domenica 18 giugno 2017

La migliore amica, Claire Douglas


Titolo: La migliore amica
Autore: Claire Douglas
Casa Editrice: Casa Editrice Nord

Trama
Ogni cosa le ricordava la sua migliore amica. E il segreto che condividevano. Subito dopo la misteriosa scomparsa di Sophie, Francesca aveva capito di non poter più restare a Oldcliffe, la cittadina di mare dov’era nata e cresciuta, e si era trasferita a Londra per cominciare una nuova vita. Ma non è mai riuscita a dimenticare. Così, quando il fratello di Sophie la contatta per informarla che sono stati rinvenuti dei resti umani vicino al vecchio molo, proprio nel luogo in cui la ragazza era stata vista per l'ultima volta, Francesca vorrebbe solo nascondersi, essere lasciata in pace. Poi però cede alle insistenze dell’uomo, che chiede il suo aiuto per ricostruire cosa è veramente accaduto a Sophie quella sera di vent’anni prima. Non appena ritorna a Oldcliffe, tuttavia, Francesca ha l'impressione di essere costantemente seguita, forse spiata. E il sospetto diventa certezza nel momento in cui inizia a ricevere inquietanti messaggi anonimi e telefonate mute. Come se qualcuno sapesse tutto di lei e volesse impedirle di scoprire la verità. Una verità che le costerebbe molto caro. Perché potrebbe portare alla luce anche il segreto che Francesca e Sophie avevano giurato di custodire a ogni costo…

Voto
★ ★ 

Recensione
La migliore amica è un romanzo sorprendente.

Come ho già spiegato in una piccola chiacchera fatta su Instagram (trovate il link al mio profilo nella home page del blog) , si tratta fondamentalmente di un thriller che, però, imbocca diverse strade attraversando più generi. 
Si parte, infatti, con la chiamata di Daniel a Francesca dove le chiede di tornare a Oldcliffe per indagare sulla morte (ora accertata dopo il ritrovamento di un piede) rispettivamente della sorella e della migliore amica Sophie, per scoprire finalmente, dopo vent'anni ,chi l'abbia uccisa. 
Si apre, dunque, la narrazione a quello che potrebbe apparire come un giallo, cosa che in realtà è...insieme a un thriller\thriller psicologico\romanzo di formazione. 
La migliore amica si apre davvero a più generi per i temi trattati e per come la narrazione viene affrontata. Questo arricchisce si il romanzo, ma non sarà forse il tentativo di tenere il piede in...quattro scarpe?

I protagonisti principali sono due: Sophie e Francesca. A capitoli alternati, viviamo la storia della loro amicizia attraverso dei flashbacks e dei flashforwards , insieme ai personaggi che hanno popolato le loro vite. Le vediamo crescere: vediamo cosa sono state e cosa sono diventate. 

A mio parere, la migliore amica si rivela una lettura sufficiente. Sicuramente l'intenzione di mischiare vari generi ha portato un po' di confusione nel lettore e diverse incongruenze a livello di trama, ma d'altra parte ha aiutato a creare l'atmosfera che un thriller deve avere. 
Se c'è una cosa positiva è che non si riesce a staccare gli occhi dal libro. Vuoi capire dove la Douglas vada a parare, perché ad un certo punto realizzi che questo non è mica il classico thriller che ti aspetti. 
Infatti, vedendo le premesse date dalle prima pagine, ho subito pensato:" Ok, so dove va a parare". 
Non mi importava molto alla fine perché ho acquistato il libro senza troppe pretese (cosa che bisogna sempre fare quando si acquistano thriller della categoria nuove uscite d'estate!) .
Eppure, arrivando a circa metà della storia, tutto diventa come le scale di Hogwarts : cambiano sempre. Credi di aver capito ma così non è, perché si aggiunge quell'altro elemento alla storia che non avevi proprio considerato, e così via fino alla fine!



