sabato 18 novembre 2017

Ultime letture! #1

Riprendiamo subito con le ultime letture che non aggiorno da un bel po' .
Credo l'ultimo aggiornamento risalga alla letture estive, quindi mettiamoci subito sotto!
Per correttezza dividerò questo aggiornamento in due parti.


                                           

Dalle parti degli infedeli, Leonardo Sciascia
Adelphi, 10€
★ ★ ★ ★ 

Con Sciascia non ci eravamo lasciati molto bene. Mi approcciai al suo A ciascuno il suo e, nonostante capì il suo messaggio, non riuscì a godere a pieno della lettura. Con Dalle parti degli infedeli invece ci siamo compresi benissimo. Ho trovato questo piccolo testo (meno di cento pagine) di denuncia sociale straordinario e illuminante.







Aggiungi didascalia
La fattoria degli animali, George Orwell
Mondadori, 12€
★ ★ ★ ★ 

Primo approccio con Orwell (si, non ho ancora letto 1984!) e la sua narrativa è davvero folgorante come la descrivono. La fattoria degli animali che nasce come una favola, in realtà è una cruda satira degli anni del totalitarismo che ben si presta a rappresentare anche l'omertà che contraddistingue la realtà di oggi. Quanto mi sconvolgerà, a questo punto, 1984?






                   

L'Aleph, Jorge Luis Borges
Feltrinelli, 9€
★ 

L'Aleph è una raccolta di racconti di uno dei più importanti esponenti della letteratura fantastica, J.L. Borges. Qui lo scrittore intreccia la più fervida immaginazione con episodi di storia e mitologia, che purtroppo non hanno incontrato il mio gusto personale. Credo che per comprendere questi racconti bisogna avere alle spalle un bagaglio culturale di altissimo livello in queste materie (nonché una grande passione per le stesse) altrimenti a pagarne il prezzo sarà la vostra godibilità rispetto la lettura.

martedì 14 novembre 2017

Le quattro casalinghe di Tokyo, Natsuo Kirino



Titolo: Le quattro casalinghe di Tokyo
Autore: Natsuo Kirino
Casa editrice: Neri Pozza
★ ★ 


Dimenticate il significato di thriller, prima di leggere questa recensione. Scordatevi quei romanzi scritti per distrarvi e farvi stare sul filo del rasoio per puro godimento, perché questo non lo è.
Le quattro casalinghe di Tokyo è si un thriller, ma porta con sè una rivoluzione che ha segnato per sempre la cultura di massa giapponese. Ma, come sempre, andiamo con ordine.

Le quattro casalinghe di Tokyo parla di quattro donne che apparentemente sembrerebbero essere solo colleghe di lavoro (impiegate in un'azienda che produce colazioni preconfezionate e per la quale svolgono esclusivamente turni notturni), ma un avvenimento è destinato a unirle per sempre.
Yaoyoi, dopo aver scoperto che il marito la tradisse  e avesse consumato i risparmi di una vita in una sala da giochi, lo uccide spinta da un rancore profondo, da un sogno di rivalsa, da un desiderio di vendetta per essere stata anche soggetto di violenza domestica. La donna arriva così a questo gesto estremo che la porterà a chiedere aiuto alle amiche Masako, Kuniko e Yoshie le quali, per poter aiutare la collega, si troveranno a fare a pezzi il cadavere. 

