martedì 19 dicembre 2017

I migliori 5 libri letti nel 2017

Ecco a voi, signori e signore, i migliori cinque libri letti nel 2017.
Questo anno è stato pieno di rivelazioni letterarie e adesso sono pronta a condividerle con voi, per chiudere insieme. Iniziamo subito!


1. Dio di illusioni, Donna Tartt
    BUR Rizzoli, 11€

   Leggere Dio di Illusioni (recensione completa qui) è stato come essere sotto     un incantesimo che è iniziato aprendo il libro ed è finito chiudendolo.               Completamente stregata da ogni parola della Tartt; rapita dalle storie di           questi cinque studenti del  Veromont. Ugualmente è successo con Il                 Cardellino (recensione completa qui) , soltanto che in questo caso ho avuto     la percezione di sentire la storia una volta finita la lettura.






2. Le braci, Sàndor Màrai
    Adelphi, 10€

    Tra filosofia ed empatia pura, si vive questo incontro tra due uomini che            dopo quarant'anni si rivedono, ed hanno molto da dirsi. Avete capito bene.
    Questo libro non si racconta e non si legge: si vive.
    (recensione completa qui)








3. Incubo a seimila metri, Richard Matheson
    Fanucci, 9.90€

    Richard Matheson è stata la mia più grande rivelazione di questo 2017.
    Restia ai racconti come sono, è riuscito a farmi restare incollata alle sue            pagine e a farmi scoprire un nuovo volto della paura: non quello delle case
    diroccate, non quello dei fantasmi, ma quello degli uomini.
    La sua fama è nascosta dietro l'ombra di Stephen King, che lo ha definito
    una della sue più grandi fonti d'ispirazioni, ma Matheson merita                         decisamente uno spazio tutto suo fra i nomi dei più grandi scrittori
   di tutti i tempi (recensione completa qui).
 



4. L'identità, Milan Kundera
    Adelphi, 11€

   Una coppia. Un tema ricorrente: chi siamo? Possiamo
   avere una doppia faccia agli occhi del mondo? E se si, quanto potrà mai
   durare? Kundera, con la sue penna estremamente leggera ma incisiva,
   compie questo ritratto sulla scia di un tema universale, l'amore, per poi               distaccarsene e far finire il tutto in un vortice di incubo dal quale ci si                 risveglia madidi di sudore. (recensione completa qui)




                                   

5. Shutter Island, Dennis Lehane
    Sperling, 14€

    Per farvi capire che thriller fantasmagorico sia stato Shutter Island, vi            dico  che prima di leggere il libro vidi il film qualche anno prima.                  Saremmo  portati  a  dire che gran parte del mistero e del gusto della              lettura sia stato così già  svelato, ma in realtà, nonostante il libro sia                fedelissimo al film, è come leggere il tutto per la prima volta. Grande            penna Lehane: una scrittura per nulla artificiosa ma del cristallina.
    (recensione completa qui

lunedì 18 dicembre 2017

Ultime letture #2

Eccoci di nuovo! Oggi continuiamo la lista delle ultime letture non ancora aggiornata a quelle attuali.
Senza cincischiare, riprendiamo subito!


Assassinio sull'Orient Express, Agatha Christie
Mondadori, 10€
★ ★ ★ 

Tredici persone a bordo del più famoso treno d'ottocento e un delitto. Peccato  ci sia anche Poirot a rovinar loro la festa e a scoprire le carte.
Anche in questo caso la penna della Christie è geniale, e a rendere la lettura più bella è il pensiero che ancora per qualche giorno potrete trovarne nelle vostre sale cinematografiche più vicine l'adattamento su pellicola.
Alcuni dei nomi del cast stellare? Johnny Depp, Penelope Cruz, Cate Blanchett...





La vedova, Fiona Barton
Einaudi, 18,50€
★ ★ 

E' la storia di un uomo che cela alla propria consorte un lato oscuro
, convinto lei non ne sia mai entrata a conoscenza. Ma alla fine,
la vedova, saprà dare tutte le risposte.
E' un thriller ben scritto. Il problema è che non tiene alta la tensione
dal momento che tutto quello che ci viene svelato dalle prime pagine,
ci porta alla più ovvia delle conclusioni. Omicidio, pedofilia. Non amo
questa miscela, soprattutto per l'ultimo ingrediente citato, però alla fine
si rivela una buona prova della scrittrice che dimostra di saper affrontare
una'ottima analisi psicologica dei propri personaggi



L'ultima corsa per Woodstock, Colin Dexter
Sellerio Editore, 14€
★ ★ ★ 

E' il giallo che apre la serie dell'ispettore Morse, uno dei più importanti  detective di fiction inglese. E' un deduttivo che ti porta a capire il colpevole più o meno nelle ultime centinaia di pagine, per poi scoprire che non è lui e spostare i propri sospetti su un altro, e via così fino alla fine.
Le ultime centinaia di pagine le ho trovate, per questo molto, avvincenti; peccato per quelle prima, dove sembrava Dexter volesse perdere un po' tempo. 



Mancarsi, Diego De Silva
Einaudi, 10€
★ ★ ★ ★ 

Un breve racconto di meno di cento pagine che ci porta a vedere in che modo nascerà la storia d'amore che cambierà il resto delle vite dei nostri protagonisti.
Ma non è solo questo: De Silva, come sempre, approfitta della trama per approfondire altre riflessioni collaterali che da essa scaturiscono.
Uno stile che non potrà fare altro che rapirvi, come ha fatto con me. 

sabato 18 novembre 2017

Ultime letture #1

Riprendiamo subito con le ultime letture che non aggiorno da un bel po' .
Credo l'ultimo aggiornamento risalga alla letture estive, quindi mettiamoci subito sotto!
Per correttezza dividerò questo aggiornamento in due parti.


                                           

Dalle parti degli infedeli, Leonardo Sciascia
Adelphi, 10€
★ ★ ★ ★ 

Con Sciascia non ci eravamo lasciati molto bene. Mi approcciai al suo A ciascuno il suo e, nonostante capì il suo messaggio, non riuscì a godere a pieno della lettura. Con Dalle parti degli infedeli invece ci siamo compresi benissimo. Ho trovato questo piccolo testo (meno di cento pagine) di denuncia sociale straordinario e illuminante.







Aggiungi didascalia
La fattoria degli animali, George Orwell
Mondadori, 12€
★ ★ ★ ★ 

Primo approccio con Orwell (si, non ho ancora letto 1984!) e la sua narrativa è davvero folgorante come la descrivono. La fattoria degli animali che nasce come una favola, in realtà è una cruda satira degli anni del totalitarismo che ben si presta a rappresentare anche l'omertà che contraddistingue la realtà di oggi. Quanto mi sconvolgerà, a questo punto, 1984?






                   

L'Aleph, Jorge Luis Borges
Feltrinelli, 9€
★ 

L'Aleph è una raccolta di racconti di uno dei più importanti esponenti della letteratura fantastica, J.L. Borges. Qui lo scrittore intreccia la più fervida immaginazione con episodi di storia e mitologia, che purtroppo non hanno incontrato il mio gusto personale. Credo che per comprendere questi racconti bisogna avere alle spalle un bagaglio culturale di altissimo livello in queste materie (nonché una grande passione per le stesse) altrimenti a pagarne il prezzo sarà la vostra godibilità rispetto la lettura.

martedì 14 novembre 2017

Le quattro casalinghe di Tokyo, Natsuo Kirino



Titolo: Le quattro casalinghe di Tokyo
Autore: Natsuo Kirino
Casa editrice: Neri Pozza
★ ★ 


Dimenticate il significato di thriller, prima di leggere questa recensione. Scordatevi quei romanzi scritti per distrarvi e farvi stare sul filo del rasoio per puro godimento, perché questo non lo è.
Le quattro casalinghe di Tokyo è si un thriller, ma porta con sè una rivoluzione che ha segnato per sempre la cultura di massa giapponese. Ma, come sempre, andiamo con ordine.