Si, più o meno è questa l'espressione che si ha alla rivelazione finale. 
Ci arrivi a capirlo dopo un paio di giorni, ma alla fine comprendi come i personaggi siano stati bravi a raccontarti una storia che così proprio non è. 
Certo, il finale scade un po' nel thriller psicologico che a me non piace - come direbbero a Roma manco 'pe niente - però dai, in questo caso ci sta. Si ha anche un lieto fine "rosa" ,che ho trovato estremamente necessario per i miei nervi affinché non crollassero definitivamente dopo ore di tensione, ma che può piacere o non piacere agli amanti del puro thriller adrenalinico (a me si è piaciuto) . 

Come sapete non sono una compratrice compulsiva di nuove uscite, però questa mi ha attirato sin dal momento della sua pubblicazione (mi ricordava Twin Peaks e non ho saputo resistere) e mi sento di consigliarla come una lettura estiva "diversa", sopratutto per chi come me non è un assiduo lettore di thriller\thriller psicologici. Per chi lo fosse, ho qualche riserva a consigliarlo perché potrebbe rivelarsi un finale facilmente intuibile a voi amanti del genere. Ma se la trama vi attira, perché no, provateci. Come dicevo, la particolarità o la sorpresa di questo romanzo è quello di indagare anche aspetti che fuoriescono dalla trama di tensione, per approfondire meglio le esperienze dei personaggi. Si passa dall'analizzare l'invidia, la gelosia che due adolescenti nascondono l'una nei confronti dell'altra sotto una maschera d'amicizia, fino a temi più profondi come la violenza sessuale , che a me personalmente ha toccato moltissimo. 

Quindi un thriller bello zeppo di contenuti aperto ad un pubblico altrettanto variegato. Promosso!



domenica 11 giugno 2017

Cosa resta di noi, Giampaolo Simi



Titolo: Cosa resta di noi
Autore: Giampaolo Simi
Casa editrice: Sellerio Editore Palermo

Trama


Guia è una ragazza nata per essere felice, di antica famiglia, scrittrice indirizzata al successo, sposata con un uomo che ama ed è pazzo di lei. Ma è in questa unione di felici che si infiltra il «lutto al contrario» del figlio mancato, come una crepa che si allarga e non si può fermare. Edo, il marito, il Narratore, segue le scene da questo matrimonio che si sta suicidando, nel letargo dorato degli inverni in Versilia, mentre Guia riversa in un prossimo romanzo tutta la sua disperazione e scrive di un tempo diverso da quello che stanno vivendo. Intorno le quiete banalità di coloro che «hanno tempo, soldi ed energie in surplus». Ma ad un tratto lo scenario cambia. Nella vita di Edo appare un’altra donna che però, pochi giorni dopo, svanisce nel nulla inspiegabilmente. La sua scomparsa diventa il caso del momento, segna l’irrompere di una realtà cieca e distruttiva nella crisi che Edo e Guia stanno cercando di affrontare. La lucida follia del circo mediatico divora torbidi risvolti in nome del conformismo e del pettegolezzo più morboso. Finché cosa resta di loro è soltanto l’assenza.
Giampaolo Simi, con la sua prosa capace di svariare dall’ironia alla tensione, riesce a raccontare di una specie di contagio che parte da una mancanza intima, fisica e spirituale, che si espande e diventa una trappola da cui nessuno riesce più a fuggire.

Recensione\Voto 

★ ★ 


(spoiler alert)

Due stelline. A vedersi sembra brutto, ho desiderato leggere questo libro sin dal momento in cui è uscito. Però è così, a ben pensarci.
Perché due stelline?
Perché ho detestato Guia. Lei incarna tutto ciò che trovo insopportabile, il tipico essere umano egocentrico che si trova su questa terra affinché attraverso gli altri trovi la propria strada. Dispettosa, viziata, disposta a passare sopra tutto e sopra tutti pur di arrivare a raggiungere i propri scopi. E questo di per sè andrebbe pure bene. Voglio dire, no. Ovviamente non va bene, però ci sono persone che nonostante siano pessime, ne siano consapevoli e si presentino agli altri come tali.
"Si, sono una cattiva persona. E allora?"
Guia no.
Guia è una presenza ingombrante e fastidiosa che neanche le zanzare in Zimbabwe . Ma come se non bastasse, non solo sembra non esserne consapevole (non  vuole esserne consapevole intenzionalmente) , per di più gioca a fare la vittima della situazione sfruttando chi le capita a tiro , facendo passare gli altri per ciò che lei è in realtà: un'opportunista senza il senso della realtà che va controcorrente solo per provare a sè stessa di avere una personalità che in molti casi dimostra di non avere. E senza una morale, aggiungerei.