E' una trama estremamente complessa e che in molte sue parti avrei evitato di raccontarvi, se non fosse fondamentale per un commento il più possibile completo.
La storia si svolge, come è già evidente dalla letture della trama, sotto ambientazioni cupe ed episodi crudi. La Kirino è stata infatti capace di dipingere un quadro clinico, freddo ed estremamente lucido del Giappone di quegli anni. Le quattro casalinghe di Tokyo esce nel 1997 e dopo aver passato diversi anni in sordina, nel 2004 viene nominato ai prestigiosi Edgar Award.  Dopo la nomination , Le quattro casalinghe di Tokyo sale alla ribalta. Tutti ne parlano, nel bene o nel male. La Kirino è riuscita a mostrare il quadro di un Giappone in cui le donne non sono quelle pronte a provare amore, perdono e accondiscendenza nei confronti dell'uomo padrone della casa e della famiglia: per la prima volta, si parla della donna per i suoi sentimenti di rabbia, di vendetta, di odio, della donna capace di nefandezze ,capace di affrontare la vita e di riprendersela lottando.
In questi sentimenti si sono riviste le donne giapponesi, a tal punto che si sono registrati nella nazione risultati spiacevoli: dal 2004 in poi, sono aumentati esponenzialmente i casi di donne (casalinghe) che abbiano ucciso il marito e poi fatto il cadavere a pezzi. 

Il romanzo si è rivelato, dunque, di forte impatto per la cultura di massa giapponese, e di questo ne sono stati consapevoli un po' tutti in questi anni. La Kirino, che per la prima volta racconta la donna nel male, non è stata sin da subito ben vista dai giornalisti che più volte si sono rifiutati di accoglierla nei propri studi televisivi, perché l'immagine della donna offerta dalla scrittrice non era in realtà consona al buon costume. Ma la Kirino si è saputa sin da subito ben difendere, perché ha contrattaccato stabilendo che se fosse stato un uomo a scrivere di uomini, sicuramente tutto sarebbe stato differente. 

Se il romanzo, da un lato, si conferma rivoluzionario e geniale (parleremo dello stile più avanti), dall'altro cade nel finale. Il finale vede come protagonista Masako, la donna cardine attorno alla quale si sviluppa il libro e punto di riferimento del gruppo di colleghe.
 Il problema è che la risolutezza, la scaltrezza e la furba intelligenza che contraddistingue la sua figura per tutto il corso della narrazione, si perde nel finale per essere sostituito dal suo esatto opposto: una donna ipocrita, debole e irrazionale. Tutto perde di significato nelle ultime pagine, tutta la forza femminile sulla quale si basa il romanzo, il sogno di emancipazione e la lotta per una vita libera e dignitosa.
Si aggiunge anche l'evoluzione improvvisata di una "storia d'amore", poi, che diventa malata, diventa ossessione, fuoriuscendo completamente dalla struttura che fino ad ora si stava impostando al libro, per passare ad un finale in cui episodi di violenza diventano segni  o giustificazioni di un'apertura del cuore. E questo, per quanto io stia cercando di entrare nell'ottica di un romanzo che nasce come estremo, esasperato, non trova giustificazioni per il mio pensiero, a maggior ragione se si parla di un romanzo in cui la rinascita della donna ne fa da protagonista.
Insomma, un libro rivoluzionario e geniale rovinato dalle ultime quaranta pagine che sembrano quasi prese da un racconto di bassa lega poi adattato a questo, e che stonano totalmente con i toni che si sono assunti per le precedenti seicento pagine. Una grande, grandissima delusione.


Lo stile, come avevo già anticipato per le ambientazioni, è clinico, freddo ed estremamente lucido. Il problema è la poca scorrevolezza del romanzo che fatica ad ingranare nelle prime pagine e che diventa fluidissimo a partire da metà stesura. Peccato per il finale: anche nello stile il finale pecca di contenuti e di forma. Sembra non solo che la scrittrice abbia fretta di terminare il romanzo, ma che lo faccia anche in malo modo. Insomma, la violenza che diventa amore è instaurata in un rapporto che sorge improvvisamente e che nella sua più completa atrocità, diventa a livello di contenuti e di stile una gran trashata. Infatti, come si potrebbe facilmente desumere, il tutto manca di fondamenta poiché la storia è paradossale, incredibile e inverosimile in ogni sua dimensione. Non posso andare più nei dettagli di quanto io non sia già andata, ma nel caso vi capitasse di leggere il romanzo, poi potrete capirmi. 

