mercoledì 16 maggio 2018

Ultime letture #5

Sono una procrastinatrice dichiarata, come ormai è largamente risaputo, e sono qui per mettermi in pari con le ultime letture degli ultimi mesi.
Iniziamo subito!



Splendore, Margaret Mazzantini
★ ★ ★ 

Inconsapevolmente, dopo Chiamami col tuo nome mi sono imbattuta in una storia analoga a quella di Elio e Oliver, ma decisamente molto più tragica.
Si parla di Guido e Costantino, in questo caso, della loro crescita a livello personale e di come affronteranno nelle rispettive vite la loro omosessualità.
Mentre in Chiamami col tuo nome l'omosessualità non viene affrontata come un problema, perché l'amore tra Elio e Oliver si racconta (come dovrebbe essere sempre) senza pregiudizi di alcun tipo, qui si scoprono gli ostacoli che per tutta la vita impediscono ai due protagonisti di mettersi a nudo totalmente, che sia a causa della loro stessa mancanza di coraggio ad intimidazioni omofobe a carico di terzi.
E' una storia tenera, straziante, che la Mazzantini racconta con molta sensibilità, anche se non così brillante come speravo.
Senza ombra di dubbio, comunque, Guido e Costantino sono due personaggi che resteranno nei nostri cuori per molto tempo, ricordandone le sofferenze anche al solo rievocare i loro nomi






Tu non mi conosci, Joyce Carol Oates
★ ★ ★ ★ 

E' nato un amore!
Primo incontro con la Oates, una della scrittrici americane più prolisse degli ultimi anni. Tu non mi conosci è una raccolta di racconti in cui affronta i temi che contraddistinguono la sua ricca produzione bibliografica: amore, odio, violenza, stupri, ossessioni etc.
Ok, detto così sembra di leggere il circo degli orrori, ma sono racconti variegati in cui la parola chiave resta comunque l'estremo raccontato in ogni sua forma. Si, questa forma raggiunge, spesso e volentieri, un lato grottesco del racconto, ma è questa la Oates. Con la sua penna lucida e raffinata, riesce descrivere minuziosamente delle situazioni grottesche senza mai cadere nel pesante.
Sicuramente consiglio questa raccolta di racconti a chi non si è mai approcciato alla Oates, e vuole conoscere in poche pagine il profilo di una delle scrittrici più prodigiose di sempre.




Il vecchio e il mare, Ernest Hemingway

★ ★ 

Santiago non pesca più nulla da più di ottanta giorni, ormai. Così decide di imbarcarsi per mettere fine a questi giorni di digiuno; digiuno, che sarà poi una metafora anche dei silenzi della vita. E'questo uno dei più grandi capolavori attribuibili a Ernest Hemingway, forse lo scrittore americano per eccellenza?
Purtroppo questo incontro con Hemingway non è andato come speravo.
Aspettative altissime, che però non hanno incontrato i miei gusti.
Per tutta la lettura non sono riuscita a empatizzare con la lotta metaforica di Santiago, che si basa tutta sulla pesca e che non è riuscita a coinvolgermi, probabilmente anche grazie al fatto di non essere riuscita a vedere oltre.
Più che una metafora della vita, l'ho letta come una vera e propria ode alla pesca, al mare, troppo tecnica perché possa essere apprezzata solo dai veri amanti del genere.



1984, George Orwell
★ ★ ★ ★ 

1984, il capolavoro della distopia narrativa.
Questo libro è davvero spaventoso nella sua maniera di riuscire a prevedere situazioni politiche che silenziosamente si stanno facendo spazio in questi anni, e non ho fatto fatica a vedere nel Grande Fratello che tutto vuole vedere e tutto vuole controllare, una delle voci politiche che sta insorgendo nella nostra penisola. Quello che mi ha fatto ancor più paura, è stato come nonostante la società totalitaria che viene descritta in questo romanzo abbia degli oppositori, questi siano neutralizzati non attraverso la violenza, non attraverso la guerra, ma attraverso una perversa forma di plagio psichico.
Fake news, lavaggi del cervello su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, continui cambi di posizione a livello bellico e giornalistico, vi dice nulla sulla nostra situazione odierna? Esempio: oggi il Grande Fratello è in guerra con l'Eurasia, domani cambia idea e lo è con l'Estasia. Cosa succede? Cambiano tutti i titoli dei quotidiani stampati e archiviati degli ultimi anni perché nessuno possa avere memoria di ciò che è stato, e anche se l'avesse, andando a controllare di registri non risulterebbe nulla che possa avere un riscontro con i propri dubbi. Uno dei signori impiegati negli uffici addetti a questi cambi di stampa è proprio Smith, il nostro protagonista, che realizza ci sia qualcosa che non va nel sistema. Si opporrà, si, ma ce la farà?
Vi invito fortemente a leggere questo romanzo, e riflettere altrettanto su quella che è oggi la nostra situazione politica. Non assorbite come spugne tutto ciò che vi viene raccontato: raggiungete alle vostre conclusioni, qualsiasi esse siano, sempre con la vostra testa.







