martedì 22 agosto 2017

Incubo a seimila metri, Richard Matheson






Titolo: Incubo a seimila metri
Autore: Richard Matheson
Casa editrice: Fanucci 





E' da tanto che non torno con una chiaccherata su un libro, ma adesso è proprio il momento.
Capita solo con le letture illuminanti, e questa lo è stata.

Di chi parlerò?
Parlerò di Richard Matheson.

Matheson è stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense che si è imposto nel panorama letterario a partire dagli anni '50 del 900 fino agli ultimi anni del primo decennio del 2000. In molti lo conosceranno per aver scritto Io sono leggenda (da cui è stato tratto l'omonimo e celeberrimo film con Will Smith), anche se questo non è stato il primo approccio che io ho avuto con l'autore.
Ho fatto la sua conoscenza leggendo Incubo a seimila metri , una raccolta di diciassette racconti del terrore che sono abbastanza diversi dal solito. Ma andiamo con ordine.

Incubo a seimila metri è stato pubblicato per la mia prima volta in Italia nel 2004 da Fanucci che si è impegnata nel corso degli anni a pubblicare anche parte delle restanti sua opere (purtroppo molte sono ancora inedite in Italia). Come se non bastasse, nel corso degli anni molte di quelle già in commercio sono finite fuori catalogo, compresa questa raccolta di racconti (non so se per future intenzioni di ristampa, ma al momento sono fuori catalogo da anni ormai). Io l'avevo notata un paio d'anni fa e da allora non me la sono più scordata. Aspettavo di scovarla all'usato, che tornasse magicamente sul mercato , ma niente. Finché un giorno. girando qua e là in diversi siti di e-commerce, l'ho trovata. Non potevo credere ai miei occhi, finalmente, dopo tanti anni!

Come ho fatto la conoscenza di Matheson?
Partiamo dal presupposto che io sono una fanatica di King. Quindi cercavo autori che più o meno si avvicinassero al suo livello, per ampliare un po' la conoscenza del genere. Mi imbatto in questo Matheson.
Vi dico solo che King lo ha definito, insieme a Lovecraft e Poe, una delle sue più grandi ispirazioni.
Potevo non leggere nulla di un uomo che gravita in mezzo a questi nomi? Certo che no!

Matheson è principalmente autore di raccolte di racconti e, purtroppo, sconosciuto a molti.
Incubo a seimila metri è stato il primo titolo che mi ha catturata della sua produzione letteraria, e devo dire che è stato un viaggio piuttosto sorprendente. Mi spiego meglio.

Se siete abituati al classico thriller\horror alla King, che spinge su immagini forti e pesanti, con una scrittura ridondante e asfissiante, vi chiedo di prendervi un attimo di tempo per leggere delle brevi istruzioni al Matheson - uso.

Partendo dal presupposto che io e i racconti non andiamo molto d'accordo, quando ho iniziato a leggere questa raccolta l'impatto non è stato decisamente dei migliori. Mi trovavo di fronte a un immaginario completamente diverso rispetto a quello a cui mi aveva abituato la produzione di King o, più in generale, altri romanzi del genere contemporaneo. Perché dico questo? Perché Matheson, a dispetto delle caratteristiche precedentemente indicate, non sfrutta immagini forti o una scrittura asfissiante per stordire il lettore con un facile brivido di paura, ma al contrario la sua scrittura è limpida, cristallina, semplice. I suoi personaggi non sono mostri, creature malvagie, oscure presenze o terribili animali: sono uomini. Le sue storie non si servono di castelli diroccati o buie ambientazioni, ma la gran parte riguardano luoghi comuni illuminati dalla luce dei giorno. Matheson racconta l'horror attraverso la quotidianità dell'essere umano, che sotto la sua penna si scopre essere il male. Inizialmente non capivo tutto questo. Vedevo una serie di storie in cui non comprendevo dove dovesse essere il punto che mi avrebbe dovuta spaventare, far saltare dalla sedia, o farmi fare brutti sogni . Finché man mano, procedendo con la lettura, le immagini che ci mette davanti Matheson diventano assolutamente disturbanti. Perché su, ammettiamolo: finché si tratta di mostri, spiriti, presenze, è facile dare al lettore qualcosa che lo terrorizzi, ma quanto genio ci vuole per spaventarlo raccontando la storia di un nuovo vicino di casa che trasloca nel quartiere, di una coppia che festeggia il primo anniversario, di un gruppo di adolescenti che vanno ad una festa, di una nonna che bada alla nipote, di un uomo che sorvola l'oceano in aereo...? Tutto quello che fa Matheson è sfruttare l'ordinario per creare lo straordinario, contando su episodi quotidiani ed esasperazione, il tutto in meno di trenta pagine per racconto. Le sensazioni che proverete leggendo questo libro saranno le stesse che vi darà l'immagine di una maestra che fa lezione in un giorno di sole, ma che invece di prendere il gessetto e spiegare la lezione del giorno,con un sorriso striscerà prepotentemente le proprie unghie sulla lavagna.
Matheson infatti vede oltre quei momenti ordinari che popolano le nostre vite: la sua capacità è quella di tagliarne un pezzettino, come se per caso li spiasse proprio nel momento in cui una moglie accarezza il marito, un uomo torna a casa dal lavoro, e da qui viaggiare al di là delle maschere di ognuno per vedere quello che si cela o quale sarà il loro destino. Molto viene lasciato all'immaginario, non viene detto, e non nego che questo mi abbia impedito di capire il fine ultimo di qualche storia, ma nel complesso non posso non riconoscere il suo genio. Scrittura semplice, immagini ordinarie, e il risultato è stato straordinariamente e sorprendentemente magnifico. Quando uno è bravo, è bravo.

Per meglio addentrarci nei particolari dell'edizione, e incuriosirvi ulteriormente sull'andare a scoprire questo autore, vi dirò che l'edizione che troverete al momento nei principali siti di e-commerce è dotata di una prefazione di Stephen King , mentre alla fine dei diciassette racconti troverete un'intervista fatta allo stesso autore. Ah, dimenticavo: il libro si apre con una dedica al Re dell'horror. Sono rimasta piacevolmente sorpresa anche da quanto si sia rivelata curata questa edizione, che non mi aspettavo affatto così nonostante si tratti di una edizione economica. Ma probabilmente era destino il nostro incontro avvenisse e fosse favorito anche da altre piccoli particolari.

Vi invito, dunque, a scoprire Matheson. Io vi esorto a partire proprio con questa raccolta di racconti, ma per chi non fosse avvezzo al tipo di lettura e volesse approcciarsi direttamente a un romanzo, vi indico qui: Io sono leggenda, Io sono Helen Driscoll e Tre millimetri al giorno. Tutti editi Fanucci.

martedì 1 agosto 2017

Letture di Luglio!



Anche Luglio si è rivelato essere un mese abbastanza prolifico in fatto di letture. Iniziamo!

Il Cardellino, Donna Tartt
★ ★ ★ 
De Il Cardellino ho parlato recentissimamente in un post che potrete trovare qui. Posso solo anticiparvi che è stata una lettura asfissiante e soffocante, per questo capace di graffiare l'anima di chiunque: impossibile restarne indifferenti. Peccato per alcune parti, un po' troppe e un po' troppo lente.

Il sesso inutile, Oriana Fallaci
★ ★ ★ 
Il reportage della Fallaci nasce da una proposta che le viene fatta da parte de l'Europeo, ossia partire per investigare sulla figura della donna. Il viaggio si incentra in particolare sui mondi orientali , per poi toccare anche l'America e infine tornare in Italia. Non si discute sul fatto che leggendo la Fallaci si abbia come l'impressione di scorrere tra le righe di un documentario su carta, il tutto accompagnato da una scrittura potente, limpida, diretta e priva di fronzoli. Il problema che ho riscontrato io è la pesantezza di alcune pagine, che comunque non tolgono nulla al romanzo: Il sesso inutile resta sempre una produzione letteraria di alto livello.

L'umiliazione, Philip Roth
★ ★ ★ 
Oh, il mio primo Roth! E' stato un incontro un po' particolare. Mi aspettavo di fare la conoscenza di un autore che sa il fatto suo, e cosi è stato. In questo racconto di circa cento pagine, lo scrittore americano narra la storia di un attore che d'un tratto realizza di non poter più recitare. In balia di questi momenti in cui tutte le sue certezze sembrano vacillare, incontra la figlia di un paio di suoi vecchi amici, con la quale scoppia inevitabilmente una forte passione. Cosa c'è di particolare in tutto questo? Niente, se non fosse per il fatto che tra i nostri amanti risulta esserci una notevole differenza d'età di circa vent'anni (40 lei, 60 lui), e che la donna in questione sia in realtà omosessuale.
Questo racconto risulta un turbinio di emozioni; il tutto,  senza ombra di dubbio, confermato dalla buona scrittura di Roth. Ciò che però non mi ha convito è stato il modo in cui Roth calca la mano su diverse scene, soprattutto di carattere sessuale, e soprattutto su come una volta chiuso il libro si realizzi che la lettura alla fine sia stata piuttosto passiva. In poche parole, con questa intenzione di trasmettere e marcare la prepotente passione tra i due protagonisti, si finisce per assistere ad uno spettacolo che di coinvolgente a livello emozionale ha ben poco.
Ciò che di magistrale resta è comunque il finale, un vero capolavoro alla Shakespeare!