parlare del film

VI CONSIGLIO DI LEGGERE IL ROMANZO?
Vi consiglio di leggere il romanzo, si, perché è il racconto audace e fuori dal coro di una scrittrice donna che per la prima volta alza la voce per raccontare le donne. E non le donne docili, amabili, accomodanti, ma quelle violente, capaci di azioni brutali e che di queste ne vanno fiere.
Una prova che tutti dovrebbero leggere perché merita, merita tantissimo.
Questo però vale per tutto il libro escluse le ultime quaranta pagine, alle quali non attribuisco alcun merito e verso le quali mi accompagnerà sempre il grande interrogativo sul come abbia fatto l'autrice a mettere su carta questa idea di amore, con quale coraggio ma soprattutto con quale scopo. 

sabato 23 settembre 2017

Mi chiamo Lucy Barton, Elizabeth Strout




Titolo: Mi chiamo Lucy Barton
Autore: Elizabeth Strout
Casa editrice: Einaudi 


★ ★ 


Elizabeth Strout è stata vincitrice del Premio Pulitzer nel 2009 con la raccolta di racconti Olive Kitteridge. Successivamente vanta due pubblicazioni: I ragazzi Burgess e Mi chiamo Lucy Barton.
Ho avuto l'occasione di leggere questo suo ultimo romanzo, e devo dire che l'incontro non è stato dei migliori. Inutile dire di come le aspettative fossero alle stelle, e purtroppo, completamente disattese.

Il romanzo, che consta circa un centosessanta pagine, ruota attorno alla figura di Lucy Barton, una donna che racconta, attraverso la stesura di un romanzo, la propria vita. I temi trattati sono fondamentalmente la famiglia, la violenza e i matrimoni falliti. Il tutto, attraverso una chiaccherata madre - figlia in un letto d'ospedale.

Per incominciare, ho trovato il romanzo disorganizzato. Le conversazione tra la madre e Lucy sono estremamente banali e di poco conto, e servono giusto da input affinché Lucy possa raccontare la propria vita attraversi ricordi personali. Racconta del proprio matrimonio, della figura ambigua del padre e dei fratelli, dei primi approcci al mondo della scrittura, ma tutto con larga superficialità. Potrebbe sembrare un fattore voluto, data anche la limitata mole del romanzo, ma in realtà credo sia stata una scelta abbastanza controproducente. La protagonista, infatti, scrive questo romanzo come una sorta di autobiografia, appunto, romanzata, per liberarsi dai demoni del passato. Tuttavia, per tutto il romanzo si ha l'impressione che lei stia giocando a nascondino. Tocca superficialmente ogni tematica, dalle più disparate, senza mai approfondirne una. Non si ha mai una vera e propria confessione, un punto di sfogo, un racconto dettagliato su un avvenimento che l'abbia segnata. E' tutto un dire e lasciare alla mente del lettore, che deve fare un gran lavoro per dare della sostanza a un libro che non ne ha.

Questa mancanza di spina dorsale si riversa anche nella struttura del romanzo. Capitoli brevi (brevissimi, nelle ultime pagine anche mezza pagina), frasi smorzate, donano al libro non tanto la forma di un romanzo, quanto di una raccolta di pensieri che attraversano la mente di Lucy senza mai, come dicevo prima, approfondirne alcuno. Ho trovato, poi, lo stile abbastanza confuso, come se neanche la Strout avesse idea di che cosa far dire a Lucy. L'impressione che ho avuto, infatti, non è stata quella di una donna che ha l'ispirazione per raccontare una storia, ma di una scrittrice che deve pubblicare un romanzo. Per farlo, aveva una sola idea in testa: impietosire il lettore. Come farlo? Attingendo a temi sociali di grande importanza, che non possono non lasciare indifferente il lettore. Purtroppo, non ho avuto l'impressione ci fosse attenzione o una cura particolare nel far questo, o un qualsiasi tipo di intenzione di rendere queste tematiche proprie. Infatti, per gran parte della lettura mi sono sentita completamente estranea al racconto di Lucy. Tutto mi è sembrato uno strumento per adempiere ad una scadenza di pubblicazione, e che per farlo non avesse altra scelte che adottare non temi qualunquisti (di violenza, famiglia e matrimoni falliti bisogna sempre parlarne), ma con approcci già visti e rivisti. Come se in realtà la Strout non avesse davvero un'ispirazione che la guidasse per la stesura di tutto il libro, ma ne fosse a corto , e tutto il resto fosse una grande forzatura. Anche i capitoli brevi, le frasi prive di contenuto, tutto ha contribuito a farmi un'idea di questo tipo. Certo, non posso negare come nelle ultime pagine io mi sia sentita in qualche modo toccata da questa storia, ma credo che questo turbamento derivi più da come la Strout si sia servita di questi temi per mascherare ad una sua mancanza di trama. E questo è un espediente che non mi sento di premiare, non da un Premio Pulitzer.