lunedì 26 marzo 2018

Ultime letture #4

Come sapete, in questa rubrica chiacchiero sulle mie ultime letture.
Quindi, senza indugiare in ulteriori perdite di tempo, iniziamo!


Chiamami col tuo nome, André Aciman
★ ★ ★ ★ ★ 
Pensavo di avventurarmi in una lettura da stacchiamo la spina , invece si è rivelata più di questo. Un incontro indimenticabile, che ha segnato non solo la storia d'amore tra Elio e Oliver, in un'estate  degli anni '80 a B. (luogo non precisato) , ma anche me. Una storia d'amore, una storia di vita.
Ho approfondito il mio pensiero in una recensione a parte che potrete trovare qui , con allegate anche citazioni tratte dal romanzo, più crisi mistiche varie.







Sfida a Poirot, Agatha Christie
★ ★ ★ 
La Christie non può mancare. Questa volta ho fatto la conoscenza di Poirot alle prese con un misterioso caso di omicidio, in cui sono coinvolti direttamente un agente del controspionaggio inglese e una ragazza chiamata a battere a macchina in un appartamento in quel di Crowdean. Sarà lei a scoprire il corpo proprio qui, ma qual è l'identità di questo corpo?
La scrittura della Christie è sempre magistrale, ma purtroppo questo caso non mi ha convinta molto. Molte cose mi hanno lasciata perplessa, soprattutto nel finale. Sicuramente, però, ci rifaremo! Vero, Poirot?






Il miglio verde, Stephen King
★ ★ ★ ★ 
Sicuramente molti di voi conosceranno questa storia per il film, ma io ho fatto la conoscenza di John Coffey tramite le parole di Stephen King.
John Coffey è uno dei condannati alla sedia elettrica residente al penitenziario di Could Mountain, e lo seguiremo fino alla fine dei suoi giorni. Conosceremo la sua storia, il motivo della sua permanenza, tutto attraverso le parole di uno degli agenti del penitenziario, grazie al quale scopriremo che Coffey potrebbe esser stato condannato per un reato non commesso. E allora, chi è il colpevole?
King, in questa sua prova, riesce ad unire l'aspetto thriller a quello drammatico, creando delle situazioni che inevitabilmente ci porteranno a interrogarci su cosa conti davvero essere nella vita. Una storia avvincente, tagliente, scritta con la solita maestria del re dell'horror, che non a caso è stata definita una delle migliori nate dalla penna dell'autore.





La sottile linea scura, Joe R. Lansdale
★ ★ ★ ★ ★ 
Questo libro è stato davvero una sorpresa. Ho sempre sentito parlare bene di Lansdale, ma non pensavo potesse colpirmi così tanto. E' la storia di un ragazzo texano alla fine degli anni '50 che aprendosi al mondo scopre cosa questo possa riservagli. Scoprirà l'amicizia, l'amore, la morte, sarà testimone di episodi di violenza domestica e sessuale, così come di discriminazioni razziali.
Conosceremo la sua famiglia, i suoi amici, il drive in dove lavora insieme al padre, concentrandoci soprattutto in questi anni ma seguendoli fino in età adulta. Uno spaccato d'America a dir poco eccezionale che mi ha segnata profondamente, tanto che dalla fine di questo libro nessuno sembra più reggerne in confronto.














martedì 13 febbraio 2018

SERIE TV| Girls




Non ho mai parlato di serie tv in questo spazio, non perché io non ne segua o non ne abbia delle preferite. E' che forse non ne avevo mai vista una che avesse avuto un forte impatto su di me tale da spingermi a scrivere. E si, qualche volta ci si è messo in mezzo anche l'ostacolo della procrastinazione.

In caso caso, oggi mi trovo qui per parlare di Girls.

Girls è una serie tv americana prodotta tra il 2012 e il 2017 da Lena Dunham, che veste anche i panni della protagonista, Hannah Horvath, una ventiquattrenne a cui i genitori comunicano di non voler più provvedere al suo sostentamento economico, e che si troverà perciò costretta a trovare da sola le risorse attraverso cui sopravvivere.