Questa è solo l'analisi di un personaggio secondario, perché in realtà il vero protagonista e la prospettiva da cui viene narrata la storia è Edo, marito di Guia. In verità sono ai ferri corti, e lo si percepisce praticamente da subito. Provano ad avere un figlio che non viene perché "singolarmente non sarebbero poi così sterili ma insieme lo sono". Fanno del sesso meccanico, privo di amore, che manca alla fine anche al fuori dell'atto pratico. 

Voi potreste pensare:" Si, tutto molto bello, ma dov'è il giallo?"
Il giallo in realtà parte dalla seconda metà del romanzo, perché la prima è solo e interamente la storia di Edo e Guia, tra presente e flashbacks. 

"Si, ma com'è questo giallo?" , mi direte.
Questo giallo è un giallo che non c'è. Davvero una cosa molto divertente da spiegare e al contempo molto spiacevole. 
Spiacevole perché Edo fa del sesso occasionale con Anna, una signora sulla quarantina che lavora nello stabilimento dove lui svolge la propria professione di bagnino dal momento in cui ha conosciuto Guia (lo stabilimento è dei suoi) sulla scia della crisi con la consorte. Anna viene uccisa dell'ex, uno stalker con cui ha a che fare dal momento in cui lo ha mollato, ma a saperlo è solo Edo, che ci arriva a rigor di logica come ci arriviamo noi sin da subito (quindi no, niente giallo).

La cosa davvero divertente (ovviamente lo intendo in maniera sarcastica) è che Edo sa tutto questo, ma non dice nulla per non compromettere la situazione con sua moglie, già ai ferri corti. Quando sua moglie, per una serie di circostante paradossali, si avvicina a questo assassino, un certo Giangi, avendoci pure una storia (quindi, Edo, sei anche bello che tradito) , anche qui non fa nulla. Si infervora soltanto quando Giangi viene a prendere gli scatoloni della moglie che va via di casa dopo che crede, per una serie di coincidenze, il marito un assassino invece che Giangi, primo sospettato della Polizia che solo lei difende perché "basta con lo stereotipo che l'ex debba essere per forza un criminale". 
Questo è il motivo che fa scattare la molla di Edo.
Non il fatto che sapesse che un assassino è a piede libero.
Non il fatto che sapesse che Giangi si stesse avvicinando a sua moglie.
Ma il fatto che Giangi venisse a prendere gli scatoloni di Guia. 
Esilarante. 

Si, Edo scatta. Promette vendetta per Anna.
Ci aspettiamo una gran cosa, noi lettori. 
...
No. 

La vendetta che avrà Edo sarà quella di rovinare la reputazione di Giangi come cabarettista scagionandolo definitamente dall'assassinio di Anna . Come? Pubblicando su un giornale di gossip una lettera (in realtà indirizzata ad Edo e scritta da Anna quando era viva)  che fa passare Giangi come uno che avesse sempre saputo che in verità Anna è viva e sta bene ma avesse voluto approfittare della situazione per tornare alla ribalta come comico. 

Scagionare un assassino per avere vendetta...mi è nuova.
Fatto sta che comunque Guia e Giangi ne escono da vincenti nel tempo grazie a un'incidente avuto da Giangi, e a Guia che per la prima volta nella sua vita si occupa di qualcuno risultando come l'eroina del secolo. Scrive anche un libro a lui dedicato vendendo più di quaranta mila copie in pochissimo tempo, realizzando finalmente il suo sogno. 

Edo invece trova un altro lavoro e continuerà a vivere una vita da passivo e sottomesso, come ha sempre fatto, solo alle dipendenze di qualcun altro, questa volta.