Le quattro casalinghe di Tokyo parla di quattro donne che apparentemente sembrerebbero essere solo colleghe di lavoro (impiegate in un'azienda che produce colazioni preconfezionate e per la quale svolgono esclusivamente turni notturni), ma un avvenimento è destinato a unirle per sempre.
Yaoyoi, dopo aver scoperto che il marito la tradisse  e avesse consumato i risparmi di una vita in una sala da giochi, lo uccide spinta da un rancore profondo, da un sogno di rivalsa, da un desiderio di vendetta per essere stata anche soggetto di violenza domestica. La donna arriva così a questo gesto estremo che la porterà a chiedere aiuto alle amiche Masako, Kuniko e Yoshie le quali, per poter aiutare la collega, si troveranno a fare a pezzi il cadavere. 

E' una trama estremamente complessa e che in molte sue parti avrei evitato di raccontarvi, se non fosse fondamentale per un commento il più possibile completo.
La storia si svolge, come è già evidente dalla letture della trama, sotto ambientazioni cupe ed episodi crudi. La Kirino è stata infatti capace di dipingere un quadro clinico, freddo ed estremamente lucido del Giappone di quegli anni. Le quattro casalinghe di Tokyo esce nel 1997 e dopo aver passato diversi anni in sordina, nel 2004 viene nominato ai prestigiosi Edgar Award.  Dopo la nomination , Le quattro casalinghe di Tokyo sale alla ribalta. Tutti ne parlano, nel bene o nel male. La Kirino è riuscita a mostrare il quadro di un Giappone in cui le donne non sono quelle pronte a provare amore, perdono e accondiscendenza nei confronti dell'uomo padrone della casa e della famiglia: per la prima volta, si parla della donna per i suoi sentimenti di rabbia, di vendetta, di odio, della donna capace di nefandezze ,capace di affrontare la vita e di riprendersela lottando.
In questi sentimenti si sono riviste le donne giapponesi, a tal punto che si sono registrati nella nazione risultati spiacevoli: dal 2004 in poi, sono aumentati esponenzialmente i casi di donne (casalinghe) che abbiano ucciso il marito e poi fatto il cadavere a pezzi. 

Il romanzo si è rivelato, dunque, di forte impatto per la cultura di massa giapponese, e di questo ne sono stati consapevoli un po' tutti in questi anni. La Kirino, che per la prima volta racconta la donna nel male, non è stata sin da subito ben vista dai giornalisti che più volte si sono rifiutati di accoglierla nei propri studi televisivi, perché l'immagine della donna offerta dalla scrittrice non era in realtà consona al buon costume. Ma la Kirino si è saputa sin da subito ben difendere, perché ha contrattaccato stabilendo che se fosse stato un uomo a scrivere di uomini, sicuramente tutto sarebbe stato differente. 

Se il romanzo, da un lato, si conferma rivoluzionario e geniale (parleremo dello stile più avanti), dall'altro cade nel finale. Il finale vede come protagonista Masako, la donna cardine attorno alla quale si sviluppa il libro e punto di riferimento del gruppo di colleghe.
 Il problema è che la risolutezza, la scaltrezza e la furba intelligenza che contraddistingue la sua figura per tutto il corso della narrazione, si perde nel finale per essere sostituito dal suo esatto opposto: una donna ipocrita, debole e irrazionale. Tutto perde di significato nelle ultime pagine, tutta la forza femminile sulla quale si basa il romanzo, il sogno di emancipazione e la lotta per una vita libera e dignitosa.
Si aggiunge anche l'evoluzione improvvisata di una "storia d'amore", poi, che diventa malata, diventa ossessione, fuoriuscendo completamente dalla struttura che fino ad ora si stava impostando al libro, per passare ad un finale in cui episodi di violenza diventano segni  o giustificazioni di un'apertura del cuore. E questo, per quanto io stia cercando di entrare nell'ottica di un romanzo che nasce come estremo, esasperato, non trova giustificazioni per il mio pensiero, a maggior ragione se si parla di un romanzo in cui la rinascita della donna ne fa da protagonista.
Insomma, un libro rivoluzionario e geniale rovinato dalle ultime quaranta pagine che sembrano quasi prese da un racconto di bassa lega poi adattato a questo, e che stonano totalmente con i toni che si sono assunti per le precedenti seicento pagine. Una grande, grandissima delusione.


Lo stile, come avevo già anticipato per le ambientazioni, è clinico, freddo ed estremamente lucido. Il problema è la poca scorrevolezza del romanzo che fatica ad ingranare nelle prime pagine e che diventa fluidissimo a partire da metà stesura. Peccato per il finale: anche nello stile il finale pecca di contenuti e di forma. Sembra non solo che la scrittrice abbia fretta di terminare il romanzo, ma che lo faccia anche in malo modo. Insomma, la violenza che diventa amore è instaurata in un rapporto che sorge improvvisamente e che nella sua più completa atrocità, diventa a livello di contenuti e di stile una gran trashata. Infatti, come si potrebbe facilmente desumere, il tutto manca di fondamenta poiché la storia è paradossale, incredibile e inverosimile in ogni sua dimensione. Non posso andare più nei dettagli di quanto io non sia già andata, ma nel caso vi capitasse di leggere il romanzo, poi potrete capirmi. 

parlare del film

VI CONSIGLIO DI LEGGERE IL ROMANZO?
Vi consiglio di leggere il romanzo, si, perché è il racconto audace e fuori dal coro di una scrittrice donna che per la prima volta alza la voce per raccontare le donne. E non le donne docili, amabili, accomodanti, ma quelle violente, capaci di azioni brutali e che di queste ne vanno fiere.
Una prova che tutti dovrebbero leggere perché merita, merita tantissimo.
Questo però vale per tutto il libro escluse le ultime quaranta pagine, alle quali non attribuisco alcun merito e verso le quali mi accompagnerà sempre il grande interrogativo sul come abbia fatto l'autrice a mettere su carta questa idea di amore, con quale coraggio ma soprattutto con quale scopo. 

sabato 23 settembre 2017

Mi chiamo Lucy Barton, Elizabeth Strout




Titolo: Mi chiamo Lucy Barton
Autore: Elizabeth Strout
Casa editrice: Einaudi 


★ ★ 


Elizabeth Strout è stata vincitrice del Premio Pulitzer nel 2009 con la raccolta di racconti Olive Kitteridge. Successivamente vanta due pubblicazioni: I ragazzi Burgess e Mi chiamo Lucy Barton.
Ho avuto l'occasione di leggere questo suo ultimo romanzo, e devo dire che l'incontro non è stato dei migliori. Inutile dire di come le aspettative fossero alle stelle, e purtroppo, completamente disattese.

Il romanzo, che consta circa un centosessanta pagine, ruota attorno alla figura di Lucy Barton, una donna che racconta, attraverso la stesura di un romanzo, la propria vita. I temi trattati sono fondamentalmente la famiglia, la violenza e i matrimoni falliti. Il tutto, attraverso una chiaccherata madre - figlia in un letto d'ospedale.

Per incominciare, ho trovato il romanzo disorganizzato. Le conversazione tra la madre e Lucy sono estremamente banali e di poco conto, e servono giusto da input affinché Lucy possa raccontare la propria vita attraversi ricordi personali. Racconta del proprio matrimonio, della figura ambigua del padre e dei fratelli, dei primi approcci al mondo della scrittura, ma tutto con larga superficialità. Potrebbe sembrare un fattore voluto, data anche la limitata mole del romanzo, ma in realtà credo sia stata una scelta abbastanza controproducente. La protagonista, infatti, scrive questo romanzo come una sorta di autobiografia, appunto, romanzata, per liberarsi dai demoni del passato. Tuttavia, per tutto il romanzo si ha l'impressione che lei stia giocando a nascondino. Tocca superficialmente ogni tematica, dalle più disparate, senza mai approfondirne una. Non si ha mai una vera e propria confessione, un punto di sfogo, un racconto dettagliato su un avvenimento che l'abbia segnata. E' tutto un dire e lasciare alla mente del lettore, che deve fare un gran lavoro per dare della sostanza a un libro che non ne ha.