Nasce così il viaggio grazie al quale assistiamo alla crescita di Hannah, o meglio, al suo passaggio da ragazza a donna, tra coinquiline, amiche, amori e amanti. I temi trattati sono molteplici: ricerca di sé, amor proprio (Hannah è una ragazza sovrappeso che inizialmente prova fatica ad accettare il proprio corpo) , rapporti con la famiglia e non solo.

Ciò che mi colpisce, di questa serie, è l'incapacità di classificarla. Non è una semplice commedia drammatica, è un racconto senza filtri di ciò che è davvero la vita, senza scelte o epiloghi scontati.
E' imprevedibile, vera, senza maschere. Ogni episodio non sai mai dove ti potrà portare e questo genera non solo sorprese per ogni stagione, ma anche confusione. I protagonisti, infatti, non si muovono secondo degli schemi, dei cliché che siamo stati abituati a vedere nei soliti teen drama - dove alla fine si capisce dove si voglia andare a parere  - ma è tutto una sorpresa anche per loro che sono costretti a cambiare i propri piani ogni volta che la vita li mette davanti a qualcosa di diverso rispetto a quello che hanno sempre sognato.
Quando dico che non ci sono filtri, è perché non ci vengono risparmiate certo scene o dialoghi forti, da atti sessuali ad altri temi scottanti. E' tutto sotto i nostri occhi, tutto quello che viviamo nelle nostre intimità e non diciamo, tutto quello che é sempre stato generalmente omesso dalle camere, ci viene presentato nella più assoluta trasparenza. Forse è proprio questo che mi ha sconvolta di questa serie: il fatto di non essere finzione.

E' un'esperienza particolare, inizialmente sconvolgente, come dicevo (anzi, non smette mai di esserlo) e spesso confusionale, ma alla fine tutti i pezzi tornano al proprio posto. Chiuso l'ultimo episodio, la sensazione che si prova è quella di esser stati scalfiti dentro da tantissimi piccoli pezzi di vetro. Perché il punto da tener presente è che questa serie non punta sul lieto fine, la storia d'amore o il coronamento dell'amicizia eterna, ma ci racconta di una fase della vita che porterà Hannah dall'essere ragazza all'essere donna. Questo comporta delle scelte che lei fa per sé, delle scelte che altri hanno fatto per loro stessi, e quelle che ha fatto la vita per loro. Dei pezzi che si lasciano per strada; altri che si trovano lungo la via.

Credo che questo aspetto sia stato fondamentale per capire perché Girls abbia catturato migliaia di telespettatori sulla HBO in quegli anni, e sul perché la prima stagione abbia vinto due Golden Globe nel 2013 per Miglior serie commedia o musicaleMiglior attrice in una serie commedia o musicale per la Dunham.  
Sul fatto che ci sia stata qualità, sia da un punto di vista direttoriale che attoriale, lo possiamo certificare anche in questi giorni. Adam Driver (nella serie Adam Sackler) è adesso uno dei principali personaggi della nuova trilogia Star Wars (Kylo Ren), candidata anche agli Oscar in ben quattro categorie tecniche nel suo ultimo episodio The Last Jedi, mentre Allison Williams , nei panni di Marnie Machels, è una delle protagoniste di Get Out, pellicola a sua volta candidata in quattro categorie agli Academy Awards.

E la Dunham che fa?
La Dunham, invece, sta tornando in corsa con una nuova serie Camping (sempre per HBO) in cui potremmo vedere prossimamente Jennifer Garner nei panni di una delle protagoniste per la prima volta dopo dieci anni.

sabato 3 febbraio 2018

Ultime letture #3

L'ultima volta mi sono trovata bene a parlare delle mie ultime letture secondo questa metodologia, e da ora in poi credo sia proprio in questa maniera che procederò.
Ecco a voi le mie ultime letture, non più divise per mese, ma scandagliate in ordine cronologico dalle ultime discusse senza una precisa collocazione temporale. Iniziamo!




L'amante giapponese, Isabel Allende
Feltrinelli, 9.50€
★ ★ ★ ★ 
Una storia d'amore che trascende il tempo e che coinvolgerà tutte le persone intorno Alma Belasco e Ichimei. Li seguiremo da bambini, li vedremo crescere e conosceremo le loro famiglie, i loro amori e il percorso che li porterà insieme alla scoperta di chi siano davvero.
Quello che mi ha colpito di questo romanzo è stata la capacità della Allende di isolarmi da tutto, di portarmi con la testa (e il cuore) prepotentemente sulle pagine, e coinvolgermi in un viaggio ricco di vivide emozioni. Il tutto anche grazie alla sua penna, limpida, semplice e magica.