mercoledì 20 settembre 2017

Nuovo Cinema Paradiso (1988)

"Quelle con gli occhi azzurri,
sono le più difficili!
"
Nuovo Cinema Paradiso


Eccoci, oggi, a parlare di una pietra miliare del cinema italiano, ma perché no, anche internazionale.
Solo per citarne alcuni tra i più importanti, è stata vincitrice di premi quali Oscar al Miglior Film Straniero (1990) , Golden Globe per il Miglior Film Straniero (1990), cinque BAFTA e un David di Donatello per il miglior musicista a Ennio Morricone . 

Ovviamente si tratta de Nuovo Cinema Paradiso, pellicola diretta da Giuseppe Tornatore e uscita nelle sale italiane nel lontano 1988. Racconta la storia di Salvatore di Vita, un bambino, un adolescente, un uomo la cui vita noi seguiamo rispettivamente in queste tre fasi insieme all'evolversi di una sua grande, grandissima passione: il cinema. Sarà il cinema il fulcro della pellicola, nonché il centro attorno al quale graviterà la vita di Totò: dalla nascita delle sue prime esperienze sessuali alla scoperta del vero e unico amore; dal suo primo lavoro dietro la cinepresa nella sua Sicilia fino a seguirlo al culmine della sua carriera da regista a Roma, dove adesso vive. 
Dal giorno del suo trasferimento, non si è più guardato indietro. Complice di questo soprattutto le parole di Alfredo, mentore, amico, guida di Totò che un giorno, prima di partire, gli suggerì di non fare più ritorno in Sicilia, e di seguire solo i suoi sogni. Perché la Sicilia opprimeva, perché la Sicilia limitava il vero potenziale che Totò, restandovi, non avrebbe saputo esprimere. 

"Non voglio più sentirti parlare.Voglio sentire parlare di te."



 A cosa ha dovuto rinunciare, Totò, per questo?
All'amore della sua vita.
La vetta che è riuscito a toccare con il successo sul lavoro è compensata dalla vacuità della sua vita, dall'assenza dell'unica donna che ha sempre amato, e della sua famiglia, che vede sporadicamente e solo nel momento in cui solo loro ad andare a trovare lui a Roma, perché la Sicilia , ormai,rappresenta solo il passato. Questo, almeno, fino al giorno in cui riceve la telefonata della madre che gli comunica la morte di Alfredo. Totò sara, così, costretto ad affrontare quei fantasmi che per troppo tempo si è rifiutato di affrontare, e di risolvere delle ombre che fino ad oggi, ancora, lo tormentano.



"Tu non c'entri, mamma. E' che ho sempre
avuto paura di tornare. Ora, dopo tanti anni,
credevo di essere più forte, di avere dimenticato
molte cose, e invece... Mi ritrovo tutto davanti,
come se fossi rimasto sempre qui."