Questa mancanza di spina dorsale si riversa anche nella struttura del romanzo. Capitoli brevi (brevissimi, nelle ultime pagine anche mezza pagina), frasi smorzate, donano al libro non tanto la forma di un romanzo, quanto di una raccolta di pensieri che attraversano la mente di Lucy senza mai, come dicevo prima, approfondirne alcuno. Ho trovato, poi, lo stile abbastanza confuso, come se neanche la Strout avesse idea di che cosa far dire a Lucy. L'impressione che ho avuto, infatti, non è stata quella di una donna che ha l'ispirazione per raccontare una storia, ma di una scrittrice che deve pubblicare un romanzo. Per farlo, aveva una sola idea in testa: impietosire il lettore. Come farlo? Attingendo a temi sociali di grande importanza, che non possono non lasciare indifferente il lettore. Purtroppo, non ho avuto l'impressione ci fosse attenzione o una cura particolare nel far questo, o un qualsiasi tipo di intenzione di rendere queste tematiche proprie. Infatti, per gran parte della lettura mi sono sentita completamente estranea al racconto di Lucy. Tutto mi è sembrato uno strumento per adempiere ad una scadenza di pubblicazione, e che per farlo non avesse altra scelte che adottare non temi qualunquisti (di violenza, famiglia e matrimoni falliti bisogna sempre parlarne), ma con approcci già visti e rivisti. Come se in realtà la Strout non avesse davvero un'ispirazione che la guidasse per la stesura di tutto il libro, ma ne fosse a corto , e tutto il resto fosse una grande forzatura. Anche i capitoli brevi, le frasi prive di contenuto, tutto ha contribuito a farmi un'idea di questo tipo. Certo, non posso negare come nelle ultime pagine io mi sia sentita in qualche modo toccata da questa storia, ma credo che questo turbamento derivi più da come la Strout si sia servita di questi temi per mascherare ad una sua mancanza di trama. E questo è un espediente che non mi sento di premiare, non da un Premio Pulitzer.

mercoledì 20 settembre 2017

Nuovo Cinema Paradiso (1988)

"Quelle con gli occhi azzurri,
sono le più difficili!
"
Nuovo Cinema Paradiso


Eccoci, oggi, a parlare di una pietra miliare del cinema italiano, ma perché no, anche internazionale.
Solo per citarne alcuni tra i più importanti, è stata vincitrice di premi quali Oscar al Miglior Film Straniero (1990) , Golden Globe per il Miglior Film Straniero (1990), cinque BAFTA e un David di Donatello per il miglior musicista a Ennio Morricone . 

Ovviamente si tratta de Nuovo Cinema Paradiso, pellicola diretta da Giuseppe Tornatore e uscita nelle sale italiane nel lontano 1988. Racconta la storia di Salvatore di Vita, un bambino, un adolescente, un uomo la cui vita noi seguiamo rispettivamente in queste tre fasi insieme all'evolversi di una sua grande, grandissima passione: il cinema. Sarà il cinema il fulcro della pellicola, nonché il centro attorno al quale graviterà la vita di Totò: dalla nascita delle sue prime esperienze sessuali alla scoperta del vero e unico amore; dal suo primo lavoro dietro la cinepresa nella sua Sicilia fino a seguirlo al culmine della sua carriera da regista a Roma, dove adesso vive. 
Dal giorno del suo trasferimento, non si è più guardato indietro. Complice di questo soprattutto le parole di Alfredo, mentore, amico, guida di Totò che un giorno, prima di partire, gli suggerì di non fare più ritorno in Sicilia, e di seguire solo i suoi sogni. Perché la Sicilia opprimeva, perché la Sicilia limitava il vero potenziale che Totò, restandovi, non avrebbe saputo esprimere. 

"Non voglio più sentirti parlare.Voglio sentire parlare di te."



 A cosa ha dovuto rinunciare, Totò, per questo?
All'amore della sua vita.
La vetta che è riuscito a toccare con il successo sul lavoro è compensata dalla vacuità della sua vita, dall'assenza dell'unica donna che ha sempre amato, e della sua famiglia, che vede sporadicamente e solo nel momento in cui solo loro ad andare a trovare lui a Roma, perché la Sicilia , ormai,rappresenta solo il passato. Questo, almeno, fino al giorno in cui riceve la telefonata della madre che gli comunica la morte di Alfredo. Totò sara, così, costretto ad affrontare quei fantasmi che per troppo tempo si è rifiutato di affrontare, e di risolvere delle ombre che fino ad oggi, ancora, lo tormentano.



"Tu non c'entri, mamma. E' che ho sempre
avuto paura di tornare. Ora, dopo tanti anni,
credevo di essere più forte, di avere dimenticato
molte cose, e invece... Mi ritrovo tutto davanti,
come se fossi rimasto sempre qui."


E' un film emozionante, vero, intriso di bellezza. La bellezza, quella italiana, che abbiamo solo noi, che ci ha sempre contraddistinto e che stiamo perdendo col tempo a favore di una volgarizzazione delle emozioni, a favore di una risata facile , ma vuota.
Se qualcuno mi chiedesse cos'è per me la bellezza, quella bellezza pura e fatta di disincanto;
se qualcuno mi chiedesse come descriverei la reale bellezza italiana, in termini di cinema, di vita;
se qualcuno mi chiedesse come ci si emoziona finché il cuore e gli occhi e l'anima non esplodono,
io gli direi di guardare Nuovo Cinema Paradiso
perché le parole non sarebbero abbastanza
per rispondere.

mercoledì 6 settembre 2017

Letture di Agosto!





Letture del mese di Agosto. Davvero tante. Iniziamo senza perderci in chiacchiere?


Uno studio in rosso, Arthur Conan Doyle 
★ ★ ★ 
Il Maestro del giallo classico per eccellenza. Con Uno studio in rosso, Doyle apre le danze al primo di una serie di quattro romanzi dedicati all'enigmatica figura del geniale Sherlock Holmes e del suo fidato coinquilino, Watson, dal cui punto di vista seguiremo gli avvenimenti, o meglio, le avventure dipinte di giallo che li coinvolgeranno. Non voglio svelarvi niente sulla trama, dal momento che il romanzo si dipana in meno di centotrenta pagine, basterà solo che voi sappiate che è un'avventura ottocentesca, con degli spunti storici e un epilogo drammatico\romantico. Che dire? Non mi aspettavo certo questo leggendo Doyle! Piuttosto prevedevo un personaggio composto, posato, insomma, un vero protagonista del giallo classico! E invece Holmes è proprio sopra le righe, senza ombra di dubbio estremamente deduttivo, crea assuefazione e... si, mi ha decisamente convinta con questa prima prova!

Il segno dei quattro, Arthur Conan Doyle
★ ★ 
Esatto, non contenta ho proseguito leggendo il secondo romanzo e sicuramente, con questo libriccino tra le mani, ho scoperto un Holmes ancora più stravagante! Sfortunatamente, mi ha convinta meno del primo, ma conto di rifarmi più avanti con i prossimi due, e perché no, anche con le altre raccolte di racconti che raccolgono le avventure dei nostri protagonisti sopra le righe!

La bambina del mare, Lucio Figini

Ragazzi, che cantonata. Ho provato a scrivere un post su questo romanzo ma non sono riuscita ad arrivare fino alla fine. Purtroppo è stata una grandissima fregatura e una gran delusione. La bambina del mare prova  a raccontare la storia di Ariel che viene accolta in un centro dopo essere stata ritrovata bagnata fradicia in un bagno della stazione. Da qui si seguirà per una prima parte del romanzo David, l'educatore che la segue, nel tentativo di risalire alle sue origini cercando di capire chi e perché l'abbia ridotta in quello stato. Per una seconda parte del romanzo, invece, è Ariel a prendere la parola , e da qui seguiremo la sua vita. Oltre a dirvi che il romanzo è talmente scollegato che le due parti potrebbero benissimo formare due libri a sè stanti, si susseguono una serie di situazioni così paradossali, assurde, illogiche, surreali, che non sono stata in grado (e non sono tutt'ora) di esprimermi al riguardo. Il tutto mi è sembrato paragonabile, nella prima parte del romanzo, a una brutta imitazione di Beautiful; nella seconda, invece, mi è sembrato di assistere ad una brutta riproduzione su carta della serie televisiva Raven e un libro di Cecelia Ahern.
Ricordiamoci che questo libro nasce come un noir.
Pensare che nella quarta di copertina Figini è stato paragonato a Oliver Sacks.
Niente di più lontano.