Piccoli racconti di misoginia, Patricia Highsmith
Bombiani, 7.50€
★ ★ ★ ★ 
Sapevo la Highsmith sarebbe stata una bellissima scoperta. E così è stato.
Con questa raccolta di racconti, la Highsmith ci parla delle donne. Ma non delle massaie, delle brave mogli o buone amiche, bensì di quelle astute, perfide, senza scrupoli che si nascondono dietro un bel visino d'angelo.
Il tutto incoronato da una scrittura sarcastica, pungente e magnetica.
Tra i miei racconti preferiti: "La mano", "La puttana patentata, ovvero la moglie" e sopra tutti "La fattrice", sconvolgente.





La donna di scorta, Diego De Silva
Einaudi, 10€
★ 
Ho sempre avuto degli incontri felici con De Silva, da Non avevo capito niente a Mancarsi.  Però questa Donna di scorta mi ha lasciata piuttosto perplessa.
E' la storia di Livio, tipico uomo sposato che per sentirsi ancora virile tradisce la moglie con una ragazza che incontra un giorno per caso tra le vie della città, Dorina. Ho trovato l'approccio alla storia piuttosto maschilista, perché Dorina è davvero la donna di scorta di Livio, che nel frattempo continua la propria storia con la moglie,non mancando certo di servirsi dell'amante per nutrire il proprio ego. La scrittura di De Silva, poi,  non l'ho trovata così brillante, ma troppo indaffarata a giustificare un Livio indifendibile.




Cortesie per gli ospiti, Ian McEwan

Einaudi, 10€
★ 
Primo approccio con McEwan. Mi aspettavo meraviglie, ma così non è stato.
E' la storia di una coppia in vacanza in una città non precisata, incastrata tra la propria routine e i tentativi per uscirne, dopo tanti anni di convivenza insieme.
A rendere il tutto più movimentato arriva l'incontro con un'altra coppia del posto, che porterà scompiglio e a un epilogo del tutto inaspettato della vicenda.
Ciò che non mi ha convinta è stata la storia, troppo confusa, e la penna di McEwan, che non si sapeva benissimo dove volesse andare a parare. Anche se devo ammettere sia piuttosto bravo nelle descrizioni, questo non è certo servito a salvare il romanzo; almeno, per questa volta.





 
 
 
 





 
 

venerdì 26 gennaio 2018

Chiamami col tuo nome (2018)

Solo qualche giorno fa ci siamo lasciati parlando del romanzo. Oggi parleremo del film.
Sto parlando di Chiamami col tuo nome, pellicola che sta riscuotendo negli ultimi giorni un discreto successo a livello nazionale, soprattutto in seguito alle quattro nomination per cui concorrerà agli Academy Awards 2018. Ma andiamo con ordine.

Chiamami col tuo nome è una pellicola uscita prima nelle sale inglesi e americane tra il periodo rispettivamente di Ottobre e Novembre 2017, ma che ha visto la luce per la prima volta in Italia solo il 25 Gennaio 2018. Il film, come ho già anticipato, ha raccolto critiche tra le più positive a livello internazionale, a tal punto che si prospetta diventare un vero e proprio cult movie del genere.
Ne hanno parlato tutti, da Rolling Stones ai talk americani più gettonati, e questo ha contribuito senz'altro a incoronare la fama di un film che già di per sé cominciava ad essere chiaccherato e apprezzato.

Il film, come già saprà chi ha letto il romanzo (scritto da André Aciman - recensione qui) , racconta di Elio e Oliver, due ragazzi che si conosceranno un'estate degli anni ottanta in Italia e che, tra musica, arte e letteratura, si metteranno in gioco per scoprire chi loro siano davvero.
Le riprese si sono concentrate principalmente a Crema tra il periodo di Maggio e Giugno 2017, ma hanno interessato poi anche alcune parti della Lombardia tra Bergamo e il lago di Garda.
Gli attori chiamati a recitare i rispettivi ruoli di Elio e Oliver sono Timothée Chalamet (22) e Armie Hammer (31) , che si sono conosciuti per la prima volta sul set a Crema.





Occorre fare subito una prima precisazione. Potrebbe sembrare a primo acchito, che il film sia una produzione italiana, ma in realtà non è così. Infatti Guadagnino, che avrebbe voluto produrre il film in patria, non ha trovato nessuno pronto a finanziarlo, così che, per realizzare il suo sogno cinematografico, è dovuto "emigrare in America in cerca di fortuna". E così è stato (per fortuna!).
Il film è stato accolto subito con un forte entusiasmo, e a colpire è stata soprattutto l'interpretazione di Chalamet, che ha incantato tutti gli spettatori d'oltreoceano.