E' un film emozionante, vero, intriso di bellezza. La bellezza, quella italiana, che abbiamo solo noi, che ci ha sempre contraddistinto e che stiamo perdendo col tempo a favore di una volgarizzazione delle emozioni, a favore di una risata facile , ma vuota.
Se qualcuno mi chiedesse cos'è per me la bellezza, quella bellezza pura e fatta di disincanto;
se qualcuno mi chiedesse come descriverei la reale bellezza italiana, in termini di cinema, di vita;
se qualcuno mi chiedesse come ci si emoziona finché il cuore e gli occhi e l'anima non esplodono,
io gli direi di guardare Nuovo Cinema Paradiso
perché le parole non sarebbero abbastanza
per rispondere.

mercoledì 6 settembre 2017

Letture di Agosto!





Letture del mese di Agosto. Davvero tante. Iniziamo senza perderci in chiacchiere?


Uno studio in rosso, Arthur Conan Doyle 
★ ★ ★ 
Il Maestro del giallo classico per eccellenza. Con Uno studio in rosso, Doyle apre le danze al primo di una serie di quattro romanzi dedicati all'enigmatica figura del geniale Sherlock Holmes e del suo fidato coinquilino, Watson, dal cui punto di vista seguiremo gli avvenimenti, o meglio, le avventure dipinte di giallo che li coinvolgeranno. Non voglio svelarvi niente sulla trama, dal momento che il romanzo si dipana in meno di centotrenta pagine, basterà solo che voi sappiate che è un'avventura ottocentesca, con degli spunti storici e un epilogo drammatico\romantico. Che dire? Non mi aspettavo certo questo leggendo Doyle! Piuttosto prevedevo un personaggio composto, posato, insomma, un vero protagonista del giallo classico! E invece Holmes è proprio sopra le righe, senza ombra di dubbio estremamente deduttivo, crea assuefazione e... si, mi ha decisamente convinta con questa prima prova!

Il segno dei quattro, Arthur Conan Doyle
★ ★ 
Esatto, non contenta ho proseguito leggendo il secondo romanzo e sicuramente, con questo libriccino tra le mani, ho scoperto un Holmes ancora più stravagante! Sfortunatamente, mi ha convinta meno del primo, ma conto di rifarmi più avanti con i prossimi due, e perché no, anche con le altre raccolte di racconti che raccolgono le avventure dei nostri protagonisti sopra le righe!

La bambina del mare, Lucio Figini

Ragazzi, che cantonata. Ho provato a scrivere un post su questo romanzo ma non sono riuscita ad arrivare fino alla fine. Purtroppo è stata una grandissima fregatura e una gran delusione. La bambina del mare prova  a raccontare la storia di Ariel che viene accolta in un centro dopo essere stata ritrovata bagnata fradicia in un bagno della stazione. Da qui si seguirà per una prima parte del romanzo David, l'educatore che la segue, nel tentativo di risalire alle sue origini cercando di capire chi e perché l'abbia ridotta in quello stato. Per una seconda parte del romanzo, invece, è Ariel a prendere la parola , e da qui seguiremo la sua vita. Oltre a dirvi che il romanzo è talmente scollegato che le due parti potrebbero benissimo formare due libri a sè stanti, si susseguono una serie di situazioni così paradossali, assurde, illogiche, surreali, che non sono stata in grado (e non sono tutt'ora) di esprimermi al riguardo. Il tutto mi è sembrato paragonabile, nella prima parte del romanzo, a una brutta imitazione di Beautiful; nella seconda, invece, mi è sembrato di assistere ad una brutta riproduzione su carta della serie televisiva Raven e un libro di Cecelia Ahern.
Ricordiamoci che questo libro nasce come un noir.
Pensare che nella quarta di copertina Figini è stato paragonato a Oliver Sacks.
Niente di più lontano.

Doppio delitto al Gran Hotel Martini, Emilio Martini
★ ★ ★ 
Ma passiamo alle belle scoperte del mese! Doppio delitto al Grand Hotel Martini è finalmente un giallo italiano degno di questo nome. Nasce dalla penna di due sorelle che hanno ideato un personaggio piuttosto bizzarro: un commissario Calabrese che di cognome fa Berté, con il codino, che ama mangiare, che vive al Nord. Ora, dico io, non avete già voglia di andare a comprare questo libro adesso, proprio in questo momento? Metteteci pure una storia clandestina con una donna spostata e  proprietaria della pensione presso cui alloggia. Metteteci un omicidio durante il ponte di Pasquetta in un grand hotel...ma che state ancora leggendo? Correte a comprare il libro!