Stella distante,  Roberto Bolaño 
★ ★ ★ 
Una piacevolissima sorpresa. Con una scrittura spigliata, coinvolgente e insaziabile, Bolaño ci racconta in poco più di duecento pagine delle gesta di Carlos Weider, un poeta - pilota cileno che scrive le proprie poesie "tra le nuvole". Ma è solo questo? Oppure dietro questa facciata d'artista si nasconde la storia di un uomo con dei risvolti noir?



lunedì 31 luglio 2017

Il cardellino, Donna Tartt




Titolo: Il cardellino
Autore: Donna Tartt
Casa editrice: Rizzoli



Trama\Recensione
Il cardellino è stata una strana avventura, una sorta di Luna Park per il mio cuore, e non mi succedeva da tanto. Non ricordo quale sia stato l'ultimo libro che mi abbia così segnata... ma andiamo con ordine.

Il cardellino ci accompagna per circa novecento pagina raccontandoci la storia di Theodore Decker e della perdita di sua madre. Inevitabilmente questo cambierà la sua vita, soprattutto considerando il fatto che questa perdita avverrà intorno ai suoi dodici anni, condizionando il resto il resto dei suoi giorni. Più che della sua vita, direi della sua crescita. E' come se a una pianta si affiancasse un sostegno per farla crescere eretta, ma nel caso di Theo, questo sostegno venisse a mancare per essere sostituito con un altro meno stabile, più curvo e perverso. La presenza di Boris, compagno del liceo con il quale inizia a crescere e sperimentare nuovi mondi, influisce in questo senso sull'andamento che prenderà la sua vita: sballata, inerte, passiva. Tutto cambia e dall'esistenza sicura che aveva con la madre a New York, se ne sostituisce un'altra priva di sicurezze e piena di stenti a Los Angeles con il padre e la nuova compagna Xandra.
Qui conoscerà droghe, alcol e solitudine. Saranno loro i soli suoi amici durante gli anni dell'adolescenza, se si esclude la presenza di Boris. Ma un giorno anche il padre viene a mancare e piuttosto che stare con la compagna non proprio stabile dell'unica figura genitoriale che gli era rimasta, preferisce scappare e tornare a New York da Hobie.
Chi è Hobie? Hobie è il fratello di Walty, l'uomo che conobbe il giorno dell'attentato al museo in cui morì sua madre. Walty, dandogli il proprio anello affinché lo riportasse alla propria famiglia, fece così in modo che i due entrassero a conoscenza, e non solo... Walty infatti invitò Theo affinché prendesse Il cardellino e lo custodisse, un piccolo dipinto di inestimabile valore presente al museo. Si, ma perché? Risulterà importante Il cardellino nella vita di Theo?

Posso rispondere solo alla seconda domanda: si.
La vita di Theo ruoterà attorno a quest'opera d'are, e attorno alla sua figura si dipanerà tutta la narrazione. E' Theo a narrare in prima persona ripercorrendo i fatti attraverso la stesura di un racconto che "non leggerà nessuno". Ma alla fine lo abbiamo letto, la Tartt ha vinto il Premio Pulitzer nel 2014, e molti hanno finito per amarlo. Compresa me?

Partiamo col dire una cosa fondamentale: la Tartt con questo romanzo si conferma una della più grandi penne della letteratura mondiale contemporanea, almeno per quanto mi riguarda. La sua scrittura è scorrevole ma non per questo superficiale o vuota: al contrario.
Nelle sue opere è facile imbattersi nell'arte, in ogni sua forma. Precedentemente ho letto Dio di Illusioni (di cui vi lascio il link qui nel caso ne voleste sapere di più) e anche lì si respira arte, in quel caso nella sua forma letteraria di impronta classica, dal momento che seguiamo la storia di un gruppo di ragazzi e di un professore che insegna queste materie in un college del Vermont. Ne Il cardellino è invece arte nel senso più comune del termine: quadri, pittori, scultori, tutto ruota intorno a questo mondo incantato. E non potrei descrivere in nessun altro modo la Tartt se non come una scrittrice che incanta. Le sue parole diventano arte, impersonando l'oggetto dei suoi racconti. Leggere un suo romanzo è come perdersi in un quadro del Louvre, e non si può fare altro che esserne soggiogati e ammirare l'opera. 

Se per Dio di Illusioni questa formula aveva ottenuto senz'altro un risultato positivo, non posso dire la stessa cosa de Il cardellino.
Mi spiego.
Il Cardellino mi ha turbata, esasperata, fatto conoscere il buio e poche volte la luce. Mi ha portato giù, giù, e ancora giù. Ho visto la solitudine, sentito la solitudine. Restare insieme a Theo non è stato semplicemente stargli affianco ma provare ciò che provava lui, e se per il primo romanzo della Tartt questo ha funzionato in positivo, adesso così non è stato. Con Dio di Illusioni è stato tutto un sogno surreale, una dipendenza letteraria che è iniziata e finita nel momento in cui è terminato il romanzo.
Il cardellino è stato l'esatto opposto. E' stata una lettura che mi ha accompagnata per settimane, sembrando interminabile così come la sofferenza di Theo che gravava sulle mie spalle. E quando ho terminato il romanzo ho pensato:" Si, è finita." Ma no, non è così. Perché penso ancora a Theo e a che piega abbia preso la sua vita, penso a come sarebbe stato se non avesse conosciuto l'abisso e la dipendenza della droga. Penso alla vita che aveva davanti e come Boris abbia cambiato le carte nel tavolo della sua esistenza. Penso a come a Theo tutto questo è stato bene, questa passività e questa vita in cui pensava di non meritare amore che non fosse legato al dolore, come una sorta di punizione che lui stesso si auto affliggeva, chissà, forse perché per tutta la sua vita ha pensato di essere colpevole per la morte della madre? Oppure chissà, ricordo di quando disse a Boris che prima di conoscerlo era un ragazzo solo e molto attaccato ai videogiochi. Quindi che avrebbe fatto questa fine lo stesso? Oppure sarebbe appartenuto a un destino peggiore , a una passività peggiore che non avrebbe previsto un punto di svolta? Perché qui c'è la svolta, si. C'è una svolta alla fine per Theo. Ma si tratta comunque di un cambiamento che sa sempre di tristezza, malinconia, come a dire "Ho toccato il fondo, devo cambiare" , ma chissà perché sento ancora la tua malinconia dentro la mia anima, Theo?
Ecco sicuramente la storia è stata straziante, in molte parti ferma e fin troppo statica. Ma se c'è una cosa che posso dire di questo romanzo, è che finalmente ho trovato un protagonista di cui mi sono realmente affezionata. Theodore Decker sarà la mia risposta alla domanda "Crush letteraria?". Ovviamente non intendo crush nel senso di innamoramento , ma nel senso di sentirlo vicino alla mia persona. Theodore è l'uomo a cui in questo momento chiamerei per chiedere:" Hey. Ho finito il libro. Ma alla fine dove sei? Cosa fai? Che ne è stato di te? Come stai?".
Il Cardellino, al contrario di Dio di Illusioni, è a lento rilascio. E' come se durante la lettura non ti accorgessi di ciò che sta succedendo,e poi boom! Il seme  piantato dalla Tartt cresce di colpo dopo aver chiuso l'ultima pagina. E' come se fossimo stati un terreno che lei ha curato per settimane con le sue novecento pagine, e poi ci lascia con questa malinconia, con questo turbamento, perché ci accompagnino ancora e ancora attraverso il ricordo di Theodore. Perché è Theodore qui, che graffia la nostra anima per restarci.

La storia, come dicevo, in molte parti purtroppo l'ho trovata ferma. Mentre in Dio di Illusioni qualsiasi parola mi sembrava lì per un motivo e il romanzo non sarebbe stato lo stesso senza di essa, per Il cardellino non dico di aver pensato a una mole diversa, ma per lo meno a un'evoluzione diversa della narrazione in più punti. Certo, c'è anche da dire che la Tartt rende l'immobilità della vita di Theo a Los Angeles e i suoi pomeriggi tra droga e alcol perfettamente a parole, e sicuramente la staticità della scrittura ha avuto questo scopo. Ma a me in alcune parti ha disturbata (penso l'argomento mi disturberebbe da chiunque venisse trattato, figuriamoci qui considerando il tempo che ha speso per soffermarcisi con questa forza scritturale) e in altre annoiata. Poi, il finale mi ha lasciata piuttosto insoddisfatta (come dicevo avrei voluto chiamare Theo per avere sua notizie) , insieme anche alla descrizione del "colpo " che viene fatto ad Amsterdam nelle ultime pagine, che mi ha parecchio confusa.

Voto
★ ★ 

giovedì 6 luglio 2017

Letture di Giugno!









E si. A Giugno ho letto molto. Non capita spesso, ma quando capita e non ci sono state singole recensioni, bisogna armarsi di tanta pazienza e fare un bel post con tutte le letture del mese.
Iniziamo?