In Italia, come sempre, l'interesse e i meriti sono stati riconosciuti solo successivamente al resto del mondo: il film, infatti, è passato in sordina sino al giorno della candidatura agli Oscar dello stesso, esagerando un clamore che in realtà non dovrebbe appartenerci, dal momento che abbiamo rigettato la produzione del film e la pellicola è tecnicamente di matrice americana... ma sorvoliamo, va'. Ringraziamo perciò Guadagnino per aver persistito e averla fatta i barba a quelli che ,adesso ,si staranno sicuramente mangiando le mani.

Come dicevo, il  23 Gennaio 2018 sono stati resi noti i film che si contenderanno la statuetta il 4 Marzo, giorno di premiazione degli Academy Awards.
Chiamami col tuo nome competirà per:

- Miglior Canzone per Mistery of Love
- Miglior Attore per Timothée Chalamet
- Miglior Film
- Miglior Sceneggiatura Non Originale (a cura di James Ivory)

Piccola precisazione: Timothée Chalamet è l'attore più giovane a concorrere in questa categoria degli ultimi ottant'anni e, oltre a concorrere per Chiamami col tuo nome, lo farà in altre categorie per Lady Bird, altro film candidato che promette meraviglie insieme alla meravigliosa Saoirse Ronan (candidata a sua volta come Migliore Attrice Protagonista). In più, prima de Chiamami col tuo nome, l'ultima candidatura a Miglior Film con regia italiana è datata 1999 con La Vita è Bella di Benigni. Quindi grazie Guadagnino per aver creduto in qualcosa per cui ancora l'Italia non era evidentemente pronta a credere (se non a prendersi i meriti al momento opportuno, ovviamente).

Ma alla fine, dopo tutti questi discorsi tecnici, com'è il film?

Il film merita. Guadagnino è stato davvero capace di ricreare l'Italia degli anni ottanta, tra comparse come la musica di De André e gli spettacoli televisivi di Grillo (si, ci sono anche quelli); tra la natura incontaminata delle campagne di Crema e la gente del luogo.
Il film si alterna tra scene in italiano, in inglese e alcune parti anche in francese (alle quali ha contribuito magistralmente Chalamet, essendo madrelingua per parte di padre francese). Per questo il mio consiglio è, se potete, di recuperare il film in lingua perché vederlo doppiato potrebbe rovinare gran parte della magia della pellicola. In più, un ulteriore consiglio è: leggete prima il romanzo.

Non sono una fanatica del:" Bisogna leggere sempre prima il libro", ma in questo caso credo sia fondamentale. Leggere prima il romanzo vi aiuterà a capire molte scene che altrimenti perderebbero quasi di significato, e in altri casi vi aiuterà a ricostruire la storia di ogni gesto tra i nostri protagonisti spiegato magistralmente dalla penna di Aciman, che saprà ben investigarle attraverso la mente dei nostri uomini (nella fattispecie Elio che è la voce narrante). 
Dal libro avrete, inoltre, la possibilità di approfondire anche gli incontri che seguiranno negli anni  tra Elio e Oliver (cosa che nel film non accade) ma soprattutto di cogliere una diversa percezione rispetto a quella rilasciata dal film. Infatti sia libro che pellicola raccontano la stessa storia, ma paradossalmente il romanzo sembra lasciare un sapore diverso rispetto a quello del film, probabilmente anche grazie agli incontri che seguono nel corso degli anni dei personaggi e che ci aiutano a collocarli in un lasso di tempo più ampio rispetto a quello meramente adolescenziale.
Una ulteriore precisazione che ci terrei a fare è che voi non andrete a vedere solo una storia d'amore: per riprendere le parole di Armie Hammer in una recente intervista fatta a Rai Uno (in occasione della prima a Roma), si tratta anche di "esistenzialismo e poesia", un modo per scoprire sé stessi e la vita, attraverso l'arte in ogni sua forma e, nella fattispecie, il coraggio di amare.
In ogni caso, Guadagnino ha fatto un ottimo lavoro. E' riuscito a rendere merito al romanzo, a riportare gran parte delle scene sulla pellicola e ad aggiungerne delle nuove. In più, il lavoro degli attori è stato fantastico: non credo altri sarebbe riusciti a far di meglio.
Quindi, film ampiamente promosso.