Incubo a seimila metri, Richard Matheson 
★ ★ ★ 
Altra grandissima rivelazione di cui vi ho ampiamente parlato in un post che trovate qui. Correte a leggere dell'uomo che è stata una profonda ispirazione per Stephen King!

I pesci non hanno le gambe, Jón Kalman Stefánsson
★ 
Interrotto a pagine ottanta. Per tutte queste pagine ho assistito ad una filosofia forzata e ridondante che appesantiva tutta la lettura. Diciamo pure uno Stefánsson che si atteggia a fare il Kundera della situazione fallendo miseramente?


We should all be feminists, Chimamanda Ngozi Adichie
The little prince, Antoine de Saint-Exupéry
The grownup, Gillian Flynn


Queste sono state le mie lettura in lingua di questo mese e vi rimando direttamente al post in cui ne parlo più in dettaglio qui, con qualche chicca sul perché leggere in inglese. Tutte promosse a pieni voti!

lunedì 4 settembre 2017

LEGGERE IN INGLESE #1

In questi ultimi tempi, è ormai dilagante il trend di leggere in inglese. Vuoi perché si risparmia, vuoi perché le uscite in lingua originale si hanno prima di quanto l'editoria italiana sia solita farci aspettare, il risultato è comunque una grande pubblicità di titoli in lingua che tutti saremmo tentati di leggere... ma ne saremmo capaci?

Ho letto di molte "guide alla lettura", cioè consigli per approcciarsi meglio a un testo straniero, ma mai che nessuno avesse indicato un buon libro da cui iniziare a leggere. Gli articoli che mi è capitato di leggere al riguardo, infatti, indicavano romanzi di facile comprensione, che in realtà tanto facili non erano. Molti iniziano con il consigliare young adult, cioè libri per ragazzi, ma il più delle volte sono zeppi di slang, ossia termini tipici di una lingua straniera che difficilmente si troveranno sul dizionario per essere tradotti. Altri romanzi , invece, sono si più semplici, ma comunque troppo lunghi per consentire una lettura scorrevole a chi si avvicina per la prima volta a un esperimento del genere.

Tuttavia, alla fine, grazie a mie personalissime ricerche, sono riuscita a trovare tre titoli che mi hanno decisamente convinta e che spero possano servire anche a voi per iniziare una nuova avventura.
I titoli di cui vi parlo coprono più generi letterari, sono di qualità, economici, e variano dalla fiction alla non fiction.

I miei consigli, perciò, ricadono su:

The Little Prince, Antoine de Saint-Exupéry




Edizione*: Wordsworth Editions Ltd
Pagine: 112
Prezzo*: 2.31 €

Il piccolo principe è un classico intramontabile, di cui tutti conosciamo più o meno la storia. Questo aiuterà la lettura, che già di per sè è abbastanza facile: il lessico è quello adatto ad un pubblico di bambini, i termini sono molto semplici, e la storia è ricca di altrettanto amore e tenerezza che non potrà lasciarvi indifferenti.
Per chi non conoscesse la storia, Il piccolo principe racconta di un bambino che incontra un aviatore il cui aereo si è sfortunatamente schiantato al suolo, e con lui ripercorrerà il viaggio che lo ha portato sulla terra...

The Grownup, Gillian Flynn





Edizione*: Orion Publishing Co
Pagine: 96
Prezzo*: 3.69€


Chi non conosce l'autrice di Gone Girl, il thriller bestseller internazionale che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo (e da cui è stato tratto anche un film)?
Non la conoscete? Allora The grownup potrebbe essere l'occasione giusta per farlo! E' un breve racconto di sessanta pagine (più il primo capitolo di un nuovo romanzo in uscita) che vi coinvolgerà in un turbinio di emozioni, fra una veggente e una donna che afferma di avere la casa infestata da presenze sinistre... 