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, R.L. Stevenson
★ 
Su questo piccolo racconto, uno dei più famosi (se non IL più famoso di Stevenson) si basa l'idea di un grande personaggio pop-cult, quello del dottor Jekyll (o mister Hyde?) . La storia è uno strumento potente per denunciare la doppia natura dell'uomo con degli elementi gotici-fantastici che sarebbero dovuti piacermi, ma in realtà non è stato così. Nonostante siano state meno di cento pagine, ho trovato la narrazione lenta e non ingranate, finendo inevitabilmente per annoiarmi. Stevenson ha uno stile piuttosto frammentario che in questo racconto ha dimostrato non essere nelle mie corde, per il momento.


Cosa resta di noi, Giampaolo Simi
★ 
Cosa resta di noi è un romanzo che avrei voluto leggere già da anni, dal momento della sua uscita nel lontano 2015. Dalle tinte nere, alla fine si è rivelata essere una profonda delusione. Vi lascio qui il link dove ho approfondito meglio il discorso in un altro post del blog.

La migliore amica, Claire Douglas
★ ★ ★ 
La migliore amica è invece un'uscita recentissima. E' un romanzo che passa dal giallo, al thriller psicologico al lieto fine delle ultime pagine (che comunque, qualche porta aperta al mistero la lascia sempre).
Si è rivelata essere una lettura scorrevolissima (divorato in pochissimi giorni con una mole poco inferiore alle quattrocento pagine) e sufficiente, che non manca di trattare argomenti di una certa importanza (adolescenza, stupro, vendetta, fiducia) .

Colorado Kid, Stephen King
★ ★ ★ 
Di questo romanzo breve del re dell'horror, ne avevo sempre sentito parlare ma con non molto entusiasmo. A me aveva incuriosito sin da subito e, nonostante le svariate critiche, non mi sono potuta esimere dal compralo e leggerlo nell'immediato. Lo ammetto, in genere le critiche che sento su di un romanzo mi portano a guardarlo con un occhio di critica maggiore, ma stavolta così non è stato. C'è da dire che qui , tra queste pagine, non troviamo il solito King. Questo romanzo è stata una prova diversa con la quale si è voluto cimentare e, nonostante ci abbia messo un po' a capirne il senso, quando si chiude l'ultimo capitolo si è totalmente soddisfatti. Si rivela un romanzo d'intrattenimento ma riflessivo, che ci porta oltre quello che leggiamo fra le righe. Consigliatissimo!
Da questo libro è stata tratta anche una serie TV dal titolo Haven.

Dieci piccoli indiani, Agatha Christie
★ ★ ★ ★ ★ 
Un gruppo di persone chiamate e poi bloccate su un'isola...and then there were none. Con questo espediente la Christie inventa l'enigma nella camera chiusa nel genere giallo , realizzando un esempio che ha portato questo romanzo ad essere il più venduto del genere vantando un totale di più di centodieci milioni di copie a livello mondiale. Devo aggiungere altro?
Da questo libro è stata tratta anche una serie TV dall'omonimo titolo prodotta dalla BBC.

domenica 18 giugno 2017

La migliore amica, Claire Douglas


Titolo: La migliore amica
Autore: Claire Douglas
Casa Editrice: Casa Editrice Nord

Trama
Ogni cosa le ricordava la sua migliore amica. E il segreto che condividevano. Subito dopo la misteriosa scomparsa di Sophie, Francesca aveva capito di non poter più restare a Oldcliffe, la cittadina di mare dov’era nata e cresciuta, e si era trasferita a Londra per cominciare una nuova vita. Ma non è mai riuscita a dimenticare. Così, quando il fratello di Sophie la contatta per informarla che sono stati rinvenuti dei resti umani vicino al vecchio molo, proprio nel luogo in cui la ragazza era stata vista per l'ultima volta, Francesca vorrebbe solo nascondersi, essere lasciata in pace. Poi però cede alle insistenze dell’uomo, che chiede il suo aiuto per ricostruire cosa è veramente accaduto a Sophie quella sera di vent’anni prima. Non appena ritorna a Oldcliffe, tuttavia, Francesca ha l'impressione di essere costantemente seguita, forse spiata. E il sospetto diventa certezza nel momento in cui inizia a ricevere inquietanti messaggi anonimi e telefonate mute. Come se qualcuno sapesse tutto di lei e volesse impedirle di scoprire la verità. Una verità che le costerebbe molto caro. Perché potrebbe portare alla luce anche il segreto che Francesca e Sophie avevano giurato di custodire a ogni costo…

Voto
★ ★ 

Recensione
La migliore amica è un romanzo sorprendente.

Come ho già spiegato in una piccola chiacchera fatta su Instagram (trovate il link al mio profilo nella home page del blog) , si tratta fondamentalmente di un thriller che, però, imbocca diverse strade attraversando più generi. 
Si parte, infatti, con la chiamata di Daniel a Francesca dove le chiede di tornare a Oldcliffe per indagare sulla morte (ora accertata dopo il ritrovamento di un piede) rispettivamente della sorella e della migliore amica Sophie, per scoprire finalmente, dopo vent'anni ,chi l'abbia uccisa. 
Si apre, dunque, la narrazione a quello che potrebbe apparire come un giallo, cosa che in realtà è...insieme a un thriller\thriller psicologico\romanzo di formazione. 
La migliore amica si apre davvero a più generi per i temi trattati e per come la narrazione viene affrontata. Questo arricchisce si il romanzo, ma non sarà forse il tentativo di tenere il piede in...quattro scarpe?

I protagonisti principali sono due: Sophie e Francesca. A capitoli alternati, viviamo la storia della loro amicizia attraverso dei flashbacks e dei flashforwards , insieme ai personaggi che hanno popolato le loro vite. Le vediamo crescere: vediamo cosa sono state e cosa sono diventate. 

A mio parere, la migliore amica si rivela una lettura sufficiente. Sicuramente l'intenzione di mischiare vari generi ha portato un po' di confusione nel lettore e diverse incongruenze a livello di trama, ma d'altra parte ha aiutato a creare l'atmosfera che un thriller deve avere. 
Se c'è una cosa positiva è che non si riesce a staccare gli occhi dal libro. Vuoi capire dove la Douglas vada a parare, perché ad un certo punto realizzi che questo non è mica il classico thriller che ti aspetti. 
Infatti, vedendo le premesse date dalle prima pagine, ho subito pensato:" Ok, so dove va a parare". 
Non mi importava molto alla fine perché ho acquistato il libro senza troppe pretese (cosa che bisogna sempre fare quando si acquistano thriller della categoria nuove uscite d'estate!) .
Eppure, arrivando a circa metà della storia, tutto diventa come le scale di Hogwarts : cambiano sempre. Credi di aver capito ma così non è, perché si aggiunge quell'altro elemento alla storia che non avevi proprio considerato, e così via fino alla fine!



Si, più o meno è questa l'espressione che si ha alla rivelazione finale. 
Ci arrivi a capirlo dopo un paio di giorni, ma alla fine comprendi come i personaggi siano stati bravi a raccontarti una storia che così proprio non è. 
Certo, il finale scade un po' nel thriller psicologico che a me non piace - come direbbero a Roma manco 'pe niente - però dai, in questo caso ci sta. Si ha anche un lieto fine "rosa" ,che ho trovato estremamente necessario per i miei nervi affinché non crollassero definitivamente dopo ore di tensione, ma che può piacere o non piacere agli amanti del puro thriller adrenalinico (a me si è piaciuto) . 

Come sapete non sono una compratrice compulsiva di nuove uscite, però questa mi ha attirato sin dal momento della sua pubblicazione (mi ricordava Twin Peaks e non ho saputo resistere) e mi sento di consigliarla come una lettura estiva "diversa", sopratutto per chi come me non è un assiduo lettore di thriller\thriller psicologici. Per chi lo fosse, ho qualche riserva a consigliarlo perché potrebbe rivelarsi un finale facilmente intuibile a voi amanti del genere. Ma se la trama vi attira, perché no, provateci. Come dicevo, la particolarità o la sorpresa di questo romanzo è quello di indagare anche aspetti che fuoriescono dalla trama di tensione, per approfondire meglio le esperienze dei personaggi. Si passa dall'analizzare l'invidia, la gelosia che due adolescenti nascondono l'una nei confronti dell'altra sotto una maschera d'amicizia, fino a temi più profondi come la violenza sessuale , che a me personalmente ha toccato moltissimo. 