Perché non mi è piaciuto questo libro?
Molto semplice.
  • Non è un giallo così come si presenta;
  • L'omicidio di Anna è fatto passare così sottobanco e trattato in una maniera così squallida da risultare disgustoso;
  • Scrittura rasoterra (giustamente deve rispecchiare i due neuroni di Edo);
  • Cosa più importante, per tutto il libro si evince l'opinione che Edo ha sempre avuto di Anna (o forse più in generale delle donne?) talmente bassa da non balenargli minimamente l'idea che questa donna meritasse non dico giustizia (abbiamo visto cosa Edo intenda per giustizia) ma per lo meno rispetto. Anna è un fantasma, un personaggio scomodo, un pretesto in realtà per continuare a parlare in modo diverso sempre di Edo e Guia
  • Un romanzo rosa\drammatico camuffato da giallo, per di più con dei messaggi poco raccomandabili.

Per me è un grande no. 

venerdì 9 giugno 2017

SHUTTER ISLAND | Film vs. libro






Shutter Island. Un libro, un film.
Ma questo è il classico caso  in cui il libro è superiore al film?

Libro

Trama: 1954, settembre. L'agente federale Teddy Daniels viene inviato sull'isola di Shutter, al largo di Boston, dove si trova l'Ashecliffe Hospital, destinato alla detenzione e alla cura dei criminali psicopatici. Deve trovare una detenuta scomparsa, Rachel Salando, condannata per omicidio, ma un uragano si abbatte sull'isola, impedendo qualsiasi collegamento con il resto del mondo. Ma sull'isola, niente è davvero quello che sembra, e gli interrogativi si accavallano: come ha fatto la Salando a sparire nel nulla? Chi semina strani indizi in codice? E cosa sta cercando Teddy Daniels? Una detenuta scomparsa, oppure le prove che all'Ashecliffe Hospital si fanno esperimenti sugli esseri umani, o ancora qualcosa di più profondo, che lo tocca personalmente?

Quanti libri ci sono che, nonostante tu abbia prima visto il film, ti tengono incollato alle pagine?
E quanti di questi sono dei thriller?

Dennis Lehane ci riesce con questo romanzo. Pubblicato nel 2003, da subito conquista una grande fetta di lettori di thriller imponendosi come un classico del genere. Uno stile elegante, curato; niente lasciato al caso.
Uno dei primi a incentrare il proprio thriller psicologico\giallo in un'isola con due bei poliziotti degli anni '50 , subito copiato da molti autori contemporanei... Guess what? Non riuscendoci.
E già, perché o sei Lehane , oppure non puoi essere come Lehane.
Nulla nel romanzo sembra costruito. Sembra tutto partorito da una penna che sa esattamente dove tutto sarebbe dovuto andare e come, senza impicci, senza intralci. Mai il lettore incontra una falla, un punto morto, un bivio dove si potrebbe pensare che Lehane abbia trovato dei problemi nella stesura e abbia inventato senza riuscirci con successo.

Prendiamo il mio caso.
Prima di leggere il romanzo, ho visto il film.
Che dire?
Incollata alla pagine, e in alcuni punti tremavo dalla paura.
In quanti sono capaci di farlo?

Però... 
Si, c'è un però. Nonostante il romanzo sia praticamente perfetto e impeccabile in ogni suo punto, devo dire che il film sia riuscito a far di meglio sul finale, perché lascia questo ad una aperta interpretazione del pubblico a causa di una frase pronunciata da Teddy proprio nelle ultime scene, e che ribalta senza ombra di dubbio la storia dell'intera pellicola. Ecco, se c'è una cosa che è mancata al romanzo, l'ultima ciliegina sulla torta che mi aspettavo per chiudere tutto in bellezza, è proprio questa.

Film 


Il colpo di coda che ha fatto sfigurare sul finale Lehane è da attribuire a quel geniaccio di Martin Scorsese. Un regista qualunque, insomma, che ha scelto per interpretare i ruoli di Teddy e del collega Chuck niente po po di meno che Leonardo di Caprio e Mark Ruffalo.




Ad eccezione del finale, tutto il film è lucidamente fedele al libro in ogni sua scena.
Gran bel lavoro, Martin!







sabato 6 maggio 2017

Letture di Aprile!