We Should All Be Feminists, Chimamanda Ngozi Adichie 




Edizione*: HarperCollins Publishers
Pagine: 64
Prezzo*: 4.62€

Chimamanda Ngozi Adichie è una delle autrici femministe più discusse del momento. Con i suoi romanzi e libri di non fiction, è riuscita a catturare l'attenzione di un pubblico sempre in maggiore crescita. In questo piccolo libriccino, la Adichie racchiude un estratto di un discorso che è stato da lei tenuto diversi anni fa su cosa significhi nella vita di tutti i giorni essere una femminista, con esperienze reali vissute sulla sua pelle, il tutto raccontato con un stile semplicissimo ma toccante.

* I libri che mostro in questa sede sono nell'edizione che vedete in foto. Nel dettaglio, ho specificato la casa editrice che li ha pubblicati e il prezzo che troverete nei principali siti di e-commerce già scontato del 15% 

martedì 22 agosto 2017

Incubo a seimila metri, Richard Matheson






Titolo: Incubo a seimila metri
Autore: Richard Matheson
Casa editrice: Fanucci 





E' da tanto che non torno con una chiaccherata su un libro, ma adesso è proprio il momento.
Capita solo con le letture illuminanti, e questa lo è stata.

Di chi parlerò?
Parlerò di Richard Matheson.

Matheson è stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense che si è imposto nel panorama letterario a partire dagli anni '50 del 900 fino agli ultimi anni del primo decennio del 2000. In molti lo conosceranno per aver scritto Io sono leggenda (da cui è stato tratto l'omonimo e celeberrimo film con Will Smith), anche se questo non è stato il primo approccio che io ho avuto con l'autore.
Ho fatto la sua conoscenza leggendo Incubo a seimila metri , una raccolta di diciassette racconti del terrore che sono abbastanza diversi dal solito. Ma andiamo con ordine.

Incubo a seimila metri è stato pubblicato per la mia prima volta in Italia nel 2004 da Fanucci che si è impegnata nel corso degli anni a pubblicare anche parte delle restanti sua opere (purtroppo molte sono ancora inedite in Italia). Come se non bastasse, nel corso degli anni molte di quelle già in commercio sono finite fuori catalogo, compresa questa raccolta di racconti (non so se per future intenzioni di ristampa, ma al momento sono fuori catalogo da anni ormai). Io l'avevo notata un paio d'anni fa e da allora non me la sono più scordata. Aspettavo di scovarla all'usato, che tornasse magicamente sul mercato , ma niente. Finché un giorno. girando qua e là in diversi siti di e-commerce, l'ho trovata. Non potevo credere ai miei occhi, finalmente, dopo tanti anni!

Come ho fatto la conoscenza di Matheson?
Partiamo dal presupposto che io sono una fanatica di King. Quindi cercavo autori che più o meno si avvicinassero al suo livello, per ampliare un po' la conoscenza del genere. Mi imbatto in questo Matheson.
Vi dico solo che King lo ha definito, insieme a Lovecraft e Poe, una delle sue più grandi ispirazioni.
Potevo non leggere nulla di un uomo che gravita in mezzo a questi nomi? Certo che no!

Matheson è principalmente autore di raccolte di racconti e, purtroppo, sconosciuto a molti.
Incubo a seimila metri è stato il primo titolo che mi ha catturata della sua produzione letteraria, e devo dire che è stato un viaggio piuttosto sorprendente. Mi spiego meglio.

Se siete abituati al classico thriller\horror alla King, che spinge su immagini forti e pesanti, con una scrittura ridondante e asfissiante, vi chiedo di prendervi un attimo di tempo per leggere delle brevi istruzioni al Matheson - uso.