Quindi un thriller bello zeppo di contenuti aperto ad un pubblico altrettanto variegato. Promosso!



domenica 11 giugno 2017

Cosa resta di noi, Giampaolo Simi



Titolo: Cosa resta di noi
Autore: Giampaolo Simi
Casa editrice: Sellerio Editore Palermo

Trama


Guia è una ragazza nata per essere felice, di antica famiglia, scrittrice indirizzata al successo, sposata con un uomo che ama ed è pazzo di lei. Ma è in questa unione di felici che si infiltra il «lutto al contrario» del figlio mancato, come una crepa che si allarga e non si può fermare. Edo, il marito, il Narratore, segue le scene da questo matrimonio che si sta suicidando, nel letargo dorato degli inverni in Versilia, mentre Guia riversa in un prossimo romanzo tutta la sua disperazione e scrive di un tempo diverso da quello che stanno vivendo. Intorno le quiete banalità di coloro che «hanno tempo, soldi ed energie in surplus». Ma ad un tratto lo scenario cambia. Nella vita di Edo appare un’altra donna che però, pochi giorni dopo, svanisce nel nulla inspiegabilmente. La sua scomparsa diventa il caso del momento, segna l’irrompere di una realtà cieca e distruttiva nella crisi che Edo e Guia stanno cercando di affrontare. La lucida follia del circo mediatico divora torbidi risvolti in nome del conformismo e del pettegolezzo più morboso. Finché cosa resta di loro è soltanto l’assenza.
Giampaolo Simi, con la sua prosa capace di svariare dall’ironia alla tensione, riesce a raccontare di una specie di contagio che parte da una mancanza intima, fisica e spirituale, che si espande e diventa una trappola da cui nessuno riesce più a fuggire.

Recensione\Voto 

★ ★ 


(spoiler alert)

Due stelline. A vedersi sembra brutto, ho desiderato leggere questo libro sin dal momento in cui è uscito. Però è così, a ben pensarci.
Perché due stelline?
Perché ho detestato Guia. Lei incarna tutto ciò che trovo insopportabile, il tipico essere umano egocentrico che si trova su questa terra affinché attraverso gli altri trovi la propria strada. Dispettosa, viziata, disposta a passare sopra tutto e sopra tutti pur di arrivare a raggiungere i propri scopi. E questo di per sè andrebbe pure bene. Voglio dire, no. Ovviamente non va bene, però ci sono persone che nonostante siano pessime, ne siano consapevoli e si presentino agli altri come tali.
"Si, sono una cattiva persona. E allora?"
Guia no.
Guia è una presenza ingombrante e fastidiosa che neanche le zanzare in Zimbabwe . Ma come se non bastasse, non solo sembra non esserne consapevole (non  vuole esserne consapevole intenzionalmente) , per di più gioca a fare la vittima della situazione sfruttando chi le capita a tiro , facendo passare gli altri per ciò che lei è in realtà: un'opportunista senza il senso della realtà che va controcorrente solo per provare a sè stessa di avere una personalità che in molti casi dimostra di non avere. E senza una morale, aggiungerei.

Questa è solo l'analisi di un personaggio secondario, perché in realtà il vero protagonista e la prospettiva da cui viene narrata la storia è Edo, marito di Guia. In verità sono ai ferri corti, e lo si percepisce praticamente da subito. Provano ad avere un figlio che non viene perché "singolarmente non sarebbero poi così sterili ma insieme lo sono". Fanno del sesso meccanico, privo di amore, che manca alla fine anche al fuori dell'atto pratico. 

Voi potreste pensare:" Si, tutto molto bello, ma dov'è il giallo?"
Il giallo in realtà parte dalla seconda metà del romanzo, perché la prima è solo e interamente la storia di Edo e Guia, tra presente e flashbacks. 

"Si, ma com'è questo giallo?" , mi direte.
Questo giallo è un giallo che non c'è. Davvero una cosa molto divertente da spiegare e al contempo molto spiacevole. 
Spiacevole perché Edo fa del sesso occasionale con Anna, una signora sulla quarantina che lavora nello stabilimento dove lui svolge la propria professione di bagnino dal momento in cui ha conosciuto Guia (lo stabilimento è dei suoi) sulla scia della crisi con la consorte. Anna viene uccisa dell'ex, uno stalker con cui ha a che fare dal momento in cui lo ha mollato, ma a saperlo è solo Edo, che ci arriva a rigor di logica come ci arriviamo noi sin da subito (quindi no, niente giallo).

La cosa davvero divertente (ovviamente lo intendo in maniera sarcastica) è che Edo sa tutto questo, ma non dice nulla per non compromettere la situazione con sua moglie, già ai ferri corti. Quando sua moglie, per una serie di circostante paradossali, si avvicina a questo assassino, un certo Giangi, avendoci pure una storia (quindi, Edo, sei anche bello che tradito) , anche qui non fa nulla. Si infervora soltanto quando Giangi viene a prendere gli scatoloni della moglie che va via di casa dopo che crede, per una serie di coincidenze, il marito un assassino invece che Giangi, primo sospettato della Polizia che solo lei difende perché "basta con lo stereotipo che l'ex debba essere per forza un criminale". 
Questo è il motivo che fa scattare la molla di Edo.
Non il fatto che sapesse che un assassino è a piede libero.
Non il fatto che sapesse che Giangi si stesse avvicinando a sua moglie.
Ma il fatto che Giangi venisse a prendere gli scatoloni di Guia. 
Esilarante. 

Si, Edo scatta. Promette vendetta per Anna.
Ci aspettiamo una gran cosa, noi lettori. 
...
No. 

La vendetta che avrà Edo sarà quella di rovinare la reputazione di Giangi come cabarettista scagionandolo definitamente dall'assassinio di Anna . Come? Pubblicando su un giornale di gossip una lettera (in realtà indirizzata ad Edo e scritta da Anna quando era viva)  che fa passare Giangi come uno che avesse sempre saputo che in verità Anna è viva e sta bene ma avesse voluto approfittare della situazione per tornare alla ribalta come comico. 

Scagionare un assassino per avere vendetta...mi è nuova.
Fatto sta che comunque Guia e Giangi ne escono da vincenti nel tempo grazie a un'incidente avuto da Giangi, e a Guia che per la prima volta nella sua vita si occupa di qualcuno risultando come l'eroina del secolo. Scrive anche un libro a lui dedicato vendendo più di quaranta mila copie in pochissimo tempo, realizzando finalmente il suo sogno. 

Edo invece trova un altro lavoro e continuerà a vivere una vita da passivo e sottomesso, come ha sempre fatto, solo alle dipendenze di qualcun altro, questa volta.

Perché non mi è piaciuto questo libro?
Molto semplice.
  • Non è un giallo così come si presenta;
  • L'omicidio di Anna è fatto passare così sottobanco e trattato in una maniera così squallida da risultare disgustoso;
  • Scrittura rasoterra (giustamente deve rispecchiare i due neuroni di Edo);
  • Cosa più importante, per tutto il libro si evince l'opinione che Edo ha sempre avuto di Anna (o forse più in generale delle donne?) talmente bassa da non balenargli minimamente l'idea che questa donna meritasse non dico giustizia (abbiamo visto cosa Edo intenda per giustizia) ma per lo meno rispetto. Anna è un fantasma, un personaggio scomodo, un pretesto in realtà per continuare a parlare in modo diverso sempre di Edo e Guia
  • Un romanzo rosa\drammatico camuffato da giallo, per di più con dei messaggi poco raccomandabili.

Per me è un grande no. 

venerdì 9 giugno 2017

SHUTTER ISLAND | Film vs. libro






Shutter Island. Un libro, un film.
Ma questo è il classico caso  in cui il libro è superiore al film?

Libro

Trama: 1954, settembre. L'agente federale Teddy Daniels viene inviato sull'isola di Shutter, al largo di Boston, dove si trova l'Ashecliffe Hospital, destinato alla detenzione e alla cura dei criminali psicopatici. Deve trovare una detenuta scomparsa, Rachel Salando, condannata per omicidio, ma un uragano si abbatte sull'isola, impedendo qualsiasi collegamento con il resto del mondo. Ma sull'isola, niente è davvero quello che sembra, e gli interrogativi si accavallano: come ha fatto la Salando a sparire nel nulla? Chi semina strani indizi in codice? E cosa sta cercando Teddy Daniels? Una detenuta scomparsa, oppure le prove che all'Ashecliffe Hospital si fanno esperimenti sugli esseri umani, o ancora qualcosa di più profondo, che lo tocca personalmente?

Quanti libri ci sono che, nonostante tu abbia prima visto il film, ti tengono incollato alle pagine?
E quanti di questi sono dei thriller?

Dennis Lehane ci riesce con questo romanzo. Pubblicato nel 2003, da subito conquista una grande fetta di lettori di thriller imponendosi come un classico del genere. Uno stile elegante, curato; niente lasciato al caso.
Uno dei primi a incentrare il proprio thriller psicologico\giallo in un'isola con due bei poliziotti degli anni '50 , subito copiato da molti autori contemporanei... Guess what? Non riuscendoci.
E già, perché o sei Lehane , oppure non puoi essere come Lehane.
Nulla nel romanzo sembra costruito. Sembra tutto partorito da una penna che sa esattamente dove tutto sarebbe dovuto andare e come, senza impicci, senza intralci. Mai il lettore incontra una falla, un punto morto, un bivio dove si potrebbe pensare che Lehane abbia trovato dei problemi nella stesura e abbia inventato senza riuscirci con successo.

Prendiamo il mio caso.
Prima di leggere il romanzo, ho visto il film.
Che dire?
Incollata alla pagine, e in alcuni punti tremavo dalla paura.
In quanti sono capaci di farlo?