Ultimamente non sono stata molto propensa ad aggiornare il blog. Sto vivendo la lettura come un qualcosa  di più "intimo", soprattutto a causa dei libri che sto leggendo. Mi hanno lasciato molto , e quello che mi hanno lasciato è stato difficile da esporre in alcuni casi. In altri si è semplicemente trattato di riconferme; in altri ancora di eclatanti delusioni. Ma andiamo per ordine e recuperiamo le ultime letture del mese di Aprile.


  1. Dio di Illusioni, Donna Tartt      ★ ★ ★ ★ ★
    Di questo vi ho fatto una recensione più approfondita che potrete trovare qui e che vi consiglio di leggere. Che dire? Unico nel suo genere. Magico, travolgente. Leggetelo!
  2. Un po' più in là sulla destra, Ferd Vargas          ★ ★   
    Di questo ve ne ho parlato , invece, su Goodreads (qui ) . Questa seconda parte della trilogia della Vargas è risultata esattamente l'opposto di come ne avevo valutato la prima. Un giallo che non ingrana a pagina 100\200  non è mai un buon giallo. Scrittura inconsistente, dispersiva. In alcuni casi non si comprende cosa il protagonista dica e perché lo dica . Terribile delusione.
  3. Lacci, Domenico Starnone      ★ ★ ★ 
    Ecco. Lacci è una lettura che non posso proprio spiegarvi, perché non riuscirei a dirvi ciò che davvero meriterebbe di esser detto. Dovete solo leggere e stare a sentire. E provare, sulla vostra pelle e sul vostro cuore. La trama si dipana in circa 100 pagine e ci intrattiene con la storia di due coniugi e dei  loro figli, fra passato e presente, dagli anni '60 ai giorni nostri.
    Fatevi un favore: leggetelo. Starnone è un autore italiano che merita decisamente la vostra attenzione. Basta acclamare autori d'oltreoceano a discapito di quelli nostrani perché è più trendy. Anche noi abbiamo delle perle. Lui è una di quelle.
  4. Misery, Stephen King   ★ ★ ★ ★ Inscenando la storia di una fan sfegata , Annie Wilkes , che rapisce lo scrittore Paul Sheldon per costringerlo a riscrivere del suo personaggio preferito (Misery),  Stepen King è stata  la mia riconferma.
     Misery non è solo un libro, come Annie Wilkes non è solo un personaggio. Annie Wilkes è una figura ormai entrata nell'immaginario collettivo , e una volta che ne fai la conoscenza, difficile da dimenticare. E' questo che premio in King. Nonostante, infatti, ci siano state inizialmente nel romanzo delle parti che mi hanno annoiata , o momenti in cui la scrittura è risultata eccessivamente confusa, non si può non riconoscere il genio di questo scrittore e la sua capacità di creare situazioni e personaggi indelebili per il lettore. 

sabato 8 aprile 2017

Finalmente in Italia "Le vite segrete di Twin Peaks" di Mark Frost

Ci eravamo lasciati, parlando di Twin Peaks, accennando proprio a questo romanzo che sarebbe dovuto uscire il 18 Ottobre 2016 in America.
In realtà, non è uscito il 18 Ottobre ma il 20.
Il realtà, non si tratta di un romanzo,
Ma andiamo con ordine.

Mark Frost, regista e sceneggiatore americano (autore di dieci episodi della serie e regista di uno), aveva annunciato lo scorso anno l'uscita di un romanzo a tema Twin Peaks.
Ovviamente, l'uscita del libro vuole essere una sorta di regalo ai fans più accaniti , ma anche uno strumento di preparazione ai nuovi fans che potrebbero arrivare con l'uscita della terza stagione nei prossimi mesi, attesa ormai da anni e che ognuno di noi non vede l'ora di vedere.

Il romanzo, come vi annunciavo, è uscito in America lo scorso 20 Ottobre con un nuovo titolo:" The secret history of Twin Peaks"  rispetto a quello originale annunciato "The secret lives of Twin Peaks", e raccoglie al suo interno una serie di documenti a mo' di dossier dell'FBI inerenti la storia della cittadina , con qualche retroscena e uno sguardo particolare a dei personaggi secondari che hanno calcato le scene della serie.  Al momento, su Amazon, lo trovate con un sconto del 36% sul prezzo di copertina di 26.41$  , quindi lo pagherete solo 16.93$.