In tutto questo, però, permettetemi di fare un ulteriore ringraziamento speciale ad André Aciman, senza il quale oggi non staremmo parlando di questo piccolo gioiello. 
Grazie alla tua penna, grazie alla tua immaginazione.



domenica 21 gennaio 2018

Chiamami col tuo nome, André Aciman

                  

Titolo: Chiamami col tuo nome
Autore: André Aciman
Casa editrice: Guanda



★ ★ ★ ★ ★ 




             "«Dopo!» La parola, la voce, il modo. Non avevo mai sentito nessuno salutare così. Il suo Dopo! suonava duro, secco, sbrigativo, pronunciato con la velata indifferenza di chi non si preoccupa più di tanto se ti vedrà o risentirà. E' la prima cosa che mi ricordo di lui, lo sento ancora oggi. Dopo! " 

Come spesso mi capita quando arriva il momento di parlare di un libro che mi ha segnata, mi tocca fare una premessa: è difficile. La stessa cosa mi capitò quando parlai di Dio di Illusioni della Tartt: allo stesso modo so che anche qui, tra queste righe, non riuscirò mai trasmettermi la totale essenza del libro. Questa non vale le mie parole, ma almeno spero che attraverso queste ultime, sarete spinti ad avvicinarvi ad Aciman e scoprire da voi l'incredibile dimensione di queste parole che vi cambierà per sempre.

La storia con Chiamami col tuo nome è iniziata pressoché qualche settimana fa, quando mi capitò di vedere il trailer del film omonimo che verrà trasmesso nelle sale italiane il 25 Gennaio, a seguito della lettura di qualche riga del romanzo pubblicata da un attore che seguo su Instagram e che non smettero mai di ringraziare, Miguel Ángel Silvestre.
Colpo di fulmine. Lacrime agli occhi.
E si, è stato un colpo di fulmine, talmente colpo di fulmine da decidere di acquistare l'ebook e iniziare la lettura. Questo accadde più o meno qualche giorno dopo, una sera tardi, quando decisi di prendere il mio e-reader in mano e iniziare ad immergermi in questo mondo nuovo. Lo feci con poche pretese; anzi, con la sfacciataggine di dire a me stessa:" Secondo me leggerò una storiella così. Sarà il film a renderla migliore". Come sempre accade con le cose che dico, mi sbagliavo.
E'passata esattamente una settimana dal momento in cui lo compresi, quando chiusi l'ultima pagina tra fiumi di lacrime, sul letto, col Kindle sulla pancia.

Chiamami col tuo nome parla attraverso la voce di Elio, diciassettenne italiano che vive a B. (città non precisata) con la sua famiglia in una grande villa vicino al mare. Insieme, ogni estate, ospitano un ristretto gruppo di aspiranti scrittori provenienti dall'estero che soggiorneranno in famiglia per approfondire gli studi della cultura italiana, approfittando anche della famiglia stessa, grandi cultori della letteratura nostrana, e non solo. A metà degli anni ottanta tocca ad Elio, ventisettenne proveniente da Chicago e professore all'università della Columbia e in procinto di scrivere un proprio libro, alloggiare a B. e fare la conoscenza di questa famiglia di letterati. Il tutto, in particolare, si concentra maggiormente sul profondo legame che ne nascerà con Elio.



"Avevamo trovato le stelle, tu e io. E questo capita una volta sola nella vita.

   

Ammettiamolo. Esistono una miriade di libri che parlano di storie d'amore.Ma quella in questione non è una storia  nè che parla nè che racconta d'amore. Questo libro è amore: trascende il genere, l'età; le restrizioni sociali.  Perché non si parla di un amore omosessuale e degli ostacoli che in genere questo ne comportava sopratutto negli anni ottanta, ma ci si lascia alle spalle tutto questo per offrire per la prima volta un affresco di quello che è solo amore.

Come fa a essere amore?
A, questo non so proprio rispondere. Credetemi, ci sono state delle parti in cui la scrittura di Acimen mi emozionava anche quando Elio descriveva la piscina di casa sua. Per questo dico che è amore.
Perché è un romanzo universale, così come quei telecomando che si adattano a qualsiasi tipo di televisione tu lo possa indirizzare. Ecco. Questo libro non importa chi tu sia, ma si adatta a te e ti dà il tipo di amore che tu sei pronto a ricevere.


Il romanzo, oltre ad avere questo eco romantico che incalza tutte le pagine, ha continui rimandi alla letteratura e all'arte italiana e internazionale. Dante, Virgilio, Omero, Hardy , persino gli stornelli romani incorniciano questo affresco degli ultimi anni del novecento; così come richiami alla musica classica, ai dipinti dei più famosi pittori di sempre (mi verrebbe da dire Van Gogh e la sua Notte stellata sul Rodano) , e ad alcuni dei più importanti siti di Roma  e non solo (statua del Pasquino, via Santa Maria dell'Anima, ecc) .