Però... 
Si, c'è un però. Nonostante il romanzo sia praticamente perfetto e impeccabile in ogni suo punto, devo dire che il film sia riuscito a far di meglio sul finale, perché lascia questo ad una aperta interpretazione del pubblico a causa di una frase pronunciata da Teddy proprio nelle ultime scene, e che ribalta senza ombra di dubbio la storia dell'intera pellicola. Ecco, se c'è una cosa che è mancata al romanzo, l'ultima ciliegina sulla torta che mi aspettavo per chiudere tutto in bellezza, è proprio questa.

Film 


Il colpo di coda che ha fatto sfigurare sul finale Lehane è da attribuire a quel geniaccio di Martin Scorsese. Un regista qualunque, insomma, che ha scelto per interpretare i ruoli di Teddy e del collega Chuck niente po po di meno che Leonardo di Caprio e Mark Ruffalo.




Ad eccezione del finale, tutto il film è lucidamente fedele al libro in ogni sua scena.
Gran bel lavoro, Martin!







sabato 6 maggio 2017

Letture di Aprile!

Ultimamente non sono stata molto propensa ad aggiornare il blog. Sto vivendo la lettura come un qualcosa  di più "intimo", soprattutto a causa dei libri che sto leggendo. Mi hanno lasciato molto , e quello che mi hanno lasciato è stato difficile da esporre in alcuni casi. In altri si è semplicemente trattato di riconferme; in altri ancora di eclatanti delusioni. Ma andiamo per ordine e recuperiamo le ultime letture del mese di Aprile.


  1. Dio di Illusioni, Donna Tartt      ★ ★ ★ ★ ★
    Di questo vi ho fatto una recensione più approfondita che potrete trovare qui e che vi consiglio di leggere. Che dire? Unico nel suo genere. Magico, travolgente. Leggetelo!
  2. Un po' più in là sulla destra, Ferd Vargas          ★ ★   
    Di questo ve ne ho parlato , invece, su Goodreads (qui ) . Questa seconda parte della trilogia della Vargas è risultata esattamente l'opposto di come ne avevo valutato la prima. Un giallo che non ingrana a pagina 100\200  non è mai un buon giallo. Scrittura inconsistente, dispersiva. In alcuni casi non si comprende cosa il protagonista dica e perché lo dica . Terribile delusione.
  3. Lacci, Domenico Starnone      ★ ★ ★ 
    Ecco. Lacci è una lettura che non posso proprio spiegarvi, perché non riuscirei a dirvi ciò che davvero meriterebbe di esser detto. Dovete solo leggere e stare a sentire. E provare, sulla vostra pelle e sul vostro cuore. La trama si dipana in circa 100 pagine e ci intrattiene con la storia di due coniugi e dei  loro figli, fra passato e presente, dagli anni '60 ai giorni nostri.
    Fatevi un favore: leggetelo. Starnone è un autore italiano che merita decisamente la vostra attenzione. Basta acclamare autori d'oltreoceano a discapito di quelli nostrani perché è più trendy. Anche noi abbiamo delle perle. Lui è una di quelle.
  4. Misery, Stephen King   ★ ★ ★ ★ Inscenando la storia di una fan sfegata , Annie Wilkes , che rapisce lo scrittore Paul Sheldon per costringerlo a riscrivere del suo personaggio preferito (Misery),  Stepen King è stata  la mia riconferma.
     Misery non è solo un libro, come Annie Wilkes non è solo un personaggio. Annie Wilkes è una figura ormai entrata nell'immaginario collettivo , e una volta che ne fai la conoscenza, difficile da dimenticare. E' questo che premio in King. Nonostante, infatti, ci siano state inizialmente nel romanzo delle parti che mi hanno annoiata , o momenti in cui la scrittura è risultata eccessivamente confusa, non si può non riconoscere il genio di questo scrittore e la sua capacità di creare situazioni e personaggi indelebili per il lettore. 

sabato 8 aprile 2017

Finalmente in Italia "Le vite segrete di Twin Peaks" di Mark Frost

Ci eravamo lasciati, parlando di Twin Peaks, accennando proprio a questo romanzo che sarebbe dovuto uscire il 18 Ottobre 2016 in America.
In realtà, non è uscito il 18 Ottobre ma il 20.
Il realtà, non si tratta di un romanzo,
Ma andiamo con ordine.

Mark Frost, regista e sceneggiatore americano (autore di dieci episodi della serie e regista di uno), aveva annunciato lo scorso anno l'uscita di un romanzo a tema Twin Peaks.
Ovviamente, l'uscita del libro vuole essere una sorta di regalo ai fans più accaniti , ma anche uno strumento di preparazione ai nuovi fans che potrebbero arrivare con l'uscita della terza stagione nei prossimi mesi, attesa ormai da anni e che ognuno di noi non vede l'ora di vedere.

Il romanzo, come vi annunciavo, è uscito in America lo scorso 20 Ottobre con un nuovo titolo:" The secret history of Twin Peaks"  rispetto a quello originale annunciato "The secret lives of Twin Peaks", e raccoglie al suo interno una serie di documenti a mo' di dossier dell'FBI inerenti la storia della cittadina , con qualche retroscena e uno sguardo particolare a dei personaggi secondari che hanno calcato le scene della serie.  Al momento, su Amazon, lo trovate con un sconto del 36% sul prezzo di copertina di 26.41$  , quindi lo pagherete solo 16.93$.






In Italia, invece?
In Italia, invece, strano ma vero, non solo uscirà il libro (che avvenimento!) , ma manterrà il titolo o r i g i n a l e.
Lo so, è sconvolgente.
Lo vedremo nelle librerie fra poche settimane, il 18 Aprile 2017 , con il titolo "Le vite segrete di Twin Peaks". Prezzo di copertina 30€, ma online lo troverete con un sconto del 15%, come sempre. Edito Mondadori.









Se vorrete farvi un'idea di cosa contiene il libro, potrete andare sulla pagina di Amazon, digitare il nome del libro (inglese) e leggere in anteprima le prime pagine. L'anteprima dell'edizione italiana  non è al momento disponibile.

venerdì 7 aprile 2017

Dio di illusioni, Donna Tartt




Titolo: Dio di illusioni
Autore: Donna Tartt
Casa Editrice: BUR Rizzoli

Trama
 Un piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il loro insegnante di greco antico, un esteta che esercita sugli allievi una forte seduzione spirituale. A loro si aggiunge un giovane piccolo borghese squattrinato. In pigri weekend consumati tra gli stordimenti di alcol, droga e sottili giochi d'amore, torna a galla il ricordo di un crimine di inaudita violenza. Per nascondere il quale è ora necessario commeterne un altro ancora più spietato...

Recensione
Henry, Charles, Camilla, Bunny, Francis, Richard. 
Questi i protagonisti della nostra storia.

Per la prima volta, dopo non so quanto tempo, mi trovo in difficoltà.
Mi trovo in difficoltà perché non so cosa scrivere.
Cosa vi dovrei dire se non che siamo davanti a un capolavoro?

Devo ammetterlo: la mole mi spaventava. Si tratta di un romanzo, infatti, di 622 pagine e quando lo iniziai, la prima cosa che pensai fu:" Ok, ci starò su più di un mese." 
Non sono rare le occasioni in cui sosto per circa tre settimane su un libro anche di 300, di pagine; quindi ero benissimo preparata a ciò che sarebbe potuto accadere, con molta probabilità.

Non avevo, però, preso in considerazione una cosa: il fatto che il libro avesse potuto rapirmi.

Quando leggo un libro, cerco sempre di essere attenta, razionale. Capire che tipo di romanzo io stia leggendo, lo stile, le ambientazioni, le descrizioni ecc.
Quando ho iniziato questo libro, invece, è successa una cosa ambigua.
Iniziare a leggere ha segnato il mio passaggio da essere umano razionale a succube.

Sono diventata completamente assuefatta dal romanzo. Non solo non riuscivo a smettere di leggere, ma quando non leggevo mi sentivo comunque lì in Vermont. Come se fossi dovuta andare un attimo a pranzo\cena a dormire ,e poi sarei ritornata, subito dopo ,dai ragazzi. 
Sono diventata completamente dipendente dalla scrittura della Tartt che mi ha incantata. E non incantata nel senso di scrittura ammaliante, brillante (anche quello, si), ma nel senso proprio letterale del termine. Per tutto il romanzo è come se io fossi stata sotto effetto di ipnosi; come se, per tutto il tempo, lei avesse ondeggiato davanti ai miei occhi un pendolo e io, diventata una sua succube. 

Non mi sono mai annoiata. 
Mai.
Anche quando la Tartt fa cenni relativi alla storia greca, o si perde in discussioni filosofiche sul senso della vita e della morte, io ero una sua succube. Lei avrebbe potuto fare di me ciò che avrebbe voluto.
 Per restare in tema, lei ha avuto su di me lo stesso effetto che Julian ha avuto sui ragazzi. Quanti autori, posso dire di riuscirci, di far vivere al lettore, sulla loro pelle, quello che vivono i protagonisti?

