicina per la prima volta a un esperimento del genere.

Tuttavia, alla fine, grazie a mie personalissime ricerche, sono riuscita a trovare tre titoli che mi hanno decisamente convinta e che spero possano servire anche a voi per iniziare una nuova avventura.
I titoli di cui vi parlo coprono più generi letterari, sono di qualità, economici, e variano dalla fiction alla non fiction.

I miei consigli, perciò, ricadono su:

The Little Prince, Antoine de Saint-Exupéry




Edizione*: Wordsworth Editions Ltd
Pagine: 112
Prezzo*: 2.31 €

Il piccolo principe è un classico intramontabile, di cui tutti conosciamo più o meno la storia. Questo aiuterà la lettura, che già di per sè è abbastanza facile: il lessico è quello adatto ad un pubblico di bambini, i termini sono molto semplici, e la storia è ricca di altrettanto amore e tenerezza che non potrà lasciarvi indifferenti.
Per chi non conoscesse la storia, Il piccolo principe racconta di un bambino che incontra un aviatore il cui aereo si è sfortunatamente schiantato al suolo, e con lui ripercorrerà il viaggio che lo ha portato sulla terra...

The Grownup, Gillian Flynn





Edizione*: Orion Publishing Co
Pagine: 96
Prezzo*: 3.69€


Chi non conosce l'autrice di Gone Girl, il thriller bestseller internazionale che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo (e da cui è stato tratto anche un film)?
Non la conoscete? Allora The grownup potrebbe essere l'occasione giusta per farlo! E' un breve racconto di sessanta pagine (più il primo capitolo di un nuovo romanzo in uscita) che vi coinvolgerà in un turbinio di emozioni, fra una veggente e una donna che afferma di avere la casa infestata da presenze sinistre... 

We Should All Be Feminists, Chimamanda Ngozi Adichie 




Edizione*: HarperCollins Publishers
Pagine: 64
Prezzo*: 4.62€

Chimamanda Ngozi Adichie è una delle autrici femministe più discusse del momento. Con i suoi romanzi e libri di non fiction, è riuscita a catturare l'attenzione di un pubblico sempre in maggiore crescita. In questo piccolo libriccino, la Adichie racchiude un estratto di un discorso che è stato da lei tenuto diversi anni fa su cosa significhi nella vita di tutti i giorni essere una femminista, con esperienze reali vissute sulla sua pelle, il tutto raccontato con un stile semplicissimo ma toccante.

* I libri che mostro in questa sede sono nell'edizione che vedete in foto. Nel dettaglio, ho specificato la casa editrice che li ha pubblicati e il prezzo che troverete nei principali siti di e-commerce già scontato del 15% 

martedì 22 agosto 2017

Incubo a seimila metri, Richard Matheson






Titolo: Incubo a seimila metri
Autore: Richard Matheson
Casa editrice: Fanucci 





E' da tanto che non torno con una chiaccherata su un libro, ma adesso è proprio il momento.
Capita solo con le letture illuminanti, e questa lo è stata.

Di chi parlerò?
Parlerò di Richard Matheson.

Matheson è stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense che si è imposto nel panorama letterario a partire dagli anni '50 del 900 fino agli ultimi anni del primo decennio del 2000. In molti lo conosceranno per aver scritto Io sono leggenda (da cui è stato tratto l'omonimo e celeberrimo film con Will Smith), anche se questo non è stato il primo approccio che io ho avuto con l'autore.
Ho fatto la sua conoscenza leggendo Incubo a seimila metri , una raccolta di diciassette racconti del terrore che sono abbastanza diversi dal solito. Ma andiamo con ordine.

Incubo a seimila metri è stato pubblicato per la mia prima volta in Italia nel 2004 da Fanucci che si è impegnata nel corso degli anni a pubblicare anche parte delle restanti sua opere (purtroppo molte sono ancora inedite in Italia). Come se non bastasse, nel corso degli anni molte di quelle già in commercio sono finite fuori catalogo, compresa questa raccolta di racconti (non so se per future intenzioni di ristampa, ma al momento sono fuori catalogo da anni ormai). Io l'avevo notata un paio d'anni fa e da allora non me la sono più scordata. Aspettavo di scovarla all'usato, che tornasse magicamente sul mercato , ma niente. Finché un giorno. girando qua e là in diversi siti di e-commerce, l'ho trovata. Non potevo credere ai miei occhi, finalmente, dopo tanti anni!