Il romanzo è composto da quattro parti:
- Se non dopo, quando?
- La collina di Monet
- La sindrome di San Clemente
- I luoghi dello spirito


Ogni parte è raccontata con eccezionale maestria da  Aciman, che fa di ogni parola una poesia (ogni parola è poesia!); ogni termine si trasforma in un elemento evocativo estremamente potetene, che non credo di aver mai visto (o meglio sentito) da nessuna altra parte. 



         "Mi fermai, e Oliver si fermò. « E' il giorno più bello della mia vita e io lo concludo vomitando.» Non mi ascoltava. Mi spinse contro il muro e cominciò a baciarmi, i fianchi contro i miei, le sue braccia che quasi mi sollevavano da terra. Avevo gli occhi chiusi, ma sapevo che si era interrotto per guardarsi intorno; poteva passare qualcuno. Io non volevo guardare. Che sia lui a preoccuparsene. Poi ci baciammo di nuovo. E, con gli occhi ancora chiusi, mi sembrò di sentire due voci maschili, voci anziane, che borbottavano qualcosa su di noi, ma guarda un po' quei due, dicevano, ai nostri tempi certe scene non si vedevano. Ma non volevo pensare a loro. Non mi interessava. Se non interessava a lui, tanto meno a me. Avrei potuto trascorrere il resto della mia vita così: con lui, di notte, a Roma, gli occhi serrati, una gamba avvinghiata alla sua. Pensai che ci sarei tornato nelle settimane o nei mesi a venire, perché quello era il nostro posto."



Questa credo sia l'immagine che vorrò portare più con me di questo libro, perché ha tutto. Tutto di
Elio e Oliver, del loro amore, della loro vita passata lontana gli uni dagli altri "come in coma o in una vita parallela". Del sesso, imponente prerogativa del loro rapporto, che nonostante possa sembrare un mero atto fisico che si brucia fra i due amanti, in realtà si rivela tutto fuorché quello.
Della vita che continua, imperterrita. Di questo amore che resta, sempre.



Cos'altro potrei ricordare poi di questo romanzo? Dei silenzi di Aciman, del tempo che scorre, di svolazzina , del costume rosso di Oliver e di tutti gli altri dai diversi colori che demarcavano un diverso cambio d'umore, delle espadrillas, di Roma, di B., di Marzia, Chiara e Viola, della cartolina cor cordium, del limitar del paradiso, "Se non dopo, quando?" , il celeberrimo Dopo! , della madre e del padre di Elio In particolare il padre gioca un ruolo fondamentale, che capisce tutto di Elio e Oliver e impartisce a Elio una grande lezione di vita:


       " Rinunciamo a tanto di noi per guarire più in fretta del dovuto, che finiamo in bancarotta a trent'anni, e ogni volta che ricominciamo con una persona nuova abbiamo meno da offrire. Ma non provare niente per non rischiare di provare qualcosa...che spreco! [...] Come vivi la tua vita sono affari tuoi. Ma ricordati, cuore e corpo ci vengono dati una volta sola. La maggior parte di noi non riesce a fare a meno di vivere come se avesse a disposizione due vite, la versione temporanea e quella definitiva, più tutte quelle che stanno in mezzo. Invece di vita ce n'è una sola, e prima che tu te ne accorga ti ritrovi col cuore esausto e arriva momento in cui nessuno lo guarda più, il tuo corpo, e tanto meno vuole avvicinarglisi. Adesso soffri. Non invidio il dolore in sé. Ma te lo invidio, questo dolore.


Credo che sia questo il messaggio finale: un libro che si fa amore per parlare della vita.
Infatti, ripensando a questo romanzo, non ho solo l'impressione di ricordare a me stessa dell'amore vissuto da Elio e Oliver, ma anche di guardare dolorosamente ad una lezione che mi si è marcata sull'anima: vivi. Vivi sempre, anche se sembra sbagliato, un controsenso. Ma se è quello che senti, quello che vuoi, corri a prenderlo.  Non stare lì impalato, che la vita è breve e i rimpianti è un attimo che si accumulano, e poi non hai modo di tornare indietro. Resteranno solo domande senza risposta, e un vuoto incolmabile che sarà riempito illusoriamente con le immagini di ciò sarebbe potuto essere.
Infatti, questo libro mi ha dato l'opportunità di vedere, a spese di Elio e Oliver, cosa diventa la vita se non proviamo a raggiungere i nostri sogni a discapito di quello che potrebbe dire la gente, di quello che potrebbe essere giusto o peggio, per una banale mancanza di coraggio.
La visione di tutto questo, sentire tutto questo sulla mia pelle e sotto, mi ha lasciata disarmata, indifesa, vulnerabile e sola , finché ne ho concluso che la lezione da marcarsi sul cuore per rendere giustizia ad Elio e Oliver è rincorrere sempre i nostri sogni, i nostri desideri, qualunque essi siano; insomma, vivere, sempre e comunque.