Ho letto molti commenti su come fosse prolissa la Tartt, ma per quanto mi riguarda, ognuna di quelle 622 pagine è necessaria per i tempi del romanzo, ed ognuna di esse è importante.
Certo, capisco anche Dio di illusioni tratti dei temi e delle ambientazioni che non incontrano i gusti di tutti i lettori, essendo una sorta di thriller\mistery molto d'impatto ed originale nell'esposizione. E  la Tartt sarebbe potuta cadere facilmente nella banalità della trama, alla fine già vista e intuibile nel suo svolgimento (basti pensare che il romanzo si apre già con l'ammissione di un delitto da parte del gruppo), ma questo non è successo.

Lo stile è distaccato, freddo, quasi scientifico, riflettendo con queste caratteristiche le personalità di Richard, Camilla, Bunny, Henry, Charles e Francis. Ma anche le atmosfere classiche ellenistiche che inesorabilmente abbiamo la sensazione di respirare per tutto il romanzo, nonostante ci troviamo intorno agli anni '90. Rinominiamolo, pure, stile classico-ellenistico.
E' Richard la voce narrante, che ritorna indietro a ricordare i tempi del college e anche prima, parlando della sua famiglia, analizzando ciò che è stata un'esistenza che non ha del tutto superato.

La Tartt sarebbe potuta cadere banalmente anche nell'epilogo.
Quanti romanzi abbiamo letto, fantastici, che si sono persi nel finale?
Questo non lo ha fatto.
Ero già preparata a una eventuale delusione in tal senso ma, ancora una volta, non sono riuscita a staccare gli occhi dalle pagine, totalmente e completamente assorta.

Incesto, droga, sesso, mistificazione con le divinità sono gli argomenti che più creano sgomento nel lettore. Argomenti sui quali ci si focalizza maggiormente, con non molto imbarazzo ,verso le ultime due centinaia di pagine del libro e che, a me, hanno lasciato parecchio sconvolta. Non tanto per i fatti in sè che sì, creano disgusto, ma tanto per come la Tartt li butta lì, così, tra una pagina e l'altra, come se il lettore, alla fine, lo avesse sempre saputo. 
Una sensazione che ho avuto per gran parte del romanzo era quella, infatti, che mi venisse nascosta qualcosa. Come se io stessi leggendo una storia dietro la quale, in realtà, se ne celava un'altra. Ed è stato proprio così, come alla fine scopre Richard, l'outsider accolto nel gruppo e la cui vita verrà cambiata per sempre dagli avvenimenti di quegli anni tormentati, grotteschi, irripetibili (fortunatamente).
Quindi, ancora una volta, noi diventiamo Richard.

In più, dopo la lettura, si ha la sensazione di essere usciti da un'incantesimo, come se si avesse finalmente la conferma che leggendo quel libro, ci si abbandona a un'altra dimensione,e finendolo se ne esce. Come se leggere Dio di illusioni, fosse davvero un'esperienza mistica che si consuma fra le pagine di questo romanzo, e poi ci abbandona,


Non sono forse magistrali, questa capacità?
Non è forse un capolavoro, questo romanzo?


Voto
★ ★ ★ ★ 

lunedì 27 marzo 2017

Flop Feltrinelli | Errore di stampa per la nuova uscita di Amos Oz





Ebbene si. E' successo. Anche le grandi sbagliano.
Questa volta con Amos Oz e la sua nuova uscita Tocca l'acqua, tocca il vento.

La casa editrice Feltrinelli, che si occupa qui in Italia di stampare gli ormai celebri e attesissimi scritti dello scrittore israeliano, ha commesso un errore...non indifferente.
Come è possibile vedere da una foto scattata da un lettore su Instagram, la prima stampa del romanzo (nelle librerie già il 23 Febbraio) riporta Amoz Oz invece di Amos Oz.
Ovviamente, le copie sono state subito ritirate dal mercato per una nuova ristampa che uscirà nelle librerie il prossimo 30 Marzo. Anche se, qualche fortunato, riesce ancora a scovare delle copie qui e lì. Perché fortunato? Gli errori di stampa sono pezzi unici, da veri collezionisti. Figuriamoci in questo caso, dove l'errore è in primissima pagina.

Come dicevamo prima, anche le grandi sbagliano.
Ma errori così, sono ammissibili oggi?

giovedì 23 marzo 2017

Giovane carina molla tutto e cambia vita, Lisa Owens


Titolo: Giovane carina 
molla tutto e cambia vita
Autore: Lisa Owens
Casa Editrice: Newton Compton

Trama
 A volte bisogna fare un salto nel buio, mollare tutto e seguire i propri sogni. Claire Flannery ha trovato il coraggio di farlo. E adesso? Claire ha lasciato il lavoro per scoprire la sua vera vocazione, ma non sa da che parte cominciare. Correre la maratona di New York? Finire di leggere tutti i classici lasciati a metà? Di fronte a lei ci sono tantissime possibilità, forse troppe. E intanto le giornate passano tra un giro su internet, un bicchiere di vino di troppo a pranzo e gli incoraggiamenti della nonna («Ricordo cosa significa avere la tua età. Certo, io avevo già quattro figli…»). Gli altri intorno a lei sembrano avere tutto sotto controllo, a Claire invece sta sfuggendo tutto di mano.

Recensione
Quella che avete appena letto è la trama ufficiale.
Io qui di seguito vi riporto, in poche righe, il riassunto secondo il mio punto di vista:

COSE
A
CASO
MESSE
IN 
ORDINE
A
CASO


Nonostante Le confessioni del cuore di Colleen Hooveer resti il libro più brutto che io abbia mai letto in vita mia, mi duole ammettere che, almeno, di libro si trattava. La "prova" , definiamola così, della Owens, non è andata a buon fine e di libro non si può minimamente parlare. La definirei, più che altro, una "raccolta di pensieri\diario", per di più scollegati fra loro. 

Della serie:
Mercoledì
Sono andata ad una cena con amici. Le mie battute erano imbarazzanti.
Incontro con X
Chiamo ma risponde la segretaria. Me lo passa al telefono. Mi liquida subito. Non ceniamo assieme.

Ho fatto uno scorri pagine generale per vedere se tutto il libro si articolasse così e...si. 
Tutto il libro procede così. 

E' come se fossero stati pubblicati dei piccoli trafili appartenenti al diario personale della protagonista, non solo scritti male, ma soprattutto messi a caso, senza nessuna indicazione di giorni, date, o collegamenti logici o cronologici fra loro nel momento in cui si passa dalla lettura da un paragrafo all'altro .
 E' possibile che in paragrafo di cinque righe si esaurisca una discussione circa la necessità o meno di potare l'aiuola, e passare a quello successivo (inserito nella stessa pagina e appartenente allo stesso capitolo) dove di parla del funerale di un nonno sconosciuto a cui si è partecipato con i proprio cugini, anche loro sconosciuti. 
In questo libro, infatti, non esistono descrizioni di alcun genere (personaggi, paesaggi, luoghi, chi sia la protagonista, di cosa stia parlando). Tutto viene dato ad intendere, come se il lettore sapesse di cosa lei stia parlando. 

Per di più, è come se lei scrivesse un po' per se stessa, perché il lettore non solo non viene interpellato, ma la "stesura" del "tutto" è stata impostata in modo tale che il lettore non possa in alcun modo entrare nella storia ed essere coinvolto. Si percepisce sia un "diario" personale, uno strumento per appuntare un avvenimento della giornata...giusto uno per giornata, letteralmente.

  L'impressione che si ha è quella di aver aperto una porta senza aver prima bussato e rendersi conto di aver sbagliato casa, oppure quella di vedere un film già iniziato.
 La protagonista, infatti, nelle prime pagine, neanche si presenta. Non sappiamo chi sia, chi siano le persone di cui parla, eppure tutto, sin da subito, procede come se fossimo già nel pieno della "storia", anche se, ripeto, di "storia" o "evoluzione della trama" c'è ben poco, anzi, nulla
Ci troviamo davanti a un qualcosa di non definibile come libro: pensieri stroncati, riflessioni a caso di una lunghezza massima di venti righe, e su argomenti di una profondità paragonabile alla preoccupazione di Briatore di non arrivare a fine mese.



Non si può parlare di stile di scrittura, di tecnica narrativa, di descrizione dei personaggi, perché sembra una raccolta appunti giornalieri scritti su un diario di dimensioni 10x10 cm da una ragazzina di undici anni che racconta la sua giornata secondo un bagaglio culturale e lessicale di chi frequenta la scuola elementare

La mia domanda è:
Ma è possibile pubblicare una roba del genere?

Nessuna stellina perché si tratta di un "genere" inclassificabile

giovedì 9 marzo 2017

Le braci, Sándor Márai




Titolo: Le braci
Autore: Sándor Márai
Casa editrice: Adelphi



Scrivere di questo libro mi mette in seria difficoltà, ma so che se non lo faccio adesso, non lo farò mai più, e sarebbe davvero un peccato non parlarvene. Anche perché, dovete sapere.
Dovete sapere che questo libro è bellissimo, unico nel suo genere. 
Ma andiamo per ordine. 