Come ho fatto la conoscenza di Matheson?
Partiamo dal presupposto che io sono una fanatica di King. Quindi cercavo autori che più o meno si avvicinassero al suo livello, per ampliare un po' la conoscenza del genere. Mi imbatto in questo Matheson.
Vi dico solo che King lo ha definito, insieme a Lovecraft e Poe, una delle sue più grandi ispirazioni.
Potevo non leggere nulla di un uomo che gravita in mezzo a questi nomi? Certo che no!

Matheson è principalmente autore di raccolte di racconti e, purtroppo, sconosciuto a molti.
Incubo a seimila metri è stato il primo titolo che mi ha catturata della sua produzione letteraria, e devo dire che è stato un viaggio piuttosto sorprendente. Mi spiego meglio.

Se siete abituati al classico thriller\horror alla King, che spinge su immagini forti e pesanti, con una scrittura ridondante e asfissiante, vi chiedo di prendervi un attimo di tempo per leggere delle brevi istruzioni al Matheson - uso.

Partendo dal presupposto che io e i racconti non andiamo molto d'accordo, quando ho iniziato a leggere questa raccolta l'impatto non è stato decisamente dei migliori. Mi trovavo di fronte a un immaginario completamente diverso rispetto a quello a cui mi aveva abituato la produzione di King o, più in generale, altri romanzi del genere contemporaneo. Perché dico questo? Perché Matheson, a dispetto delle caratteristiche precedentemente indicate, non sfrutta immagini forti o una scrittura asfissiante per stordire il lettore con un facile brivido di paura, ma al contrario la sua scrittura è limpida, cristallina, semplice. I suoi personaggi non sono mostri, creature malvagie, oscure presenze o terribili animali: sono uomini. Le sue storie non si servono di castelli diroccati o buie ambientazioni, ma la gran parte riguardano luoghi comuni illuminati dalla luce dei giorno. Matheson racconta l'horror attraverso la quotidianità dell'essere umano, che sotto la sua penna si scopre essere il male. Inizialmente non capivo tutto questo. Vedevo una serie di storie in cui non comprendevo dove dovesse essere il punto che mi avrebbe dovuta spaventare, far saltare dalla sedia, o farmi fare brutti sogni . Finché man mano, procedendo con la lettura, le immagini che ci mette davanti Matheson diventano assolutamente disturbanti. Perché su, ammettiamolo: finché si tratta di mostri, spiriti, presenze, è facile dare al lettore qualcosa che lo terrorizzi, ma quanto genio ci vuole per spaventarlo raccontando la storia di un nuovo vicino di casa che trasloca nel quartiere, di una coppia che festeggia il primo anniversario, di un gruppo di adolescenti che vanno ad una festa, di una nonna che bada alla nipote, di un uomo che sorvola l'oceano in aereo...? Tutto quello che fa Matheson è sfruttare l'ordinario per creare lo straordinario, contando su episodi quotidiani ed esasperazione, il tutto in meno di trenta pagine per racconto. Le sensazioni che proverete leggendo questo libro saranno le stesse che vi darà l'immagine di una maestra che fa lezione in un giorno di sole, ma che invece di prendere il gessetto e spiegare la lezione del giorno,con un sorriso striscerà prepotentemente le proprie unghie sulla lavagna.
Matheson infatti vede oltre quei momenti ordinari che popolano le nostre vite: la sua capacità è quella di tagliarne un pezzettino, come se per caso li spiasse proprio nel momento in cui una moglie accarezza il marito, un uomo torna a casa dal lavoro, e da qui viaggiare al di là delle maschere di ognuno per vedere quello che si cela o quale sarà il loro destino. Molto viene lasciato all'immaginario, non viene detto, e non nego che questo mi abbia impedito di capire il fine ultimo di qualche storia, ma nel complesso non posso non riconoscere il suo genio. Scrittura semplice, immagini ordinarie, e il risultato è stato straordinariamente e sorprendentemente magnifico. Quando uno è bravo, è bravo.