Forse, a scrivere questa recensione, ho capito la fonte delle mie difficoltà. In questo romanzo è tutto importante, e riportarvi solo delle parti non mi aiuta a rendere lui giustizia. Infatti non credo di averlo fatto. Dovete leggerlo, non c'è via d'uscita, perché se dopo tutti questi fiumi di parole io sono riuscita a trasmettermi almeno un terzo della sua reale bellezza, mi ritengo già abbastanza fortunata. E se ci sono riuscita, moltiplicate questo risultato per l'infinito: è questo Chiamami col tuo nome .
Potrebbe sembrare che io abbia già raccontato tutto, ma il realtà non è così. C'è molto, tanto, tantissimo altro. Ogni cosa, ogni parola assume un ruolo fondamentale; ogni gesto, anche il più piccolo, nasconde il percorso più grande, e nonostante io abbia già scritto così tanto, mi sembra di non ave detto nulla. Spero solo che almeno le mie parole vi aiutino a fare un passo verso questo romanzo, perché se non lo fate, rischiate di perdere l'opportunità di diventare, in meno di trecento pagine, un'altra versione di voi, e di cambiare le vostre vite per sempre.


E' il libro pèù bello che io abbia mai letto in tutta la mia vita.


                   

martedì 19 dicembre 2017

I migliori 5 libri letti nel 2017

Ecco a voi, signori e signore, i migliori cinque libri letti nel 2017.
Questo anno è stato pieno di rivelazioni letterarie e adesso sono pronta a condividerle con voi, per chiudere insieme. Iniziamo subito!


1. Dio di illusioni, Donna Tartt
    BUR Rizzoli, 11€

   Leggere Dio di Illusioni (recensione completa qui) è stato come essere sotto     un incantesimo che è iniziato aprendo il libro ed è finito chiudendolo.               Completamente stregata da ogni parola della Tartt; rapita dalle storie di           questi cinque studenti del  Veromont. Ugualmente è successo con Il                 Cardellino (recensione completa qui) , soltanto che in questo caso ho avuto     la percezione di sentire la storia una volta finita la lettura.






2. Le braci, Sàndor Màrai
    Adelphi, 10€

    Tra filosofia ed empatia pura, si vive questo incontro tra due uomini che            dopo quarant'anni si rivedono, ed hanno molto da dirsi. Avete capito bene.
    Questo libro non si racconta e non si legge: si vive.
    (recensione completa qui)








3. Incubo a seimila metri, Richard Matheson
    Fanucci, 9.90€

    Richard Matheson è stata la mia più grande rivelazione di questo 2017.
    Restia ai racconti come sono, è riuscito a farmi restare incollata alle sue            pagine e a farmi scoprire un nuovo volto della paura: non quello delle case
    diroccate, non quello dei fantasmi, ma quello degli uomini.
    La sua fama è nascosta dietro l'ombra di Stephen King, che lo ha definito
    una della sue più grandi fonti d'ispirazioni, ma Matheson merita                         decisamente uno spazio tutto suo fra i nomi dei più grandi scrittori
   di tutti i tempi (recensione completa qui).
 



4. L'identità, Milan Kundera
    Adelphi, 11€

   Una coppia. Un tema ricorrente: chi siamo? Possiamo
   avere una doppia faccia agli occhi del mondo? E se si, quanto potrà mai
   durare? Kundera, con la sue penna estremamente leggera ma incisiva,
   compie questo ritratto sulla scia di un tema universale, l'amore, per poi               distaccarsene e far finire il tutto in un vortice di incubo dal quale ci si                 risveglia madidi di sudore. (recensione completa qui)




                                   

5. Shutter Island, Dennis Lehane
    Sperling, 14€

    Per farvi capire che thriller fantasmagorico sia stato Shutter Island, vi            dico  che prima di leggere il libro vidi il film qualche anno prima.                  Saremmo  portati  a  dire che gran parte del mistero e del gusto della              lettura sia stato così già  svelato, ma in realtà, nonostante il libro sia                fedelissimo al film, è come leggere il tutto per la prima volta. Grande            penna Lehane: una scrittura per nulla artificiosa ma del cristallina.
    (recensione completa qui