In Italia, invece?
In Italia, invece, strano ma vero, non solo uscirà il libro (che avvenimento!) , ma manterrà il titolo o r i g i n a l e.
Lo so, è sconvolgente.
Lo vedremo nelle librerie fra poche settimane, il 18 Aprile 2017 , con il titolo "Le vite segrete di Twin Peaks". Prezzo di copertina 30€, ma online lo troverete con un sconto del 15%, come sempre. Edito Mondadori.









Se vorrete farvi un'idea di cosa contiene il libro, potrete andare sulla pagina di Amazon, digitare il nome del libro (inglese) e leggere in anteprima le prime pagine. L'anteprima dell'edizione italiana  non è al momento disponibile.

venerdì 7 aprile 2017

Dio di illusioni, Donna Tartt




Titolo: Dio di illusioni
Autore: Donna Tartt
Casa Editrice: BUR Rizzoli

Trama
 Un piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il loro insegnante di greco antico, un esteta che esercita sugli allievi una forte seduzione spirituale. A loro si aggiunge un giovane piccolo borghese squattrinato. In pigri weekend consumati tra gli stordimenti di alcol, droga e sottili giochi d'amore, torna a galla il ricordo di un crimine di inaudita violenza. Per nascondere il quale è ora necessario commeterne un altro ancora più spietato...

Recensione
Henry, Charles, Camilla, Bunny, Francis, Richard. 
Questi i protagonisti della nostra storia.

Per la prima volta, dopo non so quanto tempo, mi trovo in difficoltà.
Mi trovo in difficoltà perché non so cosa scrivere.
Cosa vi dovrei dire se non che siamo davanti a un capolavoro?

Devo ammetterlo: la mole mi spaventava. Si tratta di un romanzo, infatti, di 622 pagine e quando lo iniziai, la prima cosa che pensai fu:" Ok, ci starò su più di un mese." 
Non sono rare le occasioni in cui sosto per circa tre settimane su un libro anche di 300, di pagine; quindi ero benissimo preparata a ciò che sarebbe potuto accadere, con molta probabilità.

Non avevo, però, preso in considerazione una cosa: il fatto che il libro avesse potuto rapirmi.

Quando leggo un libro, cerco sempre di essere attenta, razionale. Capire che tipo di romanzo io stia leggendo, lo stile, le ambientazioni, le descrizioni ecc.
Quando ho iniziato questo libro, invece, è successa una cosa ambigua.
Iniziare a leggere ha segnato il mio passaggio da essere umano razionale a succube.

Sono diventata completamente assuefatta dal romanzo. Non solo non riuscivo a smettere di leggere, ma quando non leggevo mi sentivo comunque lì in Vermont. Come se fossi dovuta andare un attimo a pranzo\cena a dormire ,e poi sarei ritornata, subito dopo ,dai ragazzi. 
Sono diventata completamente dipendente dalla scrittura della Tartt che mi ha incantata. E non incantata nel senso di scrittura ammaliante, brillante (anche quello, si), ma nel senso proprio letterale del termine. Per tutto il romanzo è come se io fossi stata sotto effetto di ipnosi; come se, per tutto il tempo, lei avesse ondeggiato davanti ai miei occhi un pendolo e io, diventata una sua succube. 

Non mi sono mai annoiata. 
Mai.
Anche quando la Tartt fa cenni relativi alla storia greca, o si perde in discussioni filosofiche sul senso della vita e della morte, io ero una sua succube. Lei avrebbe potuto fare di me ciò che avrebbe voluto.
 Per restare in tema, lei ha avuto su di me lo stesso effetto che Julian ha avuto sui ragazzi. Quanti autori, posso dire di riuscirci, di far vivere al lettore, sulla loro pelle, quello che vivono i protagonisti?