Per meglio addentrarci nei particolari dell'edizione, e incuriosirvi ulteriormente sull'andare a scoprire questo autore, vi dirò che l'edizione che troverete al momento nei principali siti di e-commerce è dotata di una prefazione di Stephen King , mentre alla fine dei diciassette racconti troverete un'intervista fatta allo stesso autore. Ah, dimenticavo: il libro si apre con una dedica al Re dell'horror. Sono rimasta piacevolmente sorpresa anche da quanto si sia rivelata curata questa edizione, che non mi aspettavo affatto così nonostante si tratti di una edizione economica. Ma probabilmente era destino il nostro incontro avvenisse e fosse favorito anche da altre piccoli particolari.

Vi invito, dunque, a scoprire Matheson. Io vi esorto a partire proprio con questa raccolta di racconti, ma per chi non fosse avvezzo al tipo di lettura e volesse approcciarsi direttamente a un romanzo, vi indico qui: Io sono leggenda, Io sono Helen Driscoll e Tre millimetri al giorno. Tutti editi Fanucci.

martedì 1 agosto 2017

Letture di Luglio!



Anche Luglio si è rivelato essere un mese abbastanza prolifico in fatto di letture. Iniziamo!

Il Cardellino, Donna Tartt
★ ★ ★ 
De Il Cardellino ho parlato recentissimamente in un post che potrete trovare qui. Posso solo anticiparvi che è stata una lettura asfissiante e soffocante, per questo capace di graffiare l'anima di chiunque: impossibile restarne indifferenti. Peccato per alcune parti, un po' troppe e un po' troppo lente.

Il sesso inutile, Oriana Fallaci
★ ★ ★ 
Il reportage della Fallaci nasce da una proposta che le viene fatta da parte de l'Europeo, ossia partire per investigare sulla figura della donna. Il viaggio si incentra in particolare sui mondi orientali , per poi toccare anche l'America e infine tornare in Italia. Non si discute sul fatto che leggendo la Fallaci si abbia come l'impressione di scorrere tra le righe di un documentario su carta, il tutto accompagnato da una scrittura potente, limpida, diretta e priva di fronzoli. Il problema che ho riscontrato io è la pesantezza di alcune pagine, che comunque non tolgono nulla al romanzo: Il sesso inutile resta sempre una produzione letteraria di alto livello.

L'umiliazione, Philip Roth
★ ★ ★ 
Oh, il mio primo Roth! E' stato un incontro un po' particolare. Mi aspettavo di fare la conoscenza di un autore che sa il fatto suo, e cosi è stato. In questo racconto di circa cento pagine, lo scrittore americano narra la storia di un attore che d'un tratto realizza di non poter più recitare. In balia di questi momenti in cui tutte le sue certezze sembrano vacillare, incontra la figlia di un paio di suoi vecchi amici, con la quale scoppia inevitabilmente una forte passione. Cosa c'è di particolare in tutto questo? Niente, se non fosse per il fatto che tra i nostri amanti risulta esserci una notevole differenza d'età di circa vent'anni (40 lei, 60 lui), e che la donna in questione sia in realtà omosessuale.
Questo racconto risulta un turbinio di emozioni; il tutto,  senza ombra di dubbio, confermato dalla buona scrittura di Roth. Ciò che però non mi ha convito è stato il modo in cui Roth calca la mano su diverse scene, soprattutto di carattere sessuale, e soprattutto su come una volta chiuso il libro si realizzi che la lettura alla fine sia stata piuttosto passiva. In poche parole, con questa intenzione di trasmettere e marcare la prepotente passione tra i due protagonisti, si finisce per assistere ad uno spettacolo che di coinvolgente a livello emozionale ha ben poco.
Ciò che di magistrale resta è comunque il finale, un vero capolavoro alla Shakespeare!