Trama
Il romanzo si sviluppa attorno alla figura di Henrik, ormai sulla soglia della vecchia, che un giorno riceve una lettera da quello che è stato il suo migliore amico di gioventù, Konrad, che lo avvisa di stare ritornando in città. Henrik prepara tutto perché sia uguale all'ultima cena che insieme hanno avuto, più di quarantuno anni fa, nell'ala del castello che proprio da quel giorno ha chiuso senza più farvi ritorno. Almeno, fino ad ora. Mentre impazzano i preparativi, il vecchio Henrik ripercorre con la mente quella che è stata l'amicizia con Konrad, come sia nata e come si sia sviluppata negli anni, offrendoci , nel contempo, un quadro della sua famiglia e di quella dell'amico, e di come, questo abbia influito sul loro legame. A giocare un ruolo fondamentale sarà anche Krisztina, moglie di Henrik e amica d'infanzia di Konrad ormai defunta, che farà da anello al legame che i tre ancora vantano dopo tutti questi anni. C'è, infatti, un segreto, una porta aperta e mai chiusa, che ha spinto Konrad a tornare dai Tropici, e Henrik ad aspettare perché avesse delle risposte. 
Entrambi sapevano che questo momento sarebbe arrivato, e una sera di quarantuno anni dopo, davanti ad un camino, ripercorreremo insieme a loro, ciò ha rotto gli equilibri delle loro vite, oppure, ciò che ha fatto sì che le carte si scoprissero una volte e per sempre...


Recensione



"Sai, ci sono due modi di guardare le cose: come se uno le stesse scoprendo per la prima volta, o come se desse loro addio."


La narrazione procede dal punto di vista di Henrick, ed è attraverso i suoi occhi e i suoi pensieri che vediamo il dipanarsi delle scene, Tra i ricordi e i momenti presenti, ciò che emerge maggiormente è il lungo monologo che il protagonista inizia, e continua anche nel momento in cui avviene l'incontro con l'amico Konrad. Della sua figura, infatti, l'autore si servirà per riaprire in Henrik il canale dei ricordi e dar vita a una lunga orazione in cui affronterà, per la prima e l'ultima volta, un viaggio nella memoria che lascerà a Konrad un ruolo assolutamente marginale. 
Durante tutta la lettura, saremo ammaliati dalla "presenza scenica" di Henrik e dalla sua orazione. Ruba la scena a tutti, e cattura la nostra attenzione. Non importa a cosa noi stiamo pensando; non importa dove ci troviamo: saremo rapiti. Rapiti dalle sue parole, rapiti da ciò che lui ha provato e che proveremo a nostra volta. E' senz'altro notevole il senso di empatia che ci lega a Henrik. 
Una cosa che mi ha colpito, poi, e che credo di non aver mai provato in nessun altro romanzo con questa intensità, è che durante l'incontro tra i due amici di gioventù, ho avuto l'impressione di essere lì con loro. L'impressione di alzare gli occhi e vedere le alte mura di quella stanza, di abbassarli e vedere le fiamme ardere. Di voltarmi alla mia sinistra e vedere Konrad che stringe la testa tra le mani, e Henrik davanti a me, con la fermezza, il distacco e sicurezza di aver trovato, nella solitudine di quegli anni nel castello, tutte le risposte alle sue domande.

"Nella solitudine si impara a comprendere ogni cosa, e non si ha più paura di niente."

 Insomma, mi sono sentita in tutto e per tutto vicina a loro, o, meglio, a lui, il nostro Henrik. La figura di Henrik ammalia, affascina, e la saggezza, il modo di scrutare il mondo e la vita che anni di solitudine gli hanno insegnato, non lascia indifferenti. Le sua riflessioni, la sua lucidità, i suoi ricordi e le sue risposte si trasformano anche in risposte per noi a domande che ancora non avevamo mai avuto il coraggio di porci. Avremo risposte a domande che ancora non avevamo avuto il coraggio di porci, vi rendere conto? Ci spinge a farci delle domande nonostante abbiamo lì, a portata di mano, le risposte... 
Lo stile è piuttosto impegnativo, non posso negarlo. Sono meno di duecento pagine ma, ragazzi, si tratta di duecento pagine pregne di filosofia. Non solo racchiude un mondo, ma anche un'intero modo di pensare, un'intera filosofia, e questo è, a parer mio, più unico che raro.
 Questo libro è di una bellezza rara, in tutte le sue sfaccettature: prosa, contenuti, riflessioni, domande e risposte... Provo ammirazione, rispetto e posso dirvi, in tutta franchezza, una cosa. So, adesso, che effetto fa provare le farfalle nello stomaco.
Sento che tutto ciò che potrei ancora scrivere, e tutte le più belle parole che potrei trovare, continueranno a  non esprimere a pieno ciò che ho provato leggendolo e ciò che è stata l'esperienza di questo romanzo per me. 
Non posso dirvi sia un romanzo che segna, ma posso dirvi sia un romanzo che .
Vi farà viaggiare in un turbinio di emozioni...
Allora, che aspettate a partire? 


Voto
★ ★ ★ ★ 

domenica 5 marzo 2017

Maze Runner (trilogia), James Dashner



Maze Runner è una trilogia fantastica\distopica pubblicata da James Dashner tra il il 2009 e il 2011.
Racconta la storia dell'adolescente Thomas che un giorno, senza sapere come ci sia arrivato, si ritrova nella Radura. La Radura è un luogo in cui sono imprigionati un centinaio di ragazzi che, per i due anni che sono stati rinchiusi lì, ogni mese hanno ricevuto un nuovo cadetto da addestrare e tenere all'interno della Radura. Questo fino al giorno in cui arriva Thomas, giorno che segna tra i ragazzi la rottura degli equilibri createsi in questi anni. Tant'è che il giorno dopo l'arrivo di Thomas arriva anche la prima ragazza del gruppo. Chi sono Teresa e Thomas, si chiedono gli altri Radurai, cosa vogliono da loro? Ma d'altra parte, si chiede Thomas:" Chi sono io? Chi è la C.A.T.T.I.V.O.?"

Ci eravamo lasciati, per quanto concerne la trilogia di Maze Runner, con la recensione del primo capitolo della saga (Il labirinto), che trovate qui.
 Ne ero entusiasta. Nonostante una scrittura semplice e per nulla pretenziosa, riesce comunque a catturare l'attenzione del lettore perché coinvolgente fino alla fine. Ci sono tutti gli elementi per un fantasy d'intrattenimento, e il fatto che la narrazione si snodi su pochi eventi, ma buoni, permette allo scrittore di poter gestire nel migliore dei modi la stesura del romanzo, dato il suo stile elementare. In poche parole, consapevole dei proprio limiti, ha evitato di far bollire in pentola tanti ingredienti, dal momento che sapeva bene non sarebbe stato in grado di cucinarli tutti in un pentolone, e ha preferito preparare la tavola con pochi piatti, semplici, ma gustosi.
Ciò che premio in James Dashner, dunque, è proprio la consapevolezza di non essere il prossimo Premio Nobel, e di aver utilizzato il proprio stile asciutto, chiaro e senza troppi artifici per un romanzo non pretenzioso, non pieno di situazioni che non si incastrano fra loro perché troppe, giocando con una trama avvincente, che desta curiosità nel lettore fino al punto di fagli girare una pagina, e un'altra, e un'altra ancora, senza rendersene conto.

Quella che è stata una buona storia nel primo capitolo della saga, tuttavia, non è stata sufficiente a reggere l'intera trilogia. Il secondo libro (La fuga) si apre con il nostro protagonista che inizia a recuperare man mano i ricordi di quella che è stata la sua vita precedente alla Radura. I flash back sono un elemento che d'ora in poi viene utilizzato sempre troppo spesso nella narrazione e che, inizialmente, contribuisce a distinguerlo dal primo romanzo, con un pizzico di originalità che non guasta. Infatti non si può propinare sempre la stessa impostazione al lettore, che potrebbe facilmente prevedere gli avvenimenti prossimi narrati dallo scrittore. Quindi il fatto che Dashner volesse aggiungere del pepe alla storia ci stava, eccome! Anzi, iniziavo davvero ad affezionarmi alla saga, con particolare riferimento alla trama (non tanto ai personaggi in sè e per sè), ed ero in tutto e per tutto coinvolta, perchè ogni cosa si incastrava alla perfezione con lo stile di Dashner.

Ma, poi...
Di colpo, tutto cambia. Credo che Dashner si sia fatto prendere troppo la mano e abbia iniziato a creare delle situazioni, in primo luogo, non chiare sopratutto a lui. Il protagonista della saga, Thomas, non fa altro che svenire e mangiare e dormire. Al che, io ritengo che lo scrittore abbia creato queste situazioni a fine capitolo un po' per se stesso, come a voler mettere il personaggio in pausa per prendere una boccata d'aria e rispondere alla fatidica domanda "E adesso che scrivo?" . Infatti, l'impressione che si ha spesso in questo capitolo della saga, è che Jamas Dashner non sappia cosa scrivere. E' come se il romanzo pubblicato (in Italia dalla Fanucci) fosse in realtà una bozza dello scrittore ; una sorta di brainstorming scritto, ecco. Quindi si ha, alla fine, una accozzaglia di eventi, che in alcuni punti, soprattutto alla fine, risultano scollegati fra loro. Come se fossero stati pensati singolarmente come idee di un'eventuale intreccio a livello di trama, ma poi non collegati fra loro da situazioni intermedie che sarebbero dovute servire da collante alla storia.