Partendo dal presupposto che io e i racconti non andiamo molto d'accordo, quando ho iniziato a leggere questa raccolta l'impatto non è stato decisamente dei migliori. Mi trovavo di fronte a un immaginario completamente diverso rispetto a quello a cui mi aveva abituato la produzione di King o, più in generale, altri romanzi del genere contemporaneo. Perché dico questo? Perché Matheson, a dispetto delle caratteristiche precedentemente indicate, non sfrutta immagini forti o una scrittura asfissiante per stordire il lettore con un facile brivido di paura, ma al contrario la sua scrittura è limpida, cristallina, semplice. I suoi personaggi non sono mostri, creature malvagie, oscure presenze o terribili animali: sono uomini. Le sue storie non si servono di castelli diroccati o buie ambientazioni, ma la gran parte riguardano luoghi comuni illuminati dalla luce dei giorno. Matheson racconta l'horror attraverso la quotidianità dell'essere umano, che sotto la sua penna si scopre essere il male. Inizialmente non capivo tutto questo. Vedevo una serie di storie in cui non comprendevo dove dovesse essere il punto che mi avrebbe dovuta spaventare, far saltare dalla sedia, o farmi fare brutti sogni . Finché man mano, procedendo con la lettura, le immagini che ci mette davanti Matheson diventano assolutamente disturbanti. Perché su, ammettiamolo: finché si tratta di mostri, spiriti, presenze, è facile dare al lettore qualcosa che lo terrorizzi, ma quanto genio ci vuole per spaventarlo raccontando la storia di un nuovo vicino di casa che trasloca nel quartiere, di una coppia che festeggia il primo anniversario, di un gruppo di adolescenti che vanno ad una festa, di una nonna che bada alla nipote, di un uomo che sorvola l'oceano in aereo...? Tutto quello che fa Matheson è sfruttare l'ordinario per creare lo straordinario, contando su episodi quotidiani ed esasperazione, il tutto in meno di trenta pagine per racconto. Le sensazioni che proverete leggendo questo libro saranno le stesse che vi darà l'immagine di una maestra che fa lezione in un giorno di sole, ma che invece di prendere il gessetto e spiegare la lezione del giorno,con un sorriso striscerà prepotentemente le proprie unghie sulla lavagna.
Matheson infatti vede oltre quei momenti ordinari che popolano le nostre vite: la sua capacità è quella di tagliarne un pezzettino, come se per caso li spiasse proprio nel momento in cui una moglie accarezza il marito, un uomo torna a casa dal lavoro, e da qui viaggiare al di là delle maschere di ognuno per vedere quello che si cela o quale sarà il loro destino. Molto viene lasciato all'immaginario, non viene detto, e non nego che questo mi abbia impedito di capire il fine ultimo di qualche storia, ma nel complesso non posso non riconoscere il suo genio. Scrittura semplice, immagini ordinarie, e il risultato è stato straordinariamente e sorprendentemente magnifico. Quando uno è bravo, è bravo.

Per meglio addentrarci nei particolari dell'edizione, e incuriosirvi ulteriormente sull'andare a scoprire questo autore, vi dirò che l'edizione che troverete al momento nei principali siti di e-commerce è dotata di una prefazione di Stephen King , mentre alla fine dei diciassette racconti troverete un'intervista fatta allo stesso autore. Ah, dimenticavo: il libro si apre con una dedica al Re dell'horror. Sono rimasta piacevolmente sorpresa anche da quanto si sia rivelata curata questa edizione, che non mi aspettavo affatto così nonostante si tratti di una edizione economica. Ma probabilmente era destino il nostro incontro avvenisse e fosse favorito anche da altre piccoli particolari.

Vi invito, dunque, a scoprire Matheson. Io vi esorto a partire proprio con questa raccolta di racconti, ma per chi non fosse avvezzo al tipo di lettura e volesse approcciarsi direttamente a un romanzo, vi indico qui: Io sono leggenda, Io sono Helen Driscoll e Tre millimetri al giorno. Tutti editi Fanucci.