Doppio delitto al Gran Hotel Martini, Emilio Martini
★ ★ ★ 
Ma passiamo alle belle scoperte del mese! Doppio delitto al Grand Hotel Martini è finalmente un giallo italiano degno di questo nome. Nasce dalla penna di due sorelle che hanno ideato un personaggio piuttosto bizzarro: un commissario Calabrese che di cognome fa Berté, con il codino, che ama mangiare, che vive al Nord. Ora, dico io, non avete già voglia di andare a comprare questo libro adesso, proprio in questo momento? Metteteci pure una storia clandestina con una donna spostata e  proprietaria della pensione presso cui alloggia. Metteteci un omicidio durante il ponte di Pasquetta in un grand hotel...ma che state ancora leggendo? Correte a comprare il libro!

Incubo a seimila metri, Richard Matheson 
★ ★ ★ 
Altra grandissima rivelazione di cui vi ho ampiamente parlato in un post che trovate qui. Correte a leggere dell'uomo che è stata una profonda ispirazione per Stephen King!

I pesci non hanno le gambe, Jón Kalman Stefánsson
★ 
Interrotto a pagine ottanta. Per tutte queste pagine ho assistito ad una filosofia forzata e ridondante che appesantiva tutta la lettura. Diciamo pure uno Stefánsson che si atteggia a fare il Kundera della situazione fallendo miseramente?


We should all be feminists, Chimamanda Ngozi Adichie
The little prince, Antoine de Saint-Exupéry
The grownup, Gillian Flynn


Queste sono state le mie lettura in lingua di questo mese e vi rimando direttamente al post in cui ne parlo più in dettaglio qui, con qualche chicca sul perché leggere in inglese. Tutte promosse a pieni voti!

lunedì 4 settembre 2017

LEGGERE IN INGLESE #1

In questi ultimi tempi, è ormai dilagante il trend di leggere in inglese. Vuoi perché si risparmia, vuoi perché le uscite in lingua originale si hanno prima di quanto l'editoria italiana sia solita farci aspettare, il risultato è comunque una grande pubblicità di titoli in lingua che tutti saremmo tentati di leggere... ma ne saremmo capaci?

Ho letto di molte "guide alla lettura", cioè consigli per approcciarsi meglio a un testo straniero, ma mai che nessuno avesse indicato un buon libro da cui iniziare a leggere. Gli articoli che mi è capitato di leggere al riguardo, infatti, indicavano romanzi di facile comprensione, che in realtà tanto facili non erano. Molti iniziano con il consigliare young adult, cioè libri per ragazzi, ma il più delle volte sono zeppi di slang, ossia termini tipici di una lingua straniera che difficilmente si troveranno sul dizionario per essere tradotti. Altri romanzi , invece, sono si più semplici, ma comunque troppo lunghi per consentire una lettura scorrevole a chi si avvicina per la prima volta a un esperimento del genere.

Tuttavia, alla fine, grazie a mie personalissime ricerche, sono riuscita a trovare tre titoli che mi hanno decisamente convinta e che spero possano servire anche a voi per iniziare una nuova avventura.
I titoli di cui vi parlo coprono più generi letterari, sono di qualità, economici, e variano dalla fiction alla non fiction.

I miei consigli, perciò, ricadono su:

The Little Prince, Antoine de Saint-Exupéry




Edizione*: Wordsworth Editions Ltd
Pagine: 112
Prezzo*: 2.31 €

Il piccolo principe è un classico intramontabile, di cui tutti conosciamo più o meno la storia. Questo aiuterà la lettura, che già di per sè è abbastanza facile: il lessico è quello adatto ad un pubblico di bambini, i termini sono molto semplici, e la storia è ricca di altrettanto amore e tenerezza che non potrà lasciarvi indifferenti.
Per chi non conoscesse la storia, Il piccolo principe racconta di un bambino che incontra un aviatore il cui aereo si è sfortunatamente schiantato al suolo, e con lui ripercorrerà il viaggio che lo ha portato sulla terra...

The Grownup, Gillian Flynn





Edizione*: Orion Publishing Co
Pagine: 96
Prezzo*: 3.69€


Chi non conosce l'autrice di Gone Girl, il thriller bestseller internazionale che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo (e da cui è stato tratto anche un film)?
Non la conoscete? Allora The grownup potrebbe essere l'occasione giusta per farlo! E' un breve racconto di sessanta pagine (più il primo capitolo di un nuovo romanzo in uscita) che vi coinvolgerà in un turbinio di emozioni, fra una veggente e una donna che afferma di avere la casa infestata da presenze sinistre... 

We Should All Be Feminists, Chimamanda Ngozi Adichie 




Edizione*: HarperCollins Publishers
Pagine: 64
Prezzo*: 4.62€

Chimamanda Ngozi Adichie è una delle autrici femministe più discusse del momento. Con i suoi romanzi e libri di non fiction, è riuscita a catturare l'attenzione di un pubblico sempre in maggiore crescita. In questo piccolo libriccino, la Adichie racchiude un estratto di un discorso che è stato da lei tenuto diversi anni fa su cosa significhi nella vita di tutti i giorni essere una femminista, con esperienze reali vissute sulla sua pelle, il tutto raccontato con un stile semplicissimo ma toccante.

* I libri che mostro in questa sede sono nell'edizione che vedete in foto. Nel dettaglio, ho specificato la casa editrice che li ha pubblicati e il prezzo che troverete nei principali siti di e-commerce già scontato del 15% 

martedì 22 agosto 2017

Incubo a seimila metri, Richard Matheson






Titolo: Incubo a seimila metri
Autore: Richard Matheson
Casa editrice: Fanucci 





E' da tanto che non torno con una chiaccherata su un libro, ma adesso è proprio il momento.
Capita solo con le letture illuminanti, e questa lo è stata.

Di chi parlerò?
Parlerò di Richard Matheson.

Matheson è stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense che si è imposto nel panorama letterario a partire dagli anni '50 del 900 fino agli ultimi anni del primo decennio del 2000. In molti lo conosceranno per aver scritto Io sono leggenda (da cui è stato tratto l'omonimo e celeberrimo film con Will Smith), anche se questo non è stato il primo approccio che io ho avuto con l'autore.
Ho fatto la sua conoscenza leggendo Incubo a seimila metri , una raccolta di diciassette racconti del terrore che sono abbastanza diversi dal solito. Ma andiamo con ordine.

Incubo a seimila metri è stato pubblicato per la mia prima volta in Italia nel 2004 da Fanucci che si è impegnata nel corso degli anni a pubblicare anche parte delle restanti sua opere (purtroppo molte sono ancora inedite in Italia). Come se non bastasse, nel corso degli anni molte di quelle già in commercio sono finite fuori catalogo, compresa questa raccolta di racconti (non so se per future intenzioni di ristampa, ma al momento sono fuori catalogo da anni ormai). Io l'avevo notata un paio d'anni fa e da allora non me la sono più scordata. Aspettavo di scovarla all'usato, che tornasse magicamente sul mercato , ma niente. Finché un giorno. girando qua e là in diversi siti di e-commerce, l'ho trovata. Non potevo credere ai miei occhi, finalmente, dopo tanti anni!

Come ho fatto la conoscenza di Matheson?
Partiamo dal presupposto che io sono una fanatica di King. Quindi cercavo autori che più o meno si avvicinassero al suo livello, per ampliare un po' la conoscenza del genere. Mi imbatto in questo Matheson.
Vi dico solo che King lo ha definito, insieme a Lovecraft e Poe, una delle sue più grandi ispirazioni.
Potevo non leggere nulla di un uomo che gravita in mezzo a questi nomi? Certo che no!