Se ho chiuso il secondo romanzo con l'amaro in bocca (e parecchio nervosismo da smaltire) , il terzo capitolo delle serie (La rivelazione) resta per me una grande incognita, lasciandomi tutt'ora perplessa e confusa. In molti punti della storia mi sono ritrovata a fissare il vuoto in uno stato, appunto, confusionale, perché non capivo come ci fossimo arrivati e quale fosse il motivo. I personaggi, la storia e la narrazione vanno avanti spinti da un'energia che io chiamerei luogo comune, E si: tutto ciò che vedrete in questo libro, con particolare riferimento alla seconda metà, è tutto prevedibile e scontato. I personaggi non vivono di vita propria ma seguono un destino segnato e facilmente intuibile, se ci si sofferma a pensare a un eventuale epilogo della storia. E' tutto forzato, e gran parte di ciò che leggerete sembra capitare lì per caso. Al che voi alzerete spesso gli occhi, increduli, chiedendovi dove siate e cosa stia succedendo. Molti collegamenti aperti durante la narrazione, o eventuali intrecci fra i personaggi, restano lì, senza essere ripresi in futuro: James Dashner tira la pietra e nasconde la mano parecchie volte. Un esempio? Personaggi introdotti , che avrebbero dovuto avere un ruolo nella storia fondamentale, spariscono nel nulla. Se non spariscono nel nulla, appaiono per avere un ruolo marginale nella storia, oppure un ruolo talmente importante ai fini dell'epilogo da non essere credibile data la quasi totale assenza dalla narrazione centrale. Per non parlare delle figure vicine al protagonista , molto importanti per la storia del personaggio di Thomas e del romanzo in sé, che sono parecchio ambigue, e rendono l'evoluzione dei fatti altrettanto ambigua,

La fine.
La fine, che sarebbe dovuta essere la parte con più patos di tutta la trilogia, è stata, in realtà, l'esatto opposto. Data la prevedibilità dell'epilogo che si intuisce facilmente a una trentina di pagine dalla fine, le pagine scorrevano via come se già le conoscessimo. Quindi l'attenzione del lettore cala, ma soprattutto cala l'adrenalina e tutto il romanzo si smonta in men che non si dica. Sembrava di leggere una qualsiasi altra parte del libro, ma non la fine!
Come puoi, James Dashner, rendere l'epilogo di una saga fantasy monotono, e il lettore anaffettivo di fronte alla conclusione di una trilogia ? E dico, trilogia: quindi, intendo tre libri che hanno accompagnato il lettore per un determinato lasso di tempo e verso i quali ci si aspetta di provare una benché minima emozione, di qualsiasi genere! Rabbia,dolore,gioia, curiosità, senso di insoddisfazione... Zero, zero tagliato.



Consiglio la saga?

Al riguardo ho visto diverse YouTubers consigliarla perché "Si, non è una saga eccellente, ma va bene per ingannare il tempo con un una lettura diversa e leggera".

Qui vorrei esprimere il mio pensiero al riguardo.
Leggere un libro non vuol dire ingannare il tempo. Un libro deve arricchire noi e far si che aver ritagliato del tempo per leggerlo ne sia valsa la pena, perché ricordiamolo, il tempo è prezioso, e con lui i libri che dovremmo leggere.
A questo collego un'altra riflessione: la leggerezza di un libro.
Ben vengano i libri leggeri, che ci aiutano a staccare la testa da momenti no o da altre letture più corpose. Ma il concetto di libro leggero non deve essere associato a quello di libro scritto male, libro scritto tanto per, libro scritto come se lo scrittore ci stesse facendo un favore. Il libro deve essere scritto bene a prescindere, deve godere di una propria struttura e deve intrattenere il lettore. Perché ricordiamolo: ad essere leggeri saranno solo gli argomenti o i modi in cui questi vengono trattati, e MAI la dicotomia di libro leggero deve giustificare l'inerzia e la vacuità di un oggetto così di valore come un libro.

La mia risposta è dunque NO. E' ingiustificabile:
-l'accozzaglia di situazioni aperte e mai chiuse o riprese durante la narrazione;
-la presenza di tanti eventi inseriti tanto per far numero e rendere il romanzo più complesso, con il solo risultato di aver creato episodi scollegati fra loro e un gran senso di confusione;
-un finale atono e prevedibile;
-un calo di attenzione del lettore nelle ultime trenta pagine;
-il lettore diventa anaffettivo nei confronti dei personaggi e della storia che gli hanno tenuto compagnia durante la lettura di un'intera trilogia.

Che gran peccato Dashner, hai sprecato un'occasione!

venerdì 24 febbraio 2017

L'identità, Milan Kundera





Titolo: L'identità
Autore: Milan Kundera
Casa editrice: Adelphi

Recensione\trama 

«Perché avere costantemente due volti è una cosa sfibrante: per quanto tempo ancora ne sarò capace?»

E’ su questa premessa che fondamentalmente si basa il romanzo di Kundera, terminato nel lontano 1996. Ognuno di noi ha due volti: sceglieremo mai di mostrarne solo uno? E se dovesse accadere, cosa succederà allora? La storia è raccontata da un narratore omnisciente che, per capitoli alternati, riprende il punto di vista dei nostri due protagonisti: Jean Marc e Chantal. 
Jean Marc, un giorno, in spiaggia, confonde nella figura di una signora quella della sua attuale compagna, Chantal. Sarà sufficiente tale circostanza per prendere coscienza del fatto che non solo non immagina una vita senza di lei, ma che la sua esistenza è intrecciata a quella di Chantal: esiste perché esiste lei e continuerà a farlo finché lei esisterà. Ma se Chantal non è la donna a cui lui ha legato la sua vita? Se un giorno dovesse scoprire che lei, in realtà, non è ciò che ha mostrato di essere per tutto il tempo della loro storia? Che ne sarà della sua vita? Che esistenza potrà mai figurarsi per lui?
Chantal, d’altra parte, è una donna che vanta un trascorso passivo e atono. Ha vissuto per lungo tempo insieme alla famiglia di un uomo mingherlino e di bassa statura con cui era sposata. Dopo la morte del figlio, deceduto all’età di cinque anni, decide di dire basta a quella vita di stenti per lasciare il marito e vivere da sola, così da riappropriarsi e prendere le redini della propria esistenza; identità. Non passa molto però dal momento in cui incontra Jean Marc, un uomo più giovane di lei che, senza dire troppe parole, la conquista. Fra i due, esplode subito la passione che non si dimostra, contrariamente a quanto possa sembrare, un fuoco di paglia, ma continua a vivere negli anni. Questo porta i due a vivere insieme e condividere una storia d’amore equilibrata, fin quando un giorno, Chantal, scopre che gli uomini non si voltano più a guardarla. Cosa era successo? Era davvero così vecchia? Perché nessun uomo la desiderava più? Questo ha fatto riemergere in lei una promessa che si fece quando lasciò il marito, quella di vivere in piena libertà, libertà di spirito, ma soprattutto sessuale, dando sfogo ai suoi desideri più reconditi. 

«[…] avrebbe voluto essere un profumo di rosa – un profumo che si diffonde ovunque, irresistibile -, avrebbe voluto attraversare tutti gli uomini e abbracciare così la terra intera.»

 Ma questo non accadde. Incontrò subito Jean Marc e da qui l’inizio di una storia stabile, monogama, che ora le generava parecchi pensieri. Una sera confessa al suo amato che nessuno la degna più di uno sguardo, confessando indirettamente la sua frustrazione, ma soprattutto la sua delusione e il fatto che Jean Marc, alla fine, non era abbastanza. Jean Marc mostra altrettanta delusione, per non essere così importante ai suoi occhi, e la sua rabbia, che fa arrossire per la prima volta dopo tanto tempo Chantal. Il giorno dopo, già tutto sembra dimenticato, e tutto sembra riprendere il verso di sempre, finché Chantal non riceve la lettera di un ammiratore segreto… 


Il romanzo analizza inevitabilmente i pensieri e i dubbi della coppia francese, conducendo una ricerca dei sentimenti legati all’uomo e alla sua identità. Non mancano riflessioni sull’amicizia, sulla promiscuità, sulla vita, sull’essere genitori e la perdita di un figlio, oggetto di confessioni non sempre comode. E’ la stessa Chantal che, recandosi sulla tomba del figlio, rivela come la sua morte sia stata un dono per dare a lei la possibilità di vivere una libertà che altrimenti non avrebbe avuto. E’ Jean Marc che, alla fine, si scopre realmente debole e inesistente senza Chantal. 
Uno stile profondo, quello di Kundera, attento, vigile e analitico senza risultare pesante, coinvolgete e per nulla banale. Un finale travolgente che vi trasporterà, senza il vostro consenso, in un viaggio in cui vi chiederete cosa sia vero e cosa no e che vi lascerà a terra, al buio, chiedendovi cosa sia successo e chi voi siate. Anche la vostra esistenza è legata in maniera indissolubile a quelle di un’altra persona? Vi siete mai chiesti cosa diventereste voi se quella persona smettesse di essere quella che voi avete prefigurato nella vostra mente?





Voto
★ ★ ★