Stella distante,  Roberto Bolaño 
★ ★ ★ 
Una piacevolissima sorpresa. Con una scrittura spigliata, coinvolgente e insaziabile, Bolaño ci racconta in poco più di duecento pagine delle gesta di Carlos Weider, un poeta - pilota cileno che scrive le proprie poesie "tra le nuvole". Ma è solo questo? Oppure dietro questa facciata d'artista si nasconde la storia di un uomo con dei risvolti noir?



lunedì 31 luglio 2017

Il cardellino, Donna Tartt




Titolo: Il cardellino
Autore: Donna Tartt
Casa editrice: Rizzoli



Trama\Recensione
Il cardellino è stata una strana avventura, una sorta di Luna Park per il mio cuore, e non mi succedeva da tanto. Non ricordo quale sia stato l'ultimo libro che mi abbia così segnata... ma andiamo con ordine.

Il cardellino ci accompagna per circa novecento pagina raccontandoci la storia di Theodore Decker e della perdita di sua madre. Inevitabilmente questo cambierà la sua vita, soprattutto considerando il fatto che questa perdita avverrà intorno ai suoi dodici anni, condizionando il resto il resto dei suoi giorni. Più che della sua vita, direi della sua crescita. E' come se a una pianta si affiancasse un sostegno per farla crescere eretta, ma nel caso di Theo, questo sostegno venisse a mancare per essere sostituito con un altro meno stabile, più curvo e perverso. La presenza di Boris, compagno del liceo con il quale inizia a crescere e sperimentare nuovi mondi, influisce in questo senso sull'andamento che prenderà la sua vita: sballata, inerte, passiva. Tutto cambia e dall'esistenza sicura che aveva con la madre a New York, se ne sostituisce un'altra priva di sicurezze e piena di stenti a Los Angeles con il padre e la nuova compagna Xandra.
Qui conoscerà droghe, alcol e solitudine. Saranno loro i soli suoi amici durante gli anni dell'adolescenza, se si esclude la presenza di Boris. Ma un giorno anche il padre viene a mancare e piuttosto che stare con la compagna non proprio stabile dell'unica figura genitoriale che gli era rimasta, preferisce scappare e tornare a New York da Hobie.
Chi è Hobie? Hobie è il fratello di Walty, l'uomo che conobbe il giorno dell'attentato al museo in cui morì sua madre. Walty, dandogli il proprio anello affinché lo riportasse alla propria famiglia, fece così in modo che i due entrassero a conoscenza, e non solo... Walty infatti invitò Theo affinché prendesse Il cardellino e lo custodisse, un piccolo dipinto di inestimabile valore presente al museo. Si, ma perché? Risulterà importante Il cardellino nella vita di Theo?

Posso rispondere solo alla seconda domanda: si.
La vita di Theo ruoterà attorno a quest'opera d'are, e attorno alla sua figura si dipanerà tutta la narrazione. E' Theo a narrare in prima persona ripercorrendo i fatti attraverso la stesura di un racconto che "non leggerà nessuno". Ma alla fine lo abbiamo letto, la Tartt ha vinto il Premio Pulitzer nel 2014, e molti hanno finito per amarlo. Compresa me?

Partiamo col dire una cosa fondamentale: la Tartt con questo romanzo si conferma una della più grandi penne della letteratura mondiale contemporanea, almeno per quanto mi riguarda. La sua scrittura è scorrevole ma non per questo superficiale o vuota: al contrario.
Nelle sue opere è facile imbattersi nell'arte, in ogni sua forma. Precedentemente ho letto Dio di Illusioni (di cui vi lascio il link qui nel caso ne voleste sapere di più) e anche lì si respira arte, in quel caso nella sua forma letteraria di impronta classica, dal momento che seguiamo la storia di un gruppo di ragazzi e di un professore che insegna queste materie in un college del Vermont. Ne Il cardellino è invece arte nel senso più comune del termine: quadri, pittori, scultori, tutto ruota intorno a questo mondo incantato. E non potrei descrivere in nessun altro modo la Tartt se non come una scrittrice che incanta. Le sue parole diventano arte, impersonando l'oggetto dei suoi racconti. Leggere un suo romanzo è come perdersi in un quadro del Louvre, e non si può fare altro che esserne soggiogati e ammirare l'opera. 