Matheson è principalmente autore di raccolte di racconti e, purtroppo, sconosciuto a molti.
Incubo a seimila metri è stato il primo titolo che mi ha catturata della sua produzione letteraria, e devo dire che è stato un viaggio piuttosto sorprendente. Mi spiego meglio.

Se siete abituati al classico thriller\horror alla King, che spinge su immagini forti e pesanti, con una scrittura ridondante e asfissiante, vi chiedo di prendervi un attimo di tempo per leggere delle brevi istruzioni al Matheson - uso.

Partendo dal presupposto che io e i racconti non andiamo molto d'accordo, quando ho iniziato a leggere questa raccolta l'impatto non è stato decisamente dei migliori. Mi trovavo di fronte a un immaginario completamente diverso rispetto a quello a cui mi aveva abituato la produzione di King o, più in generale, altri romanzi del genere contemporaneo. Perché dico questo? Perché Matheson, a dispetto delle caratteristiche precedentemente indicate, non sfrutta immagini forti o una scrittura asfissiante per stordire il lettore con un facile brivido di paura, ma al contrario la sua scrittura è limpida, cristallina, semplice. I suoi personaggi non sono mostri, creature malvagie, oscure presenze o terribili animali: sono uomini. Le sue storie non si servono di castelli diroccati o buie ambientazioni, ma la gran parte riguardano luoghi comuni illuminati dalla luce dei giorno. Matheson racconta l'horror attraverso la quotidianità dell'essere umano, che sotto la sua penna si scopre essere il male. Inizialmente non capivo tutto questo. Vedevo una serie di storie in cui non comprendevo dove dovesse essere il punto che mi avrebbe dovuta spaventare, far saltare dalla sedia, o farmi fare brutti sogni . Finché man mano, procedendo con la lettura, le immagini che ci mette davanti Matheson diventano assolutamente disturbanti. Perché su, ammettiamolo: finché si tratta di mostri, spiriti, presenze, è facile dare al lettore qualcosa che lo terrorizzi, ma quanto genio ci vuole per spaventarlo raccontando la storia di un nuovo vicino di casa che trasloca nel quartiere, di una coppia che festeggia il primo anniversario, di un gruppo di adolescenti che vanno ad una festa, di una nonna che bada alla nipote, di un uomo che sorvola l'oceano in aereo...? Tutto quello che fa Matheson è sfruttare l'ordinario per creare lo straordinario, contando su episodi quotidiani ed esasperazione, il tutto in meno di trenta pagine per racconto. Le sensazioni che proverete leggendo questo libro saranno le stesse che vi darà l'immagine di una maestra che fa lezione in un giorno di sole, ma che invece di prendere il gessetto e spiegare la lezione del giorno,con un sorriso striscerà prepotentemente le proprie unghie sulla lavagna.
Matheson infatti vede oltre quei momenti ordinari che popolano le nostre vite: la sua capacità è quella di tagliarne un pezzettino, come se per caso li spiasse proprio nel momento in cui una moglie accarezza il marito, un uomo torna a casa dal lavoro, e da qui viaggiare al di là delle maschere di ognuno per vedere quello che si cela o quale sarà il loro destino. Molto viene lasciato all'immaginario, non viene detto, e non nego che questo mi abbia impedito di capire il fine ultimo di qualche storia, ma nel complesso non posso non riconoscere il suo genio. Scrittura semplice, immagini ordinarie, e il risultato è stato straordinariamente e sorprendentemente magnifico. Quando uno è bravo, è bravo.

Per meglio addentrarci nei particolari dell'edizione, e incuriosirvi ulteriormente sull'andare a scoprire questo autore, vi dirò che l'edizione che troverete al momento nei principali siti di e-commerce è dotata di una prefazione di Stephen King , mentre alla fine dei diciassette racconti troverete un'intervista fatta allo stesso autore. Ah, dimenticavo: il libro si apre con una dedica al Re dell'horror. Sono rimasta piacevolmente sorpresa anche da quanto si sia rivelata curata questa edizione, che non mi aspettavo affatto così nonostante si tratti di una edizione economica. Ma probabilmente era destino il nostro incontro avvenisse e fosse favorito anche da altre piccoli particolari.

Vi invito, dunque, a scoprire Matheson. Io vi esorto a partire proprio con questa raccolta di racconti, ma per chi non fosse avvezzo al tipo di lettura e volesse approcciarsi direttamente a un romanzo, vi indico qui: Io sono leggenda, Io sono Helen Driscoll e Tre millimetri al giorno. Tutti editi Fanucci.

martedì 1 agosto 2017

Letture di Luglio!



Anche Luglio si è rivelato essere un mese abbastanza prolifico in fatto di letture. Iniziamo!

Il Cardellino, Donna Tartt
★ ★ ★ 
De Il Cardellino ho parlato recentissimamente in un post che potrete trovare qui. Posso solo anticiparvi che è stata una lettura asfissiante e soffocante, per questo capace di graffiare l'anima di chiunque: impossibile restarne indifferenti. Peccato per alcune parti, un po' troppe e un po' troppo lente.

Il sesso inutile, Oriana Fallaci
★ ★ ★ 
Il reportage della Fallaci nasce da una proposta che le viene fatta da parte de l'Europeo, ossia partire per investigare sulla figura della donna. Il viaggio si incentra in particolare sui mondi orientali , per poi toccare anche l'America e infine tornare in Italia. Non si discute sul fatto che leggendo la Fallaci si abbia come l'impressione di scorrere tra le righe di un documentario su carta, il tutto accompagnato da una scrittura potente, limpida, diretta e priva di fronzoli. Il problema che ho riscontrato io è la pesantezza di alcune pagine, che comunque non tolgono nulla al romanzo: Il sesso inutile resta sempre una produzione letteraria di alto livello.

L'umiliazione, Philip Roth
★ ★ ★ 
Oh, il mio primo Roth! E' stato un incontro un po' particolare. Mi aspettavo di fare la conoscenza di un autore che sa il fatto suo, e cosi è stato. In questo racconto di circa cento pagine, lo scrittore americano narra la storia di un attore che d'un tratto realizza di non poter più recitare. In balia di questi momenti in cui tutte le sue certezze sembrano vacillare, incontra la figlia di un paio di suoi vecchi amici, con la quale scoppia inevitabilmente una forte passione. Cosa c'è di particolare in tutto questo? Niente, se non fosse per il fatto che tra i nostri amanti risulta esserci una notevole differenza d'età di circa vent'anni (40 lei, 60 lui), e che la donna in questione sia in realtà omosessuale.
Questo racconto risulta un turbinio di emozioni; il tutto,  senza ombra di dubbio, confermato dalla buona scrittura di Roth. Ciò che però non mi ha convito è stato il modo in cui Roth calca la mano su diverse scene, soprattutto di carattere sessuale, e soprattutto su come una volta chiuso il libro si realizzi che la lettura alla fine sia stata piuttosto passiva. In poche parole, con questa intenzione di trasmettere e marcare la prepotente passione tra i due protagonisti, si finisce per assistere ad uno spettacolo che di coinvolgente a livello emozionale ha ben poco.
Ciò che di magistrale resta è comunque il finale, un vero capolavoro alla Shakespeare!

Stella distante,  Roberto Bolaño 
★ ★ ★ 
Una piacevolissima sorpresa. Con una scrittura spigliata, coinvolgente e insaziabile, Bolaño ci racconta in poco più di duecento pagine delle gesta di Carlos Weider, un poeta - pilota cileno che scrive le proprie poesie "tra le nuvole". Ma è solo questo? Oppure dietro questa facciata d'artista si nasconde la storia di un uomo con dei risvolti noir?



lunedì 31 luglio 2017

Il cardellino, Donna Tartt




Titolo: Il cardellino
Autore: Donna Tartt
Casa editrice: Rizzoli



Trama\Recensione
Il cardellino è stata una strana avventura, una sorta di Luna Park per il mio cuore, e non mi succedeva da tanto. Non ricordo quale sia stato l'ultimo libro che mi abbia così segnata... ma andiamo con ordine.