Ho letto molti commenti su come fosse prolissa la Tartt, ma per quanto mi riguarda, ognuna di quelle 622 pagine è necessaria per i tempi del romanzo, ed ognuna di esse è importante.
Certo, capisco anche Dio di illusioni tratti dei temi e delle ambientazioni che non incontrano i gusti di tutti i lettori, essendo una sorta di thriller\mistery molto d'impatto ed originale nell'esposizione. E  la Tartt sarebbe potuta cadere facilmente nella banalità della trama, alla fine già vista e intuibile nel suo svolgimento (basti pensare che il romanzo si apre già con l'ammissione di un delitto da parte del gruppo), ma questo non è successo.

Lo stile è distaccato, freddo, quasi scientifico, riflettendo con queste caratteristiche le personalità di Richard, Camilla, Bunny, Henry, Charles e Francis. Ma anche le atmosfere classiche ellenistiche che inesorabilmente abbiamo la sensazione di respirare per tutto il romanzo, nonostante ci troviamo intorno agli anni '90. Rinominiamolo, pure, stile classico-ellenistico.
E' Richard la voce narrante, che ritorna indietro a ricordare i tempi del college e anche prima, parlando della sua famiglia, analizzando ciò che è stata un'esistenza che non ha del tutto superato.

La Tartt sarebbe potuta cadere banalmente anche nell'epilogo.
Quanti romanzi abbiamo letto, fantastici, che si sono persi nel finale?
Questo non lo ha fatto.
Ero già preparata a una eventuale delusione in tal senso ma, ancora una volta, non sono riuscita a staccare gli occhi dalle pagine, totalmente e completamente assorta.

Incesto, droga, sesso, mistificazione con le divinità sono gli argomenti che più creano sgomento nel lettore. Argomenti sui quali ci si focalizza maggiormente, con non molto imbarazzo ,verso le ultime due centinaia di pagine del libro e che, a me, hanno lasciato parecchio sconvolta. Non tanto per i fatti in sè che sì, creano disgusto, ma tanto per come la Tartt li butta lì, così, tra una pagina e l'altra, come se il lettore, alla fine, lo avesse sempre saputo. 
Una sensazione che ho avuto per gran parte del romanzo era quella, infatti, che mi venisse nascosta qualcosa. Come se io stessi leggendo una storia dietro la quale, in realtà, se ne celava un'altra. Ed è stato proprio così, come alla fine scopre Richard, l'outsider accolto nel gruppo e la cui vita verrà cambiata per sempre dagli avvenimenti di quegli anni tormentati, grotteschi, irripetibili (fortunatamente).
Quindi, ancora una volta, noi diventiamo Richard.

In più, dopo la lettura, si ha la sensazione di essere usciti da un'incantesimo, come se si avesse finalmente la conferma che leggendo quel libro, ci si abbandona a un'altra dimensione,e finendolo se ne esce. Come se leggere Dio di illusioni, fosse davvero un'esperienza mistica che si consuma fra le pagine di questo romanzo, e poi ci abbandona,


Non sono forse magistrali, questa capacità?
Non è forse un capolavoro, questo romanzo?


Voto
★ ★ ★ ★ 

lunedì 27 marzo 2017

Flop Feltrinelli | Errore di stampa per la nuova uscita di Amos Oz





Ebbene si. E' successo. Anche le grandi sbagliano.
Questa volta con Amos Oz e la sua nuova uscita Tocca l'acqua, tocca il vento.

La casa editrice Feltrinelli, che si occupa qui in Italia di stampare gli ormai celebri e attesissimi scritti dello scrittore israeliano, ha commesso un errore...non indifferente.
Come è possibile vedere da una foto scattata da un lettore su Instagram, la prima stampa del romanzo (nelle librerie già il 23 Febbraio) riporta Amoz Oz invece di Amos Oz.
Ovviamente, le copie sono state subito ritirate dal mercato per una nuova ristampa che uscirà nelle librerie il prossimo 30 Marzo. Anche se, qualche fortunato, riesce ancora a scovare delle copie qui e lì. Perché fortunato? Gli errori di stampa sono pezzi unici, da veri collezionisti. Figuriamoci in questo caso, dove l'errore è in primissima pagina.

Come dicevamo prima, anche le grandi sbagliano.
Ma errori così, sono ammissibili oggi?