Se per Dio di Illusioni questa formula aveva ottenuto senz'altro un risultato positivo, non posso dire la stessa cosa de Il cardellino.
Mi spiego.
Il Cardellino mi ha turbata, esasperata, fatto conoscere il buio e poche volte la luce. Mi ha portato giù, giù, e ancora giù. Ho visto la solitudine, sentito la solitudine. Restare insieme a Theo non è stato semplicemente stargli affianco ma provare ciò che provava lui, e se per il primo romanzo della Tartt questo ha funzionato in positivo, adesso così non è stato. Con Dio di Illusioni è stato tutto un sogno surreale, una dipendenza letteraria che è iniziata e finita nel momento in cui è terminato il romanzo.
Il cardellino è stato l'esatto opposto. E' stata una lettura che mi ha accompagnata per settimane, sembrando interminabile così come la sofferenza di Theo che gravava sulle mie spalle. E quando ho terminato il romanzo ho pensato:" Si, è finita." Ma no, non è così. Perché penso ancora a Theo e a che piega abbia preso la sua vita, penso a come sarebbe stato se non avesse conosciuto l'abisso e la dipendenza della droga. Penso alla vita che aveva davanti e come Boris abbia cambiato le carte nel tavolo della sua esistenza. Penso a come a Theo tutto questo è stato bene, questa passività e questa vita in cui pensava di non meritare amore che non fosse legato al dolore, come una sorta di punizione che lui stesso si auto affliggeva, chissà, forse perché per tutta la sua vita ha pensato di essere colpevole per la morte della madre? Oppure chissà, ricordo di quando disse a Boris che prima di conoscerlo era un ragazzo solo e molto attaccato ai videogiochi. Quindi che avrebbe fatto questa fine lo stesso? Oppure sarebbe appartenuto a un destino peggiore , a una passività peggiore che non avrebbe previsto un punto di svolta? Perché qui c'è la svolta, si. C'è una svolta alla fine per Theo. Ma si tratta comunque di un cambiamento che sa sempre di tristezza, malinconia, come a dire "Ho toccato il fondo, devo cambiare" , ma chissà perché sento ancora la tua malinconia dentro la mia anima, Theo?
Ecco sicuramente la storia è stata straziante, in molte parti ferma e fin troppo statica. Ma se c'è una cosa che posso dire di questo romanzo, è che finalmente ho trovato un protagonista di cui mi sono realmente affezionata. Theodore Decker sarà la mia risposta alla domanda "Crush letteraria?". Ovviamente non intendo crush nel senso di innamoramento , ma nel senso di sentirlo vicino alla mia persona. Theodore è l'uomo a cui in questo momento chiamerei per chiedere:" Hey. Ho finito il libro. Ma alla fine dove sei? Cosa fai? Che ne è stato di te? Come stai?".
Il Cardellino, al contrario di Dio di Illusioni, è a lento rilascio. E' come se durante la lettura non ti accorgessi di ciò che sta succedendo,e poi boom! Il seme  piantato dalla Tartt cresce di colpo dopo aver chiuso l'ultima pagina. E' come se fossimo stati un terreno che lei ha curato per settimane con le sue novecento pagine, e poi ci lascia con questa malinconia, con questo turbamento, perché ci accompagnino ancora e ancora attraverso il ricordo di Theodore. Perché è Theodore qui, che graffia la nostra anima per restarci.

La storia, come dicevo, in molte parti purtroppo l'ho trovata ferma. Mentre in Dio di Illusioni qualsiasi parola mi sembrava lì per un motivo e il romanzo non sarebbe stato lo stesso senza di essa, per Il cardellino non dico di aver pensato a una mole diversa, ma per lo meno a un'evoluzione diversa della narrazione in più punti. Certo, c'è anche da dire che la Tartt rende l'immobilità della vita di Theo a Los Angeles e i suoi pomeriggi tra droga e alcol perfettamente a parole, e sicuramente la staticità della scrittura ha avuto questo scopo. Ma a me in alcune parti ha disturbata (penso l'argomento mi disturberebbe da chiunque venisse trattato, figuriamoci qui considerando il tempo che ha speso per soffermarcisi con questa forza scritturale) e in altre annoiata. Poi, il finale mi ha lasciata piuttosto insoddisfatta (come dicevo avrei voluto chiamare Theo per avere sua notizie) , insieme anche alla descrizione del "colpo " che viene fatto ad Amsterdam nelle ultime pagine, che mi ha parecchio confusa.

Voto
★ ★