Il cardellino ci accompagna per circa novecento pagina raccontandoci la storia di Theodore Decker e della perdita di sua madre. Inevitabilmente questo cambierà la sua vita, soprattutto considerando il fatto che questa perdita avverrà intorno ai suoi dodici anni, condizionando il resto il resto dei suoi giorni. Più che della sua vita, direi della sua crescita. E' come se a una pianta si affiancasse un sostegno per farla crescere eretta, ma nel caso di Theo, questo sostegno venisse a mancare per essere sostituito con un altro meno stabile, più curvo e perverso. La presenza di Boris, compagno del liceo con il quale inizia a crescere e sperimentare nuovi mondi, influisce in questo senso sull'andamento che prenderà la sua vita: sballata, inerte, passiva. Tutto cambia e dall'esistenza sicura che aveva con la madre a New York, se ne sostituisce un'altra priva di sicurezze e piena di stenti a Los Angeles con il padre e la nuova compagna Xandra.
Qui conoscerà droghe, alcol e solitudine. Saranno loro i soli suoi amici durante gli anni dell'adolescenza, se si esclude la presenza di Boris. Ma un giorno anche il padre viene a mancare e piuttosto che stare con la compagna non proprio stabile dell'unica figura genitoriale che gli era rimasta, preferisce scappare e tornare a New York da Hobie.
Chi è Hobie? Hobie è il fratello di Walty, l'uomo che conobbe il giorno dell'attentato al museo in cui morì sua madre. Walty, dandogli il proprio anello affinché lo riportasse alla propria famiglia, fece così in modo che i due entrassero a conoscenza, e non solo... Walty infatti invitò Theo affinché prendesse Il cardellino e lo custodisse, un piccolo dipinto di inestimabile valore presente al museo. Si, ma perché? Risulterà importante Il cardellino nella vita di Theo?

Posso rispondere solo alla seconda domanda: si.
La vita di Theo ruoterà attorno a quest'opera d'are, e attorno alla sua figura si dipanerà tutta la narrazione. E' Theo a narrare in prima persona ripercorrendo i fatti attraverso la stesura di un racconto che "non leggerà nessuno". Ma alla fine lo abbiamo letto, la Tartt ha vinto il Premio Pulitzer nel 2014, e molti hanno finito per amarlo. Compresa me?

Partiamo col dire una cosa fondamentale: la Tartt con questo romanzo si conferma una della più grandi penne della letteratura mondiale contemporanea, almeno per quanto mi riguarda. La sua scrittura è scorrevole ma non per questo superficiale o vuota: al contrario.
Nelle sue opere è facile imbattersi nell'arte, in ogni sua forma. Precedentemente ho letto Dio di Illusioni (di cui vi lascio il link qui nel caso ne voleste sapere di più) e anche lì si respira arte, in quel caso nella sua forma letteraria di impronta classica, dal momento che seguiamo la storia di un gruppo di ragazzi e di un professore che insegna queste materie in un college del Vermont. Ne Il cardellino è invece arte nel senso più comune del termine: quadri, pittori, scultori, tutto ruota intorno a questo mondo incantato. E non potrei descrivere in nessun altro modo la Tartt se non come una scrittrice che incanta. Le sue parole diventano arte, impersonando l'oggetto dei suoi racconti. Leggere un suo romanzo è come perdersi in un quadro del Louvre, e non si può fare altro che esserne soggiogati e ammirare l'opera. 

Se per Dio di Illusioni questa formula aveva ottenuto senz'altro un risultato positivo, non posso dire la stessa cosa de Il cardellino.
Mi spiego.
Il Cardellino mi ha turbata, esasperata, fatto conoscere il buio e poche volte la luce. Mi ha portato giù, giù, e ancora giù. Ho visto la solitudine, sentito la solitudine. Restare insieme a Theo non è stato semplicemente stargli affianco ma provare ciò che provava lui, e se per il primo romanzo della Tartt questo ha funzionato in positivo, adesso così non è stato. Con Dio di Illusioni è stato tutto un sogno surreale, una dipendenza letteraria che è iniziata e finita nel momento in cui è terminato il romanzo.
Il cardellino è stato l'esatto opposto. E' stata una lettura che mi ha accompagnata per settimane, sembrando interminabile così come la sofferenza di Theo che gravava sulle mie spalle. E quando ho terminato il romanzo ho pensato:" Si, è finita." Ma no, non è così. Perché penso ancora a Theo e a che piega abbia preso la sua vita, penso a come sarebbe stato se non avesse conosciuto l'abisso e la dipendenza della droga. Penso alla vita che aveva davanti e come Boris abbia cambiato le carte nel tavolo della sua esistenza. Penso a come a Theo tutto questo è stato bene, questa passività e questa vita in cui pensava di non meritare amore che non fosse legato al dolore, come una sorta di punizione che lui stesso si auto affliggeva, chissà, forse perché per tutta la sua vita ha pensato di essere colpevole per la morte della madre? Oppure chissà, ricordo di quando disse a Boris che prima di conoscerlo era un ragazzo solo e molto attaccato ai videogiochi. Quindi che avrebbe fatto questa fine lo stesso? Oppure sarebbe appartenuto a un destino peggiore , a una passività peggiore che non avrebbe previsto un punto di svolta? Perché qui c'è la svolta, si. C'è una svolta alla fine per Theo. Ma si tratta comunque di un cambiamento che sa sempre di tristezza, malinconia, come a dire "Ho toccato il fondo, devo cambiare" , ma chissà perché sento ancora la tua malinconia dentro la mia anima, Theo?
Ecco sicuramente la storia è stata straziante, in molte parti ferma e fin troppo statica. Ma se c'è una cosa che posso dire di questo romanzo, è che finalmente ho trovato un protagonista di cui mi sono realmente affezionata. Theodore Decker sarà la mia risposta alla domanda "Crush letteraria?". Ovviamente non intendo crush nel senso di innamoramento , ma nel senso di sentirlo vicino alla mia persona. Theodore è l'uomo a cui in questo momento chiamerei per chiedere:" Hey. Ho finito il libro. Ma alla fine dove sei? Cosa fai? Che ne è stato di te? Come stai?".
Il Cardellino, al contrario di Dio di Illusioni, è a lento rilascio. E' come se durante la lettura non ti accorgessi di ciò che sta succedendo,e poi boom! Il seme  piantato dalla Tartt cresce di colpo dopo aver chiuso l'ultima pagina. E' come se fossimo stati un terreno che lei ha curato per settimane con le sue novecento pagine, e poi ci lascia con questa malinconia, con questo turbamento, perché ci accompagnino ancora e ancora attraverso il ricordo di Theodore. Perché è Theodore qui, che graffia la nostra anima per restarci.

La storia, come dicevo, in molte parti purtroppo l'ho trovata ferma. Mentre in Dio di Illusioni qualsiasi parola mi sembrava lì per un motivo e il romanzo non sarebbe stato lo stesso senza di essa, per Il cardellino non dico di aver pensato a una mole diversa, ma per lo meno a un'evoluzione diversa della narrazione in più punti. Certo, c'è anche da dire che la Tartt rende l'immobilità della vita di Theo a Los Angeles e i suoi pomeriggi tra droga e alcol perfettamente a parole, e sicuramente la staticità della scrittura ha avuto questo scopo. Ma a me in alcune parti ha disturbata (penso l'argomento mi disturberebbe da chiunque venisse trattato, figuriamoci qui considerando il tempo che ha speso per soffermarcisi con questa forza scritturale) e in altre annoiata. Poi, il finale mi ha lasciata piuttosto insoddisfatta (come dicevo avrei voluto chiamare Theo per avere sua notizie) , insieme anche alla descrizione del "colpo " che viene fatto ad Amsterdam nelle ultime pagine, che mi ha parecchio confusa.

Voto
★ ★ 

giovedì 6 luglio 2017

Letture di Giugno!









E si. A Giugno ho letto molto. Non capita spesso, ma quando capita e non ci sono state singole recensioni, bisogna armarsi di tanta pazienza e fare un bel post con tutte le letture del mese.
Iniziamo?

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, R.L. Stevenson
★ 
Su questo piccolo racconto, uno dei più famosi (se non IL più famoso di Stevenson) si basa l'idea di un grande personaggio pop-cult, quello del dottor Jekyll (o mister Hyde?) . La storia è uno strumento potente per denunciare la doppia natura dell'uomo con degli elementi gotici-fantastici che sarebbero dovuti piacermi, ma in realtà non è stato così. Nonostante siano state meno di cento pagine, ho trovato la narrazione lenta e non ingranate, finendo inevitabilmente per annoiarmi. Stevenson ha uno stile piuttosto frammentario che in questo racconto ha dimostrato non essere nelle mie corde, per il momento.


Cosa resta di noi, Giampaolo Simi
★ 
Cosa resta di noi è un romanzo che avrei voluto leggere già da anni, dal momento della sua uscita nel lontano 2015. Dalle tinte nere, alla fine si è rivelata essere una profonda delusione. Vi lascio qui il link dove ho approfondito meglio il discorso in un altro post del blog.

La migliore amica, Claire Douglas
★ ★ ★ 
La migliore amica è invece un'uscita recentissima. E' un romanzo che passa dal giallo, al thriller psicologico al lieto fine delle ultime pagine (che comunque, qualche porta aperta al mistero la lascia sempre).
Si è rivelata essere una lettura scorrevolissima (divorato in pochissimi giorni con una mole poco inferiore alle quattrocento pagine) e sufficiente, che non manca di trattare argomenti di una certa importanza (adolescenza, stupro, vendetta, fiducia) .

Colorado Kid, Stephen King
★ ★ ★ 
Di questo romanzo breve del re dell'horror, ne avevo sempre sentito parlare ma con non molto entusiasmo. A me aveva incuriosito sin da subito e, nonostante le svariate critiche, non mi sono potuta esimere dal compralo e leggerlo nell'immediato. Lo ammetto, in genere le critiche che sento su di un romanzo mi portano a guardarlo con un occhio di critica maggiore, ma stavolta così non è stato. C'è da dire che qui , tra queste pagine, non troviamo il solito King. Questo romanzo è stata una prova diversa con la quale si è voluto cimentare e, nonostante ci abbia messo un po' a capirne il senso, quando si chiude l'ultimo capitolo si è totalmente soddisfatti. Si rivela un romanzo d'intrattenimento ma riflessivo, che ci porta oltre quello che leggiamo fra le righe. Consigliatissimo!
Da questo libro è stata tratta anche una serie TV dal titolo Haven.

Dieci piccoli indiani, Agatha Christie
★ ★ ★ ★ ★ 
Un gruppo di persone chiamate e poi bloccate su un'isola...and then there were none. Con questo espediente la Christie inventa l'enigma nella camera chiusa nel genere giallo , realizzando un esempio che ha portato questo romanzo ad essere il più venduto del genere vantando un totale di più di centodieci milioni di copie a livello mondiale. Devo aggiungere altro?
Da questo libro è stata tratta anche una serie TV dall'omonimo titolo prodotta dalla BBC.

domenica 18 giugno 2017

La migliore amica, Claire Douglas


Titolo: La migliore amica
Autore: Claire Douglas
Casa Editrice: Casa Editrice Nord

Trama
Ogni cosa le ricordava la sua migliore amica. E il segreto che condividevano. Subito dopo la misteriosa scomparsa di Sophie, Francesca aveva capito di non poter più restare a Oldcliffe, la cittadina di mare dov’era nata e cresciuta, e si era trasferita a Londra per cominciare una nuova vita. Ma non è mai riuscita a dimenticare. Così, quando il fratello di Sophie la contatta per informarla che sono stati rinvenuti dei resti umani vicino al vecchio molo, proprio nel luogo in cui la ragazza era stata vista per l'ultima volta, Francesca vorrebbe solo nascondersi, essere lasciata in pace. Poi però cede alle insistenze dell’uomo, che chiede il suo aiuto per ricostruire cosa è veramente accaduto a Sophie quella sera di vent’anni prima. Non appena ritorna a Oldcliffe, tuttavia, Francesca ha l'impressione di essere costantemente seguita, forse spiata. E il sospetto diventa certezza nel momento in cui inizia a ricevere inquietanti messaggi anonimi e telefonate mute. Come se qualcuno sapesse tutto di lei e volesse impedirle di scoprire la verità. Una verità che le costerebbe molto caro. Perché potrebbe portare alla luce anche il segreto che Francesca e Sophie avevano giurato di custodire a ogni costo…

Voto
★ ★ 

Recensione
La migliore amica è un romanzo sorprendente.

Come ho già spiegato in una piccola chiacchera fatta su Instagram (trovate il link al mio profilo nella home page del blog) , si tratta fondamentalmente di un thriller che, però, imbocca diverse strade attraversando più generi. 
Si parte, infatti, con la chiamata di Daniel a Francesca dove le chiede di tornare a Oldcliffe per indagare sulla morte (ora accertata dopo il ritrovamento di un piede) rispettivamente della sorella e della migliore amica Sophie, per scoprire finalmente, dopo vent'anni ,chi l'abbia uccisa. 
Si apre, dunque, la narrazione a quello che potrebbe apparire come un giallo, cosa che in realtà è...insieme a un thriller\thriller psicologico\romanzo di formazione. 
La migliore amica si apre davvero a più generi per i temi trattati e per come la narrazione viene affrontata. Questo arricchisce si il romanzo, ma non sarà forse il tentativo di tenere il piede in...quattro scarpe?

I protagonisti principali sono due: Sophie e Francesca. A capitoli alternati, viviamo la storia della loro amicizia attraverso dei flashbacks e dei flashforwards , insieme ai personaggi che hanno popolato le loro vite. Le vediamo crescere: vediamo cosa sono state e cosa sono diventate. 

A mio parere, la migliore amica si rivela una lettura sufficiente. Sicuramente l'intenzione di mischiare vari generi ha portato un po' di confusione nel lettore e diverse incongruenze a livello di trama, ma d'altra parte ha aiutato a creare l'atmosfera che un thriller deve avere. 
Se c'è una cosa positiva è che non si riesce a staccare gli occhi dal libro. Vuoi capire dove la Douglas vada a parare, perché ad un certo punto realizzi che questo non è mica il classico thriller che ti aspetti. 
Infatti, vedendo le premesse date dalle prima pagine, ho subito pensato:" Ok, so dove va a parare". 
Non mi importava molto alla fine perché ho acquistato il libro senza troppe pretese (cosa che bisogna sempre fare quando si acquistano thriller della categoria nuove uscite d'estate!) .
Eppure, arrivando a circa metà della storia, tutto diventa come le scale di Hogwarts : cambiano sempre. Credi di aver capito ma così non è, perché si aggiunge quell'altro elemento alla storia che non avevi proprio considerato, e così via fino alla fine!



Si, più o meno è questa l'espressione che si ha alla rivelazione finale. 
Ci arrivi a capirlo dopo un paio di giorni, ma alla fine comprendi come i personaggi siano stati bravi a raccontarti una storia che così proprio non è. 
Certo, il finale scade un po' nel thriller psicologico che a me non piace - come direbbero a Roma manco 'pe niente - però dai, in questo caso ci sta. Si ha anche un lieto fine "rosa" ,che ho trovato estremamente necessario per i miei nervi affinché non crollassero definitivamente dopo ore di tensione, ma che può piacere o non piacere agli amanti del puro thriller adrenalinico (a me si è piaciuto) . 

Come sapete non sono una compratrice compulsiva di nuove uscite, però questa mi ha attirato sin dal momento della sua pubblicazione (mi ricordava Twin Peaks e non ho saputo resistere) e mi sento di consigliarla come una lettura estiva "diversa", sopratutto per chi come me non è un assiduo lettore di thriller\thriller psicologici. Per chi lo fosse, ho qualche riserva a consigliarlo perché potrebbe rivelarsi un finale facilmente intuibile a voi amanti del genere. Ma se la trama vi attira, perché no, provateci. Come dicevo, la particolarità o la sorpresa di questo romanzo è quello di indagare anche aspetti che fuoriescono dalla trama di tensione, per approfondire meglio le esperienze dei personaggi. Si passa dall'analizzare l'invidia, la gelosia che due adolescenti nascondono l'una nei confronti dell'altra sotto una maschera d'amicizia, fino a temi più profondi come la violenza sessuale , che a me personalmente ha toccato moltissimo. 

Quindi un thriller bello zeppo di contenuti aperto ad un pubblico altrettanto variegato. Promosso!



domenica 11 giugno 2017

Cosa resta di noi, Giampaolo Simi



Titolo: Cosa resta di noi
Autore: Giampaolo Simi
Casa editrice: Sellerio Editore Palermo

Trama


Guia è una ragazza nata per essere felice, di antica famiglia, scrittrice indirizzata al successo, sposata con un uomo che ama ed è pazzo di lei. Ma è in questa unione di felici che si infiltra il «lutto al contrario» del figlio mancato, come una crepa che si allarga e non si può fermare. Edo, il marito, il Narratore, segue le scene da questo matrimonio che si sta suicidando, nel letargo dorato degli inverni in Versilia, mentre Guia riversa in un prossimo romanzo tutta la sua disperazione e scrive di un tempo diverso da quello che stanno vivendo. Intorno le quiete banalità di coloro che «hanno tempo, soldi ed energie in surplus». Ma ad un tratto lo scenario cambia. Nella vita di Edo appare un’altra donna che però, pochi giorni dopo, svanisce nel nulla inspiegabilmente. La sua scomparsa diventa il caso del momento, segna l’irrompere di una realtà cieca e distruttiva nella crisi che Edo e Guia stanno cercando di affrontare. La lucida follia del circo mediatico divora torbidi risvolti in nome del conformismo e del pettegolezzo più morboso. Finché cosa resta di loro è soltanto l’assenza.
Giampaolo Simi, con la sua prosa capace di svariare dall’ironia alla tensione, riesce a raccontare di una specie di contagio che parte da una mancanza intima, fisica e spirituale, che si espande e diventa una trappola da cui nessuno riesce più a fuggire.

Recensione\Voto 

★ ★ 


(spoiler alert)

Due stelline. A vedersi sembra brutto, ho desiderato leggere questo libro sin dal momento in cui è uscito. Però è così, a ben pensarci.
Perché due stelline?
Perché ho detestato Guia. Lei incarna tutto ciò che trovo insopportabile, il tipico essere umano egocentrico che si trova su questa terra affinché attraverso gli altri trovi la propria strada. Dispettosa, viziata, disposta a passare sopra tutto e sopra tutti pur di arrivare a raggiungere i propri scopi. E questo di per sè andrebbe pure bene. Voglio dire, no. Ovviamente non va bene, però ci sono persone che nonostante siano pessime, ne siano consapevoli e si presentino agli altri come tali.
"Si, sono una cattiva persona. E allora?"
Guia no.
Guia è una presenza ingombrante e fastidiosa che neanche le zanzare in Zimbabwe . Ma come se non bastasse, non solo sembra non esserne consapevole (non  vuole esserne consapevole intenzionalmente) , per di più gioca a fare la vittima della situazione sfruttando chi le capita a tiro , facendo passare gli altri per ciò che lei è in realtà: un'opportunista senza il senso della realtà che va controcorrente solo per provare a sè stessa di avere una personalità che in molti casi dimostra di non avere. E senza una morale, aggiungerei.

Questa è solo l'analisi di un personaggio secondario, perché in realtà il vero protagonista e la prospettiva da cui viene narrata la storia è Edo, marito di Guia. In verità sono ai ferri corti, e lo si percepisce praticamente da subito. Provano ad avere un figlio che non viene perché "singolarmente non sarebbero poi così sterili ma insieme lo sono". Fanno del sesso meccanico, privo di amore, che manca alla fine anche al fuori dell'atto pratico. 

Voi potreste pensare:" Si, tutto molto bello, ma dov'è il giallo?"
Il giallo in realtà parte dalla seconda metà del romanzo, perché la prima è solo e interamente la storia di Edo e Guia, tra presente e flashbacks. 

"Si, ma com'è questo giallo?" , mi direte.
Questo giallo è un giallo che non c'è. Davvero una cosa molto divertente da spiegare e al contempo molto spiacevole. 
Spiacevole perché Edo fa del sesso occasionale con Anna, una signora sulla quarantina che lavora nello stabilimento dove lui svolge la propria professione di bagnino dal momento in cui ha conosciuto Guia (lo stabilimento è dei suoi) sulla scia della crisi con la consorte. Anna viene uccisa dell'ex, uno stalker con cui ha a che fare dal momento in cui lo ha mollato, ma a saperlo è solo Edo, che ci arriva a rigor di logica come ci arriviamo noi sin da subito (quindi no, niente giallo).

La cosa davvero divertente (ovviamente lo intendo in maniera sarcastica) è che Edo sa tutto questo, ma non dice nulla per non compromettere la situazione con sua moglie, già ai ferri corti. Quando sua moglie, per una serie di circostante paradossali, si avvicina a questo assassino, un certo Giangi, avendoci pure una storia (quindi, Edo, sei anche bello che tradito) , anche qui non fa nulla. Si infervora soltanto quando Giangi viene a prendere gli scatoloni della moglie che va via di casa dopo che crede, per una serie di coincidenze, il marito un assassino invece che Giangi, primo sospettato della Polizia che solo lei difende perché "basta con lo stereotipo che l'ex debba essere per forza un criminale". 
Questo è il motivo che fa scattare la molla di Edo.
Non il fatto che sapesse che un assassino è a piede libero.
Non il fatto che sapesse che Giangi si stesse avvicinando a sua moglie.
Ma il fatto che Giangi venisse a prendere gli scatoloni di Guia. 
Esilarante. 

Si, Edo scatta. Promette vendetta per Anna.
Ci aspettiamo una gran cosa, noi lettori. 
...
No. 

La vendetta che avrà Edo sarà quella di rovinare la reputazione di Giangi come cabarettista scagionandolo definitamente dall'assassinio di Anna . Come? Pubblicando su un giornale di gossip una lettera (in realtà indirizzata ad Edo e scritta da Anna quando era viva)  che fa passare Giangi come uno che avesse sempre saputo che in verità Anna è viva e sta bene ma avesse voluto approfittare della situazione per tornare alla ribalta come comico. 

Scagionare un assassino per avere vendetta...mi è nuova.
Fatto sta che comunque Guia e Giangi ne escono da vincenti nel tempo grazie a un'incidente avuto da Giangi, e a Guia che per la prima volta nella sua vita si occupa di qualcuno risultando come l'eroina del secolo. Scrive anche un libro a lui dedicato vendendo più di quaranta mila copie in pochissimo tempo, realizzando finalmente il suo sogno. 

Edo invece trova un altro lavoro e continuerà a vivere una vita da passivo e sottomesso, come ha sempre fatto, solo alle dipendenze di qualcun altro, questa volta.

Perché non mi è piaciuto questo libro?
Molto semplice.
  • Non è un giallo così come si presenta;
  • L'omicidio di Anna è fatto passare così sottobanco e trattato in una maniera così squallida da risultare disgustoso;
  • Scrittura rasoterra (giustamente deve rispecchiare i due neuroni di Edo);
  • Cosa più importante, per tutto il libro si evince l'opinione che Edo ha sempre avuto di Anna (o forse più in generale delle donne?) talmente bassa da non balenargli minimamente l'idea che questa donna meritasse non dico giustizia (abbiamo visto cosa Edo intenda per giustizia) ma per lo meno rispetto. Anna è un fantasma, un personaggio scomodo, un pretesto in realtà per continuare a parlare in modo diverso sempre di Edo e Guia
  • Un romanzo rosa\drammatico camuffato da giallo, per di più con dei messaggi poco raccomandabili.

Per me è un grande no.